Halo: Campaign Evolved

Halo: Campaign Evolved

5.25

✓ Cosa ci piace

  • 🟢 Co-op subito disponibile
  • 🟢 Feeling originale
  • 🟢 Grande passo avanti grafico

✕ Cosa non ci piace

  • 🔴 Prequel poco incisivo
  • 🔴 Wayfinding fin troppo invasivo
  • 🔴 Assenza del multiplayer PvP

Tornare a calcare il suolo di Alpha Halo nel 2026 è una di quelle esperienze che mettono una strana forma di vertigine nerd, quasi paragonabile a quando abbiamo provato il primo visore VR o quando abbiamo visto per la prima volta un pannello QD-OLED.

Halo: Combat Evolved, nel lontano 2001, non ha semplicemente lanciato la prima Xbox facendoci lavorare come pazzi tutta l’estate per poterla comprare (con quel controller Duke grosso come un mattone e le mani che chiedevano pietà dopo mezz’ora), ha letteralmente riscritto il codice genetico degli sparatutto su console. Da allora, tra una Anniversary Edition e la Master Chief Collection, il Capo ne ha macinata di strada. Ma oggi Microsoft e i ragazzi di Halo Studios (il nuovo nome degli storici 343 Industries) provano il colpo grosso con Halo: Campaign Evolved.

Niente multiplayer competitivo questa volta, il che farà storcere il naso ai nostalgici delle serate LAN a suon di mazzate su Blood Gulch, ma la sola campagna originale completamente ricostruita da zero in Unreal Engine 5 e venduta a circa 50 CHF (con tanto di debutto storico anche su console PlayStation 5, un evento che fa quasi girare la testa a chi è cresciuto nella console war degli anni 2000). Una scommessa azzardata, perché andare a ritoccare un monumento sacro del gaming significa rischiare di farsi male o di finire sommersi dal peso della propria stessa eredità.

Sull’anello, di nuovo e per la prima volta

La narrazione riprende esattamente le basi storiche che tutti ricordiamo a memoria (con Master Chief che si risveglia dal crio-sonno mentre la Pillar of Autumn viene abbattuta e la conseguente fuga rocambolesca verso l’anello alieno), ma lo fa arricchendosi di sequenze d’intermezzo tutte nuove, estremamente cinematografiche e dettagliate. Il rapporto tra il Capo e Cortana funziona a meraviglia, con l’ironia dell’IA che fa da perfetto contraltare allo stoicismo del nostro spartan preferito. Il doppiaggio italiano si attesta su una buona qualità complessiva e fa davvero piacere sentire che si è scelto di mantenere l’iconico nome “Capo” come nel titolo del 2001, anche se ad un orecchio attento non sfuggirà una certa discontinuità, con la sensazione netta che alcune voci storiche (tra cui proprio quella di Master Chief) siano state ridoppiate ex novo mentre altri campioni sembrano pescati direttamente dal file audio originale.

A completare il quadro narrativo troviamo anche il pacchetto “Meteorite”, tre missioni prequel inedite ambientate un anno prima degli eventi del gioco che vedono il Capo far squadra con il sergente Avery Johnson per infiltrare una nave Covenant. Niente di imprescindibile, con un ritmo leggermente sottotono e corridoi fin troppo simili tra loro rispetto all’avventura principale, ma comunque una manciata d’ore extra di lore sempre benvenuta per i fan più sfegatati.

Il gioco, come lo ricordavamo

Pad alla mano, il lavoro di conversione delle sensazioni originali sul motore Unreal Engine 5 è molto soddisfacente. Il feeling di gioco è fondamentalmente lo stesso di un tempo (i salti un po’ fluttuanti, la fisica dei corpi, persino le animazioni di morte degli Elite sembrano ricalcate al millimetro) e questo è un bene immenso per la memoria muscolare. Halo Studios ha però inserito con grande intelligenza elementi arrivati nei capitoli successivi della saga. Ora possiamo usare la corsa (disattivabile tramite teschio se volete l’esperienza dura e pura), mirare con il mirino su qualsiasi arma, e fare incetta dal campo di battaglia di equipaggiamenti epici come la Spada ad Energia o il Fucile Needle. Sparita la barra della salute classica in favore del solo scudo ricaricabile, mentre il sandbox bellico ne esce rinfrescato e ancora più dinamico nei combattimenti a difficoltà Eroica o Leggendaria.

Ma la notizia migliore in assoluto è che la campagna co-op, estesa fino a 4 giocatori online, è disponibile fin dal primo istante. Diciamocelo chiaramente: è esattamente così che Halo va giocato, condividendo il caos delle granate al plasma e i ribaltamenti imprevisti del Warthog con gli amici. Qualche scelta di moderno wayfinding (i freccioni sul terreno in mappe iconiche come La Biblioteca o Assalto alla Sala di Controllo) risulta fin troppo premurosa e finisce per addolcire un po’ quel senso di smarrimento alieno che rendeva grande l’originale, ma il gameplay loop principale resta una gemma di rara brillantezza.

Che bello il tuo anello!

Dal punto di vista puramente visivo il salto generazionale gestito in Unreal Engine 5 è spaventoso. A livello emotivo, ad essere del tutto sinceri, pur essendo la grafica assolutamente moderna e al passo con i tempi, l’impatto generale percepito è quasi lo stesso di un tempo perché i ricordi ce lo fanno figurare in mente immensamente più bello di quanto fosse in realtà. Ma basta mettere una schermata del 2001 di fianco a questa nuova produzione per rendersi conto che la grafica del nuovo corso è un enorme passo avanti. La vegetazione della mappa Silent Cartographer, la luce del sole che si riflette sui dettagli della corazza Mark V o l’illuminazione al plasma nelle caverne innevate offrono un colpo d’occhio da mascella a terra.

Sì, su PC supporta anche il 32:9!

Il rovescio della medaglia risiede in certe architetture dei Precursori che hanno perso quel look brutalista originale per abbracciare una finitura metallica a tratti persino troppo lucida e in un effetto sfocato sui movimenti d’arma tipico dell’engine di Epic, che se dipendesse da noi richiederebbe qualche patch di rifinitura. Nonostante questi piccoli peccati di gioventù, le prestazioni in modalità performance restano ancorate a 60 frame al secondo garantendo una fluidità d’azione spettacolare.

Back to 2001

Halo: Campaign Evolved non era un remake strettamente necessario, specialmente considerando quanta abbondanza di contenuti continui ad offrire l’inossidabile Master Chief Collection ad un prezzo inferiore. Eppure, il lavoro svolto da Halo Studios dimostra che la formula originale firmata Bungie possedeva un cuore meccanico così perfetto da risultare totalmente immune al passare delle ere geologiche. Che siate vecchi veterani pronti a rigiocare la storia per l’ennesima volta (chi scrive ha anche giocato sulla versione originale per MacOS tra le altre!!) o nuovi giocatori pronti al battesimo del fuoco (magari da una console PlayStation 5, che eresia!), questo ritorno su Alpha Halo sa regalare grandissime soddisfazioni. Un’operazione nostalgica ma tecnicamente validissima che riaccende la speranza sul futuro di uno dei franchise più importanti della storia dei videogiochi.

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Dave

Editor in Chief di Joypad, lo trovate anche sui social @MrPipistro

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