Days Gone giocato a Los Angeles

Days Gone è un titolo che non ci aspettavamo di poter provare. Ma a volte i miracoli accadono e passeggiando per lo stand di PlayStation Europa ci siamo imbattuti nel senior staff animator di Bend Studio Emmanuel Roth, il quale ci ha gentilmente invitato a provare la demo in due livelli del gioco.

In Days Gone impersoniamo Deacon St. John, un biker che sopravvive come può in un mondo popolato da creature infette e fameliche. Ambientato in Oregon, lo stesso stato in cui si trova Bend Studio, il gioco cerca di discostarsi dal solito titolo a tema zombie. Principalmente perché gli infetti di Days Gone non sono non morti, sono creature vive e vegete, affamate e scaltre che si muovono in branchi. Sono addirittura cannibali, nel senso che si cibano anche di una mutazione più piccola degli infetti quando non riescono a trovare carne umana.

Nel nostro fin troppo breve tempo col gioco abbiamo iniziato praticamente dall’inizio. La moto di Deacon si guasta e per trovare un pezzo di ricambio dobbiamo infiltrarci in una stazione di benzina abbandonata alla ricerca di quello che ci serve. Tra noi e il garage ci sono alcuni piccoli edifici abbandonati, alcuni che ospitano veri e propri nidi delle creature. Data la sua natura di sandbox, abbiamo la scelta su come affrontare la missione: possiamo passare il più inosservati possibili, possiamo eliminare chiunque oppure scegliere un misto delle due cose. Abbiamo deciso di eliminare solo gli infetti più pericolosi, usando una mazza da baseball che comunque ha dimostrato ben presto di essere deperibile. Gli oggetti in Days Gone non sono indistruttibili e vanno riparati di quando in quando con quanto troviamo nel mondo di gioco. Esiste anche un sistema di crafting in tempo reale, un’idea già vista in molti altri titoli ma pur sempre estremamente valida. Raccogliendo per esempio una bottiglia, del gasolio e degli stracci possiamo creare in pochi istanti una molotov, oppure possiamo parte di questi ingredienti con altri per craftare dei medikit. Purtroppo, c’è stato poco tempo per provare a fondo il sistema di crafting ma ci è parso ben congegnato nella sua immediatezza e semplicità. Niente menu complicati ma una semplice ruota e la pressione del tasto R1 per creare cosa vogliamo.

La nostra incursione comunque continua, evitando le sacche di Frakers (questo il nome dato agli “zombie” nel gioco) il più possibile. Finalmente arriviamo alla stazione di benzina, in realtà davvero poco distante dal punto di inizio della demo. Ci accorgiamo però che la porta è chiusa dall’interno. L’unica soluzione è trovare un’altra via: saliamo sul tetto e, dopo aver eliminato qualche Netw (i piccoli Freaker) a suon di shotgun, possiamo finalmente entrare nell’edificio abbandonato. Una breve azione di pulizia e entriamo in possesso del pezzo mancante. A questo punto siamo interrotti da una cinematica che chiude la prima parte della demo: Manny, l’amico di Deacon, viene catturato da un gruppo di fanatici autolesionisti che iniziano a bruciargli il braccio con una fiamma a gas! Riusciamo a salvarlo nonostante le orrende bruciature.

La demo si interrompe e passiamo alla seconda fase. Ambientata oltre la metà del gioco, vede Deacon alle prese con lo swarm: una zona in cui una gran moltitudine di Freaker si è radunata. La nostra missione è sfoltire il branco il più possibile, facendo scendere un indicatore a schermo. Abbiamo diversi modi per farlo, come ad esempio lanciare diverse molotov e granate nel gruppo, attirare gli infetti verso zone pericolose (ad esempio, facendo rotolare giù dalla collina una pila di alberi tagliati) oppure sparando a casaccio sul mucchio. Nelle presentazioni passate del gioco abbiamo avuto l’impressione che gli swarm di Days Gone fossero semplicemente imbattibili ed infiniti per quanto riguarda il numero di nemici. Abbiamo chiesto a Emmanuel il quale ci ha assicurato che ogni zona infestata da Freakers può essere bonificata e ogni membro dello swarm può esser ucciso, liquidando ogni singolo nemico. Ovviamente non si tratta di un’operazione molto facile e abbiamo in effetti avuto qualche problema nel gestire lo swarm, che non era nemmeno particolarmente vasto. Se la prima parte della demo ci è sembrata piuttosto facile, più avanti nel gioco le cose si faranno decisamente meno evidenti. Days Gone prevede comunque un sistema di migliore per Deacon di cui non sappiamo ancora molto oltre che un sistema di upgrade e riparazione per le armi. Per fare un esempio, abbiamo modificato una mazza da baseball con dei grossi chiodi di ferro arrugginiti per infliggere ancora più danni in corpo a corpo. L’ampiezza delle modifiche non ci è stata rivelata ma pare che ci saranno parecchie possibilità.

Per finire Emmanuel si congeda spiegandoci di come Days Gone voglia essere un titolo d’avventura e sopravvivenza open world con una forte componente narrativa. La loro speranza è che si riveli essere più del solito gioco a tema “zombie”. Per quanto abbiamo visto noi, ci sono ottime premesse. Una veste grafica più che buona, meccaniche di gameplay ben studiate e idee interessanti. Ora non ci resta da vedere se su queste basi Bend Studio abbia creato anche un gioco altrettanto solido.

 

Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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