Stonemachia

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Stonemachia

Gli scacchi prendono vita e ci conducono in un mondo oscuro, affascinante e profondamente ispirato all’arte italiana. Dopo quattro anni di sviluppo, Crossfall Games si prepara al lancio di STONEMACHIA, un hack ’n’ slash action-adventure dark fantasy nato dalla passione del team e da influenze che spaziano dai Dark Souls a NieR fino a Super Mario. Un progetto che trasforma una delle icone più riconoscibili del gioco strategico in un viaggio fantasy dalle tinte dantesche, dove combattimenti rapidi e incalzanti, atmosfera e senso dell’avventura si intrecciano. Noi abbiamo ricevuto un codice review e siamo pronti a raccontarvi questa particolare avventura, tra statue angeliche, scontri serrati e il cammino di un semplice pedone destinato a diventare molto di più.

Angeli Caduti

La storia di STONEMACHIA segue le vicende di Zefiro, un pedone caduto in battaglia e ora guidato da un profondo desiderio di vendetta contro Zeraphin. Il suo viaggio nasce dal dolore per la perdita della regina e la caduta dal paradiso ,motore emotivo dell’intera avventura. A fare da sfondo al cammino di Zefiro troviamo un mondo fatto di pietra, oscuro e affascinante, in cui gli angeli caduti vivono una nuova esistenza assumendo la forma di statue, creature scolpite e figure immobili solo in apparenza. Ognuno di loro sembra portare con sé il desiderio di tornare al Paradiso, ma l’impresa è tutt’altro che semplice: questa nuova vita diventa una sorta di condanna, una prigione spirituale in cui bellezza, decadenza e sofferenza convivono. A rendere Zefiro diverso da un semplice pezzo sacrificabile è una misteriosa armatura angelica, capace di donargli nuovi poteri e permettergli di cambiare aspetto per affrontare i nemici che si frappongono sul suo cammino.
Questa trasformazione non rappresenta soltanto una meccanica di gioco, ma anche il simbolo della crescita del protagonista, da pedone destinato a cadere sul campo di battaglia a guerriero deciso a reclamare la propria vendetta. Il mondo di gioco accompagna questa vicenda con atmosfere cupe e suggestive, dove l’immaginario degli scacchi si fonde con richiami all’arte italiana, elementi fantasy e tinte dantesche. La vendetta di Zefiro diventa così il punto di partenza per un viaggio oscuro, fatto di battaglie, perdita e determinazione, ma anche di anime cadute, statue viventi e creature che cercano disperatamente una via per tornare alla luce. Ogni scontro sembra avvicinarlo sempre di più al confronto con Zeraphin, ma anche alla scoperta di un mondo più tragico e malinconico di quanto possa sembrare a prima vista.

Chess ‘n Slash

La formula alla base di STONEMACHIA è tanto semplice da raccontare quanto curiosa nella sua combinazione di influenze, prendete quella perla di Super Mario 64 per Nintendo 64, aggiungete un pizzico di Crash Bandicoot, un combattimento rapido e incalzante che richiama l’azione di NieR, inserite il tutto in un contesto dark fantasy vicino alle atmosfere del primo Dark Souls e condite il viaggio con qualche suggestione dantesca. Il risultato, signore e signori, è STONEMACHIA. Il titolo di Crossfall Games, però, non prova mai a strafare. Al contrario, fa dei propri limiti una parte importante della sua identità. Lo “zero budget” diventa quasi una virtù: invece di inseguire ambizioni fuori scala, STONEMACHIA punta sulla semplicità delle meccaniche, su un ritmo immediato e su scelte di design chiaramente figlie dei limiti dello sviluppo, ma proprio per questo coerenti con la natura del progetto. Pad alla mano, l’esperienza è diretta e accessibile. Zefiro si muove, salta, combatte e sfrutta la propria armatura angelica per cambiare forma e affrontare le diverse situazioni. Non siamo davanti a un sistema eccessivamente complesso o stratificato, ma a un gameplay che cerca di arrivare subito al punto, alternando esplorazione, platforming e scontri rapidi senza appesantire troppo la progressione. Il sistema di combattimento è fortemente parry-centrico e ruota attorno alla capacità del giocatore di leggere gli attacchi nemici e reagire con il giusto tempismo. Le parate perfette non servono soltanto a difendersi, ma diventano fondamentali per recuperare l’ampolla di cura, trasformando ogni scontro in un continuo equilibrio tra rischio e ricompensa. Accanto a queste troviamo anche le schivate perfette, che aprono la possibilità a contrattacchi rapidi e mantengono alto il ritmo dell’azione. A dare varietà agli scontri intervengono le diverse variazioni dell’armatura angelica, legate ai pezzi della scacchiera: Pedone, Alfiere, Torre e Cavallo. Ognuna di queste forme possiede abilità speciali, attacchi caricati e differenti modi di parare, capaci di infliggere status alterati ai nemici o garantire bonus a Zefiro durante il combattimento.
Questo sistema spinge il giocatore a sperimentare e ad adattare il proprio approccio in base alla situazione, pur restando sempre all’interno di una struttura semplice e immediata. Anche la progressione segue una logica chiara e funzionale. I nemici rilasciano piume, utilizzate per potenziare statistiche fisse associate a ciascun pezzo della scacchiera. Non si tratta quindi di una crescita libera o particolarmente complessa, ma di un sistema diretto, leggibile e coerente con la filosofia generale del gioco: poche regole, ben comprensibili, pensate per sostenere l’avanzamento senza appesantire l’esperienza. A questa progressione si aggiungono però abilità speciali legate allo switch tra le armature angeliche. Tramite piume speciali è infatti possibile potenziare le varie forme e sbloccare bonus che si attivano quando, dopo determinate azioni, si passa da un’armatura all’altra. È una meccanica molto interessante, perché premia chi non si limita a usare sempre la stessa forma e spinge a concatenare movimenti, parate, schivate e cambi di armatura in modo più dinamico. Alcune di queste abilità risultano davvero potenti e riescono a variare sensibilmente l’approccio agli scontri, rendendo l’anima hack ’n’ slash di STONEMACHIA ancora più evidente. I boss rappresentano i momenti più scenografici dell’avventura. Nella maggior parte dei casi ci troviamo davanti a creature enormi, capaci di riempire lo schermo e imporre al giocatore la giusta dose di precisione e aggressività. Pur richiedendo attenzione, tempismo e una buona gestione delle risorse, non raggiungono mai un livello di sfida esagerato, mantenendosi in linea con la natura accessibile e diretta del progetto. In questo senso, STONEMACHIA sembra conoscere bene la propria dimensione. Le sue meccaniche non vogliono reinventare il genere, ma costruire un’avventura compatta, leggibile e sincera, dove ogni scelta nasce dal tentativo di trasformare i limiti produttivi in una precisa direzione creativa. Ed è proprio qui che il gioco trova parte del suo fascino: nella capacità di prendere idee familiari, ridurle all’essenziale e inserirle in un immaginario dark fantasy ispirato all’arte italiana e alla metafora degli scacchi.

Avventurati nella Scacchiera

Il level design di STONEMACHIA segue una struttura prevalentemente lineare, ma non rinuncia a concedere al giocatore qualche apertura più ampia, scorciatoie e zone secondarie da esplorare. Non siamo davanti a un mondo completamente aperto, né a una mappa interconnessa senza soluzione di continuità, ma a una progressione più guidata che alterna corridoi, arene, aree più estese e piccoli spazi opzionali in cui affrontare orde di nemici o scoprire qualche deviazione. Il mondo di gioco può essere definito semi-interconnesso: le varie zone comunicano tra loro sul piano dell’immaginario e della progressione, ma il passaggio da un’area all’altra avviene spesso tramite caricamenti, teletrasporti o momenti di transizione più scenografici. Tra questi spiccano soluzioni particolari e decisamente ispirate, come i viaggi sopra un gigantesco granchio-isola, capaci di dare personalità al viaggio di Zefiro e di rafforzare il tono surreale e fantasy dell’avventura. L’esplorazione viene arricchita dalla presenza di quest secondarie e piccoli eventi opzionali, spesso legati a deviazioni dal percorso principale. Alcune aree possono essere raggiunte risolvendo enigmi ambientali, mentre in altri casi determinati eventi si attivano solo in occasioni specifiche, premiando il giocatore più curioso e attento. Queste deviazioni possono portare anche allo scontro con boss secondari, utili non solo per spezzare la progressione principale, ma anche per ottenere ricompense speciali. A questo si aggiungono diversi collezionabili, pensati per premiare chi decide di guardarsi intorno e non limitarsi al percorso principale. Tra questi troviamo le carte legate ai nemici, che vanno a comporre una sorta di compendio o bestiario, utile per dare maggiore identità alle creature affrontate durante il viaggio.
La raccolta delle carte non ha soltanto valore enciclopedico: collezionandole è possibile sbloccare nuove skin per le armature angeliche all’Armarium, un hub di gioco raggiungibile dalla scacchiera, che funziona come checkpoint e punto di riferimento per la progressione.
Tra i collezionabili troviamo anche i dischi musicali, che una volta raccolti vengono inseriti nel menu di gioco e possono essere ascoltati liberamente, quasi come una piccola playlist interna. È una scelta semplice, ma piacevole, che valorizza ulteriormente il lavoro svolto sulla colonna sonora e offre un motivo in più per esplorare le varie aree. La varietà degli scenari aiuta a mantenere vivo il ritmo della progressione. STONEMACHIA passa da zone più ampie e luminose a borghi cupi, stretti e pieni di insidie, costruendo un contrasto visivo interessante tra apertura e oppressione. Alcune aree invitano a guardarsi intorno, altre spingono invece verso un avanzamento più teso, dove ogni angolo può nascondere un nemico, un evento secondario o un nuovo scontro. Nel suo essere grezzo come prodotto, STONEMACHIA riesce comunque a trasmettere il giusto fascino artistico. Per le nuove generazioni, abituate agli standard produttivi moderni, potrebbe risultare un’esperienza molto retro, quasi distante da ciò che oggi ci si aspetta da un action-adventure. Eppure, proprio questa semplicità diventa parte della sua identità: per chi, come me, è un videogiocatore ormai alla soglia dei quarant’anni, rappresenta un piccolo tuffo nel passato, a quando bastavano meccaniche chiare, mondi riconoscibili e una direzione artistica ispirata per riuscire a lasciare qualcosa al giocatore. STONEMACHIA non cerca la complessità assoluta, ma una progressione chiara, leggibile e funzionale al suo immaginario dark fantasy. Le scorciatoie, le zone da scoprire, le quest secondarie, i collezionabili e le arene dedicate agli scontri contribuiscono a spezzare la linearità, mentre la direzione artistica trasforma ogni cambio di scenario in una variazione di tono capace di lasciare il segno.

L’italia si fa di Pietra

Uno degli elementi più riconoscibili di STONEMACHIA è senza dubbio la sua direzione artistica. Il gioco costruisce il proprio immaginario partendo da rappresentazioni distorte dell’arte italiana, reinterpretate in chiave dark fantasy e inserite in un mondo dove la pietra diventa materia viva, minaccia e identità visiva.Il nome stesso del gioco sembra richiamare questa idea di “scontro con le pietre”, non solo perché gran parte dei nemici assume forme simili a gargoyle, statue o creature scolpite, ma anche perché gli stessi pezzi della scacchiera, Zefiro compreso, sembrano appartenere a quel medesimo universo minerale. Tutto in STONEMACHIA comunica durezza, peso e antichità, come se il mondo fosse una grande rovina sacra pronta a muoversi contro il giocatore. I gargoyle rappresentano una delle presenze più frequenti tra i nemici e contribuiscono a rafforzare questo senso di arte corrotta e architettura ostile. Non sono semplici creature da abbattere, ma parte integrante dell’estetica del gioco: figure che sembrano essersi staccate da chiese, palazzi e monumenti per trasformarsi in ostacoli lungo il cammino di Zefiro. A rendere ancora più interessante l’impianto visivo è il modo in cui molte delle strutture presenti nel gioco sembrano ispirarsi ad opere architettoniche reali e al simbolismo del nostro Paese. In alcuni scorci si possono cogliere richiami a monumenti e costruzioni che rimandano, ad esempio, al Duomo di Milano o ai ponti veneziani, mentre altrove emergono riferimenti più legati all’identità regionale. È il caso, per esempio, di nemici che ricordano il simbolo della Trinacria siciliana, oppure di fontane ornate con teste di drago, dettagli che contribuiscono a dare personalità al mondo di gioco e a renderlo più riconoscibile. La varietà degli scenari permette alla direzione artistica di respirare. Si passa da borghi medievali cupi e pieni di insidie a spiagge soleggiate, fino a strutture e ambientazioni che richiamano apertamente l’architettura italiana. Questo contrasto tra luce e oscurità, tra bellezza artistica e deformazione fantasy, è uno degli aspetti più affascinanti dell’esperienza.
Pur con tutti i limiti produttivi di un progetto indipendente e dichiaratamente grezzo, STONEMACHIA riesce quindi a costruire un’identità visiva chiara. Non punta al realismo né alla spettacolarità fine a sé stessa, ma a un immaginario riconoscibile, fatto di pietra, rovine, statue, gargoyle e scorci dal sapore italiano. Un mondo imperfetto, ma capace di lasciare impressa la sensazione di attraversare un’opera d’arte consumata, distorta e pronta a combattere. Anche la colonna sonora contribuisce a costruire l’identità di STONEMACHIA. Si tratta di musiche autoprodotte, perfettamente coerenti con la natura indipendente del progetto e capaci di accompagnare il viaggio di Zefiro senza risultare invasive.Le tracce passano da sottofondi più cupi e atmosferici, pensati per esaltare il senso di mistero e decadenza del mondo di gioco, a ritmi più incalzanti durante gli scontri e i momenti di maggiore tensione. Questa alternanza aiuta a rendere l’avventura più affascinante, sostenendo sia le fasi esplorative sia quelle più action.Pur senza cercare una spettacolarità orchestrale fuori scala, la musica riesce a fare il proprio lavoro con personalità, rafforzando il tono dark fantasy dell’esperienza e accompagnando con efficacia le diverse anime del gioco, la malinconia del viaggio, l’aggressività dei combattimenti e il fascino surreale di un mondo scolpito nella pietra.

Situazione di Stallo

Tra gli aspetti meno riusciti di STONEMACHIA troviamo alcune incertezze legate al bilanciamento generale, soprattutto per quanto riguarda le quattro armature angeliche legate ai pezzi della scacchiera. Nonostante Pedone, Alfiere, Torre e Cavallo siano pensati per offrire abilità, attacchi e stili differenti, durante la prima parte dell’avventura il cambio tra un’armatura e l’altra sembra perdere progressivamente parte della sua efficacia. Sulla carta ogni forma dovrebbe spingere il giocatore a variare approccio in base alla situazione, ma nella pratica alcune soluzioni appaiono inizialmente più vantaggiose di altre. L’esempio più evidente riguarda l’Alfiere: pur avendo un danno per singolo colpo più basso, la sua grande velocità gli permette di generare un DPS molto elevato, al punto da risultare spesso più efficace delle altre armature anche contro i boss. Questo porta a una conseguenza abbastanza chiara: invece di alternare frequentemente le diverse forme, il giocatore potrebbe essere spinto a rimanere su quella più performante, riducendo almeno in parte il valore strategico del sistema di trasformazione. Va detto, però, che la situazione migliora nella seconda metà del gioco. Con l’avanzare dell’avventura, l’accesso a nuove abilità, potenziamenti e situazioni di combattimento più varie riesce a valorizzare maggiormente anche le altre armature angeliche, rendendo il sistema più dinamico e meno sbilanciato rispetto alle prime ore.
Nonostante questo, l’Alfiere continua comunque a risultare la scelta più preferibile tra le quattro forme, soprattutto per chi vuole mantenere un ritmo aggressivo e costante negli scontri. A questo si aggiunge una gestione della telecamera non sempre perfetta, soprattutto negli spazi più stretti. In alcune situazioni la visuale tende a diventare poco collaborativa, finendo per nascondere parte dell’azione o impedendo di leggere con chiarezza i colpi in arrivo. Il problema si avverte in modo particolare durante alcune boss fight, dove la precisione nel leggere gli attacchi è fondamentale e una visuale poco pulita può trasformare un errore del gioco in un danno subito dal giocatore.STONEMACHIA ha un’idea interessante alla base del suo sistema di trasformazione e nella seconda metà dell’avventura riesce a sfruttarla meglio, ampliando le possibilità offerte al giocatore. Resta però la sensazione che il bilanciamento tra le armature non sia sempre perfetto e che l’Alfiere, per velocità e resa complessiva, rimanga spesso la soluzione più efficace. Per quanto riguarda il bilanciamento generale dell’avventura,il livello di sfida mantiene un ritmo molto gestibile per circa 3/4 di gioco, nelle fasi finali traspare un po’ di Caos nelle boss fights che risultano poco leggibili ma intense, basta un errore per ritrovarsi PETRIFICATUS.

Scacco Matto

STONEMACHIA è un indie ispirato e consapevole dei propri limiti, un progetto che non cerca mai di nascondere la sua natura grezza, ma prova invece a trasformarla in parte della propria identità. Crossfall Games gioca bene le sue mosse, puntando su una direzione artistica affascinante, su un immaginario forte e su un gameplay hack ’n’ slash semplice, immediato e divertente, capace di regalare quelle vibes retro che oggi si vedono sempre meno. È un prodotto che, pur mostrando inevitabili incertezze legate a uno sviluppo complesso e a risorse limitate, riesce spesso a ridurre il peso dei propri difetti grazie a scelte chiare: meccaniche accessibili, combattimenti rapidi, esplorazione lineare ma arricchita da segreti, collezionabili e deviazioni secondarie. Non tutto funziona alla perfezione, soprattutto sul fronte del bilanciamento e della telecamera, ma STONEMACHIA ha personalità, cuore e una visione artistica ben riconoscibile. Per chi cerca un’esperienza moderna, rifinita e perfettamente allineata agli standard attuali, alcuni spigoli potrebbero risultare evidenti. Per chi invece ama gli indie sinceri, imperfetti ma pieni di idee, il viaggio di Zefiro può rivelarsi una piacevole sorpresa. Crossfall Games parte da un pedone, accetta i limiti della propria scacchiera e riesce comunque a portare a casa la partita.
STONEMACHIA è pronto a fare Scacco matto il 26 maggio 2026 su steam.

The Good

  • Direzione artistica ispirata e ricca di riferimenti all’arte italiana
  • Gameplay hack ’n’ slash immediato, rapido e divertente
  • Buone vibes retro, soprattutto per chi ama esperienze più semplici e dirette
  • Collezionabili, quest secondarie e ricompense che premiano l’esplorazione

The Bad

  • Bilanciamento non sempre perfetto tra le armature
  • Telecamera problematica negli spazi stretti
  • Animazioni di attacco non sempre ben leggibili
5

Written by: Darkenral

Hardcore Player ,appassionato di Action Rpg e Metroidvania,classe 1987 cresciuto in sala giochi. Ama scoprire le meccaniche del combat system di ogni titolo, analizzarne il gameplay e condividerne le emozioni con la community.

2 Comments Added

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  1. PNK 24 Maggio 2026 | Rispondi

    Mh… Grezzo, ma con una sua identità.

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