Ghostwire Tokyo

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Ghostwire Tokyo

Ghostwire Tokyo è un gioco strano. Non solo perché è un gioco di Bethesda (che oramai fa parte di Xbox) che esce in esclusiva console su PlayStation 5 e PC ma anche per la sua storia e i suoi personaggi.

D’altra parte, a quanto pare Shibuya è magnifica in questo periodo dell’anno, specialmente con tutte quelle strane apparizioni spettrali!

Tokyo: inferno spettrale

Ghostwire Tokyo si apre con Akito, il protagonista, in viaggio verso l’ospedale in cui è ricoverata la sorella. Una mattina tranquilla, se pur non troppo allegra, si trasforma in un battibaleno in un incubo. Akito viene investito da un veicolo e, allo stesso tempo, attorno al quartiere si forma una strana barriera. Qualcosa non va, specialmente perché stiamo morendo! D’un tratto siamo contattati da una strana presenza, KK, un investigatore oramai trapassato ma che ci offre il suo “generoso” aiuto per salvare capra e cavoli. KK si impossessa del corpo di Akito, impedendone la morte e donandogli strani poteri paranormali. Grazie a questa seconda chance, il protagonista decide in modo estremamente riluttante di dare una mano a KK, a patto che possa andare a sincerarsi che la sorella stia bene in ospedale. Le nostre avventure in una Shibuya infestata da spiriti e presenze oscure possono decisamente iniziare!

Ghostwire Tokyo è un action rpg open world. Giocheremo in prima persona, controllando il duo Akito-KK potremo esplorare la città nipponica, costantemente avvolta in un fitto stratto di nebbia (assassina) e pioggia (fastidiosa). La trama principale, che non vogliamo certo svelarvi in dettaglio, ci poterà ad esplorare buona parte del terreno di gioco, mentre tenteremo di fermare chiunque si trovi dietro a questo attacco spiritual-terroristico. Il senso di libertà è buono, anche se inizialmente dovremo fare molta attenzione alle tante zone avvolte da una fitta nebbia che, lo indovinerete, significa morte istantanea. Fortunatamente abbiamo dalla nostra parecchi poteri spirituali che ci permetteranno di purificare i diversi templi shintoisti sparsi per Tokyo. Poteri che, tra l’altro, hanno anche un impiego offensivo. Akito potrà fare affidamento su un crescente numero di poteri e abilità, che potenzieremo a nostra scelta durante la partita, basati sugli elementi. Troveremo poteri di vento, fuoco e acqua ma anche un arco (o dei kunai) e diversi sigilli. In più potremo planare con stile: non proprio volare ma di sicuro le nostre scorribande sui tetti di palazzi e case sarà alquanto agevole. Non c’è una vera e propria meccanica di parkour, avremo la scelta tra salire infinite rampe di scale, fruttare degli strani esseri antropomorfi per catapultarci in cima agli edifici e basta.

Tokyo città viva

Viva si fa per dire, visto che saremo gli unici esseri umani in vita che incontreremo. Questo però non vuol dire che non incroceremo mai nessuno. Per prima cosa ci sono in nemici, strani esseri senza faccia con l’ombrello, studentesse decapitate, uomini corpulenti, strane streghe volanti e pupazzetti super creepy saranno incontri piuttosto frequenti tra le viuzze di Tokyo. Va detto che la varietà dei nemici non è molto ampia, per lo più incontreremo sempre i soliti 3 o 4 tipi di nemico che comunque possono offrire un grado di sfida piuttosto impegnativo, specialmente se giochiamo a difficoltà più elevate. Per rispondere ai loro attacchi abbiamo i già citati poteri spirituali, che però non sono affatto infiniti e che vanno ricaricati di continuo abbattendo nemici e rubando loro il nucleo spirituale ma anche distruggendo oggetti fluttuanti, bloccati a metà tra il mondo degli spiriti e quello fisico.

Ricaricare i poteri sarà una costante, visto che capiterà spesso di trovarsi a secco, sia in incontri casuali che in qualche boss fight davvero impegnativo. Non ci sono solo cattivi, comunque, a farci compagnia. Potremo imbatterci in diversi cani, che se nutriti a dovere, ci regaleranno sempre qualcosa. Potremo interagire coi gatti, che di norma saranno abbastanza contenti di essersi liberati degli umani e con le loro controparti più avvezze al commercio. Nei vari konbini e negli stand per strada potremo acquistare da vari gatti vendor fluttuanti che, all’occorrenza, potranno anche assegnarci missioni di raccolta. Per finire ci sono due tipi di spettri che incontreremo. Il primo sono cluster di anime perdute, abbandonate in gruppi fluttuanti. Potremo raccoglierle tramite una bambolina katashiro per poi scaricarle attraverso una cabina telefonica al di fuori della zona maledetta di Tokyo. Ci imbatteremo anche in diverse anime che ci affideranno missioni secondarie varie.

Cose da fare, spettri da assecondare

La storia principale di Ghostwire Tokyo è debole. Abbastanza corta, troppo sbrigativa, introduce personaggi senza prendersi il tempo di farlo come si deve e in men che non si dica è tutto finito. Se non ci perderemo in missioni extra, il gioco si finisce presto anche se, ad un certo momento, ci obbliga a purificare un numero minimo di torii per poter proseguire. Ma, generalmente, abbiamo trovato la main story non abbastanza rifinita e di più ampio respiro. Personaggi abbozzati, motivazioni spiegate fin troppo rapidamente. Insomma, il contenuto della storia è un po’ deludente. Fortunatamente ci sono le missioni secondarie. Non sono particolarmente complesse ma hanno delle mini vicende che di norma sono interessanti da scoprire e hanno un bel amalgama di ansia, folklore giapponese, mostri e momenti WTF.

Che si tratti dello spirito di una giovanissima pianista, un’assurda storia di maledizioni in azienda, un kappa che gira incontrastato per Shibuya o spiriti perduti, abbiamo sempre trovato qualcosa di stimolante e interessante da scoprire nelle varie missioni facoltative del gioco. La città, in Ghostwire Tokyo, è la protagonista. Grattacieli, casette, templi e strani fenomeni (la prima Hyakki Yako in cui ci imbatteremo, la processione degli spettri maligni, è da brividi!) animano la città e le danno carattere. Oltre a questo, il lavoro svolto per riempire ogni angolino di mappa di gioco di dettagli è davvero encomiabile. Non dico che sembri davvero di essere a Tokyo ma è un piacere scoprire cos’ha in serbo per noi.

Come siamo messi?

Ghostwire Tokyo non è un capolavoro, anche se ci sono parecchi elementi molto promettenti. Il sistema di combattimento non è molto divertente, specialmente perché ci ritroveremo costantemente alla ricerca di munizioni spaccando oggetti per strada, una ben misera ragione per andare a scoprire le strade cittadine. La storia principale è scialba e a nostro modo di vedere non valorizza quello che è il setting del gioco, che è assai intrigante invece. Le missioni secondarie non brillano per varietà di cose da fare ma sono stuzzicanti a livello di vicende narrate invece. L’open world è bello da esplorare, graficamente il gioco offre sia alto framerate (60 fps) che 30 fps con ray tracing su PS5. Abbiamo preferito la modalità più fluida perché quella con gli effetti RT attivi presentava parecchio screen tearing fastidioso (e questo a prescindere da una modalità v-sync attivabile nelle opzioni). Sonoro e audio sono buoni, specialmente il doppiaggio giapponese attivato di default dal gioco.

Insomma, Ghostwire Tokyo si presenta a noi in una veste visiva davvero suggestiva e ben fatta che è un piacere da vedere e da sentire. Ma soffre di una trama principale dal ritmo inconsistente e che ci dà fin troppo poco in termini di sviluppo dei suoi personaggi. Se vi piace la cultura nipponica, se le storie di fantasmi sono nelle vostre corte, perché no?! Abbiamo apprezzato, nonostante tutto, la produzione di Tango Gameworks e Bethesda. Ma non è un gioco per tutti.

Ci piace

  • Amtosfera
  • Grafica e audio
  • Open world

Non ci piace

  • Storia principale debole
  • Combat system
4.75

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad. Appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose.

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.

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