Days Gone

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Days Gone

Un biker. Sua moglie. Un amico. Una motocicletta. Un’apocalisse zombie. Days Gone, l’ultima fatica di Bend Studios, ci immerge in un Oregon infestato di mostri in cui la sopravvivenza è l’unica cosa che importa. Facciamo la conoscenza di Deacon St. John.

La classica apocalisse zombie

Days Gone, come detto, si apre con la più classica delle apocalissi zombie: nessuno sa bene cosa sia successo ma ad un certo momento la società è collassata mentre famelici esseri umani infetti azzannavano qualsiasi cosa a portata. Incontriamo Deacon con la moglie Sarah e un amico, Boozer, tra le strade devastate del caos di Seattle. Nemmeno c’è il tempo di scoprire da cosa stanno scappando che Sarah finisce accoltellata e trasportata a fatica dai due uomini su un tetto dove, per miracolo, un elicottero delle forze di soccorso sta ancora aspettando di decollare. Purtroppo, ci sono solamente due posti liberi sul mezzo e Deacon deve prendere una decisione: partire con Sarah, gravemente ferita, oppure restare con Boozer, ferito anch’esso ad una gamba. Il nostro sceglie di restare a terra per aiutare l’amico, sicuro che la donna sia in buone mani.

Ritroviamo Deacon un paio d’anni dopo, in Oregon. Sarah è morta in circostanze poco chiare mentre i due biker sono sopravvissuti, in un modo o nell’altro. All’inizio del gioco li ritroveremo arroccati su una torre di sorveglianza, tentando a fatica di andare d’accordo con gli altri gruppi di sopravvissuti che vivono nelle vicinanze. Ma come in ogni buona società andata in pezzi che si rispetti, non c’è molto spazio per la cortesia. Che si tratti delle fameliche bocche degli zombie o delle crudeli armi da fuoco dei sopravvissuti, coloro che sono stati abbastanza forti e crudeli per non farsi travolgere dall’apocalisse, non troveremo praticamente mai un secondo di pace. Da qui in avanti sta al giocatore portare a termine tutta una serie di missioni principali e secondarie per le parecchie decine di ore che ci separano dalla fine dell’avventura.

Un uomo e la sua moto

Days Gone fa della sopravvivenza uno dei suoi punti cardine. Che si tratti di affrontare una missione o di esplorare le zone montagnose dell’Oregon, dovremo sempre essere cauti. Poche le risorse a disposizione, tanti i nemici (in particolare umani) e molte i pericoli in agguato. L’impostazione action adventure impressa a Days Gone da Bend Studios ci ha subito ricordato quella di The Last of Us, sebbene con le dovute differenze. Per prima cosa, dovremo raccogliere risorse utili al crafting di medicine, armi secondarie, munizioni e modifiche per le armi principali. Proprio come nel capolavoro di Naughty Dog, anche qui potremo, tramite una ruota delle armi, craftare munizioni e medic kits durante il combattimento, col gioco che semplicemente rallenta l’azione in sottofondo, pur non interrompendosi mai del tutto. Grazie a dei progetti trovati in vari luoghi potremo anche migliorare le armi, come ad esempio passare da una mazza da baseball ad una mazza da baseball chiodata oppure applicare un silenziatore di fortuna sulla pistola, per essere più discreti durante gli attacchi. Il sistema di combattimento è anch’esso nulla di nuovo ma funziona bene: un misto d’azione e stealth, a dipendenza delle nostre preferenze di gioco. Potremo attaccare i nemici con armi da fuoco rumorose, con la conseguenza di rendere nota la nostra posizione ad altri, oppure usare un approccio più discreto. Isolare i nemici, lanciando sassi per poi eliminarli uno per uno, è una delle strategie più semplici ma efficaci che possiamo mettere in atto. Addirittura potremo, in certi casi, piazzare delle trappole (ad esempio, delle utili tagliole) per tendere un agguato particolarmente efficace contro un nemico.

Non basterà però liquidare i cattivi che ci sbarrano il passaggio. In certe zone potremo ridurre il numero di infetti bruciando i loro nidi: dei luoghi fetidi in cui i mostri si nascondono durante il giorno. Bruciare ogni nido, scegliendo se farlo di giorno (ce ne saranno di più a fare la guardia) o di notte (saranno di meno ma più aggressivi) servirà a rendere la zona attuale relativamente più calma e sicura, anche se poi però potremmo vedere l’insediamento di altri esseri umani non più socievoli degli zombie. Ogni zona della mappa di gioco offrirà quindi, nella più classica delle tradizioni dei giochi open world, diverse attività da completare quali la pulizia dei nidi, la conquista di avamposti medici abbandonati, avamposti dei Ripugnanti (una fazione di fanatici umani che venerano i mostri!) da liquidare. Va detto che Days Gone non brilla particolarmente per originalità per quanto riguarda le varie missioni!

Quello che distingue Days Gone è l’uso della moto. Saremo sempre costretti a muoverci in moto tra un accampamento e una missione, principalmente a causa delle distanze piuttosto importanti da percorrere a piedi e dai pericoli ai quali difficilmente riusciremmo a sfuggire. Ma la moto è importante anche perché è dove possiamo salvare il gioco. Niente checkpoint automatici mentre stiamo esplorando un avamposto: per salvare dovremo essere per forza vicini alla moto. Aggiungiamo pure il fatto che la moto va rifornita in modo molto regolare, per rendere le cose decisamente più complicate. Una delle nostre preoccupazioni principali sarà allora quella di scovare carburante, solitamente all’interno di taniche rosse che possiamo trovare tra auto abbandonate, case dismesse e rifiuti vari. Dal momento che questa risorsa è alquanto limitata, il gioco arriva addirittura a consigliare al giocatore di non gasare in discesa, al fine di risparmiare il prezioso liquido. Anche per il fast travel, accessibile sempre dalla mappa, servirà benzina: se non ne abbiamo abbastanza, non potremo andare dove vogliamo. La meccanica del salvataggio vicino alla moto potrebbe essere fastidiosa per alcuni ma a noi è piaciuta perché decisamente utile ad immergerci nel mondo di Deacon aggiungendo una buona componente di ansia alle nostre peregrinazioni che saranno, per forza di cose, più ragionate. Per sopravvivere però non basterà benzina e buon senso ma anche intrattenere rapporti amichevoli con le varie fazioni in gioco. Potremo aumentare il livello di amicizia nei diversi insediamenti, sia portando a termine missioni secondarie che offrendo taglie e risorse. Facendolo sbloccheremo nuove armi e riceveremo denaro contante, utile per acquistare ciò che non abbiamo e per fare il pieno alla motocicletta.

Molto di quello che abbiamo visto di Days Gone prima del suo arrivo in forma finale ruotava sulle orde di zombie. Centinaia di mostri a schermo che, come un’ondata zannuta, travolgeva ogni cosa al suo passaggio nel tentativo di divorarci. Beh, nella versione finale del gioco le orde ci sono ma… si fanno desiderare, specialmente nelle prime ore di gioco. Addirittura siamo arrivati a dubitare della loro esistenza finché, finalmente, ce le siamo trovate davanti (puntualmente desiderando di non esserci incappati sul serio!). Generalmente comunque il combattimento in Days Gone è soddisfacente, nel senso che tra le opzioni di stealth e di armi da fuoco (senza dimenticare una bella balestra) rendono gli scontri contro mostri e umani appagante.

Imperfetto?

Days Gone è ben lungi dall’essere perfetto. In generale il gioco soffre di una certa ripetitività generale. Ad ogni zona dovremo fare sempre le stesse cose: liberare l’avamposto, distruggere il nido, trovare le risorse e via dicendo. Nelle decine di ore della campagna addirittura sentiremo il protagonista fare dell’ironia sul fatto che deve sempre fare le stesse cose. A questa ripetitività si aggiunge una IA non particolarmente brillante. Per fregare gli zombie basterà assicurarci di attirarne solo uno per volta stando ben nascosti in un cespuglio per poi arrivare alle spalle e infilare loro un coltello in testa. Gli umani sono un pochino meglio ma possono spesso essere liquidati allo stesso modo, evitando di sprecare munizioni. Il crafting è interessante ma, dal momento che la moto viene danneggiata dagli impatti, ci ritroveremo spesso a dover cercare pezzi di ricambio solo per poter avanzare con la storia perché non siamo stati abbastanza cauti nei nostri spostamenti.

Per fortuna che il lato tecnico del gioco è decisamente riuscito. L’Oregon di Days Gone è un piacere da vedere, con le sue dense foreste, fiumiciattoli e villaggi abbandonati. Abbiamo giocato su PlayStation 4 Pro con soddisfazione, nonostante qualche saltuario calo di framerate. Buono il doppiaggio in italiano anche se spesso le battute che sentiamo dire agli NPC hanno la fastidiosa tendenza ad essere ripetuti.

Days Gone non è un capolavoro imprescindibile, specialmente perché c’è The Last of Us 2 in arrivo, ma secondo noi è godibile dai fan del genere. Non esagera con l’open world, dando al giocatore un miliardo di cose da fare fini a sé stesse ma piuttosto dosando in modo più sapiente. Poi vabbé, la storia non è un capolavoro e viene usata un po’ come scusa per farci andare avanti.

 

Ci piace

  • Crafting
  • Tecnica
  • Moto

Non ci piace

  • Ripetitivo
  • Alcune meccaniche fastidiose
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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