Assassin’s Creed Mirage

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Assassin’s Creed Mirage

In quasi vent’anni di longevità e di numerosi capitoli lanciati sul mercato, Ubisoft dovrebbe aver imparato qualcosa dalla sua esperienza. Lo ha fatto davvero? “Agiamo nell’ombra per servire la luce” è stato il claim che per parecchio tempo ha accompagnato il suo franchise di punta, e che ora torna con un tredicesimo capitolo, rivoluzionato nella formula e seguendo i nuovi passi che hanno determinato soprattutto l’ultima trilogia, con l’aggiunta di meccaniche RPG interessanti. Fino a oggi, quando Assassin’s Creed Mirage fa capolino su console next-gen (e non solo), e i nostalgici sembrano proprio averla avuta vinta con il ritorno alle origini tanto chiesto e ambito.

E questo balzo nel passato avverrà nei panni di Basim Ibn Ishaq sullo sfondo dei dintorni di Baghdad del IX secolo, l’occasione perfetta per regalarci un tributo ai capitoli classici della saga. Del tutto apprezzato? Scopriamolo insieme nella nostra recensione di Assassin’s Creed Mirage, testato su PlayStation 5, e di cui ci apprestiamo a raccontarvi tutto quello che riguarda quest’ultimo capitolo della saga degli Assassini.

Assassin’s Creed Mirage, ritorno al passato

Non è la prima volta che parliamo del franchise targato Ubisoft, come era infatti accaduto in precedenza per il capitolo norreno Valhalla (di cui potete recuperare qui la nostra recensione del gioco completo, ma anche delle sue espansioni L’Ira dei Druidi e Dawn of Ragnarök) e di quello ancor prima, Odissey. Torniamo ora in territori esotici, come lo era Baghdad oltre mille anni fa, in compagnia di un ladruncolo che si fa subito conoscere ai giocatori. Come anticipato, parliamo di Basim, ladro tormentato da un mostro durante il sonno. Questo però, almeno finora, non gli ha impedito di continuare le sue scorribande e ruberie con la sua amica di sempre, Nehal, per le strade di Anbar, il paesino in provincia di Baghdad da cui comincia la storia di Assassin’s Creed Mirage. I due si occupano anche di prendersi cura di giovani furfantelli, fino a quando si vedono commissionati degli incarichi da parte degli Occulti, un misterioso gruppo che lotta per la libertà, la cui organizzatrice, Roshan, cattura l’attenzione di Basim, che come tutti i protagonisti dei vari Assassin’s Creed è desideroso di entrare in una confraternita. In questo caso, appunto, gli Occulti.

A seguito di alcune tristi vicende legate al ladro, e anni di addestramento, egli riesce a entrare nella confraternita ed è chiamato a indagare sull’Ordine degli Antichi, persone estremamente influenti e nascoste da una maschera sul volto, alla ricerca di un potere infinito e, di conseguenza, di misteriosi manufatti dai poteri straordinari. Una trama dunque nel complesso buona, ma di sicuro non originale o distante dagli scorsi AC, considerando anche che questa IP era nata inizialmente come DLC di Valhalla, per poi dare ulteriore spazio alle vicende di Basim. Rimane però il fatto che questo capitolo sia di proporzioni ridotte, rispetto a quelle decisamente ingombranti di Odyssey e Valhalla stesso ad esempio, risultando più breve e da completarsi tra le quindici e venti ore. Il risultato? Un omaggio agli episodi classici della serie, con riferimento soprattutto ai primissimi Assassin’s Creed, e non solo a livello narrativo, purtroppo.

La perfezione è un…miraggio

Le difficoltà tecniche di Assassin’s Creed Mirage si vedono fin dai primi istanti, con transizioni grafiche che lasciano spesso un alone di strutture fantasma tra un movimento e l’altro del nostro protagonista, così come l’intero comparto grafico ha rivelato degli evidenti dettagli anacronistici nella realizzazione estetica dei personaggi o nei loro movimenti, a volte abbastanza meccanici e non verosimili in fase di dialogo, ad esempio. Non il massimo delle performance, per essere un titolo appena lanciato sul mercato e concepito anche per console next-gen. Manca ancora quel quid in più sulla regia, che non riesce a conferire spessore e significato a determinate sequenze, così come anche il doppiaggio in italiano non raggiunge livelli ottimali, anche se pur sempre buoni.

Che dire poi di quanto ci aspetta in termini di gameplay? Un inizio sicuramente in sordina, lento e ripetitivo nelle prime missioni assegnateci, che cerca di alzare l’asticella in seguito, ma senza ritmi particolarmente frenetici e a volte una inspiegabile difficoltà nel superamento di determinati scontri con i nemici (a tal proposito, anche qui troviamo la classica distinzione in tre livelli di difficoltà nel menu iniziale). Come sfuggire dunque a guardie e nemici di varia natura? Torna l’immancabile occhio di falco e il parkour, il quale si accompagna ad alcuni elementi nuovi e interessanti, come le aste che si piegano sotto il nostro peso. Non mancano nemmeno i giro in barca negli ampi canali che circondano la zona centrale, permettendoci di vedere più da vicino gli scenari spettacolari, senza dubbio l’aspetto più riuscito della produzione. Le ricostruzioni del IX secolo sono state realizzate con una certa cura nel dettaglio, restituendoci ambientazioni suggestive in diurna e in notturna.

Dal role playing allo stealth

Dicevamo poc’anzi che per Assassin’s Creed Mirage è stata compiuta la missione della resa di omaggio ai capitoli classici della serie, con conseguenti risultati negativi e positivi. In questa ottica, sono state anche eliminate le recenti meccaniche RPG incluse nell’ultima trilogia, in grado per certi aspetti di dare anche spessore sia ai combattimenti, sia all’interazione con i personaggi, per tornare così all’action delle origini. Un passo indietro compensato dal focus sulla modalità stealth, cercando di restituire anche un bilanciamento della difficoltà, almeno sulla carta, tale da consentire una ritirata immediata negli scontri con gruppi di nemici, quando si viene scoperti, oltre a un sistema di potenziamento in grado buono e graduale.

Come dicevamo, sulla carta. Buoni propositi che propongono sì tanto stealth in Mirage, per quanto, come del resto dimostra l’intera serie, si basi su meccanismi ampiamente triti e ritriti nel franchise, ma c’è anche un altro punto. Le novità introdotte, come l’abilità Prontezza dell’Assassino, finiscono ben presto per squilibrare quanto offerto dal gameplay, con un bilanciamento poco pratico e facile da digerire. Basim infatti può così sfruttare un glitch dell’Animus per distorcere la propria posizione nello spazio e nel tempo, eliminando fino a cinque nemici contrassegnati, ma la mossa non funziona da una certa distanza, per quanto la si possa sfruttare anche per raggiungere luoghi che avrebbero richiesto parecchio studio e tattica ulteriore. E per quanto ampio sia l’arsenale di armi e munizioni a disposizione del nostro Assassino, questa ampia scelta si traduce in realtà in una graduale diminuzione della difficoltà, dove i combattimenti corpo a corpo, che sembravano offrire un tasso più elevato di sfida, si rivelano comunque poco solidi e duraturi.

In conclusione

I presupposti per uno stealth consistente c’erano anche, ma qualcosa è andato storto. Di nuovo. Assassin’s Creed Mirage vede di nuovo la perfezione come un vero miraggio, per via di diversi elementi inseriti quasi casualmente, senza crederci fino in fondo. Se è interessante l’integrazione della componente educativa Discovery direttamente nel gameplay, per raccogliere frammenti che andranno a sbloccare informazioni storiche sui luoghi presentati, Sono gli elementi della struttura di gioco a vacillare.  Un po’ come le aste sotto il peso di Basim. Manca la cura nella tecnica del movimento dei personaggi e nell’eliminazione di alcuni fastidiosi problemi visivi nel caricamento delle transizioni nelle sequenze animate, e non solo. Qualche sbavatura nel doppiaggio e quell’appiattimento del genere stealth che dà poco sapore al gameplay nel suo complesso. Dopo sedici anni, insomma, l’enorme potenziale narrativo di Assassin’s Creed resta ancora per larga parte inespresso.

Ci piace

  • Contesto storico interessante...
  • Modalità Discovery nel gameplay
  • Nuova modalità Stealth...

Non ci piace

  • ...ma già vissuto nel franchise
  • Qualità tecnica e grafica imperfette
  • ...ma poco approfondita
4,5

Scritto da : Blondienerdie

Pad alla mano da 6 anni, ancora mi chiedo se Squall sia vivo o morto, ma comunque nella playlist Spotify trovi la colonna sonora di FF VIII e FF VII accanto a metal, Two Steps from Hell, Hans Zimmer e i Coldplay. Sed non satiata.

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