Necrophosis: Full Consciousness arriva anche su console dopo il debutto originale su PC avvenuto nel 2025. Il disturbante horror firmato da Dragonis Games si prepara infatti a sbarcare su PlayStation 5 e Xbox Series X|S il 28 maggio 2026, proponendo un’esperienza completa che include anche il DLC aggiuntivo Sentiero Proibito. Dopo averlo giocato per voi su PS5 Pro, ci siamo addentrati nell’universo malato e disturbante di Necrophosis, un horror psicologico che trasforma la decomposizione in arte visiva. Il titolo ci trascina infatti in un mondo cosmico e decadente chiaramente ispirato all’immaginario lovecraftiano, dove ogni scenario sembra raccontare la fine della materia e della coscienza stessa.
Arte del Macabro
A colpire fin dai primi minuti è soprattutto la direzione artistica, fortemente influenzata dalle opere del pittore surrealista Zdzisław Beksiński: paesaggi organici, strutture impossibili, corpi deformati e ambientazioni sospese tra sogno e incubo costruiscono un’atmosfera opprimente e profondamente alienante. Il panorama desolato, i corpi mutilati e l’intero ambiente di gioco riescono a trasmettere costantemente un senso di angoscia inquietante, quasi soffocante. Ogni area sembra viva nella sua decomposizione: muri di carne, statue consumate, creature immobili e architetture impossibili contribuiscono a creare un mondo tanto affascinante quanto disturbante. Va però chiarito come Necrophosis non sia un horror costruito per spaventare nel senso più classico del termine. Il gioco preferisce inquietare lentamente il giocatore attraverso una narrazione poetica, criptica e profondamente disturbante, fatta di testi da leggere, simbolismi e dialoghi con entità sconosciute che amplificano continuamente il senso di inadeguatezza e smarrimento.

Il Viaggio di una Coscienza
Noi vestiamo infatti i panni di una semplice coscienza che vaga in questo universo decadente, un luogo dove perfino la morte sembra poter morire. È un viaggio quasi spirituale all’interno della necrofisi, tra anime perdute, figure enigmatiche e creature che richiamano apertamente la mitologia greca: divinità decadenti, traghettatori di morti e presenze ultraterrene accompagnano il giocatore lungo un cammino sospeso tra sogno, dannazione e riflessione esistenziale. Si tratta di un’avventura dal ritmo volutamente lento, costruita principalmente sull’esplorazione, sull’interazione ambientale e sulla risoluzione di puzzle necessari per aprirsi la strada verso quel mondo oscuro dove nessuna coscienza osa mettere piede.

Non c’è vera azione, né combattimento: tutto è basato su un’esplorazione guidata che accompagna lentamente il giocatore sempre più in profondità nell’oscurità di questo universo decadente. Anche il gameplay contribuisce a generare disagio: avvicinarsi ad alcune entità sparse per il mondo di gioco non è mai rassicurante e spesso trasmette una forte sensazione di angoscia e vulnerabilità. Pur senza ricorrere a sequenze d’azione o jumpscare continui, Necrophosis riesce infatti a mantenere costante la tensione psicologica semplicemente attraverso presenza scenica, sonorità disturbanti e inquietudine visiva. Non si tratta quindi di un videogioco adatto a chi è particolarmente suggestionabile.
Suggestivo ma…..
La versione PS5 da noi provata comprende anche il DLC Sentiero Proibito, portando la durata complessiva dell’esperienza a circa tre ore e mezza. Una longevità contenuta, ma coerente con la natura dell’opera, che punta più sull’impatto atmosferico che sulla quantità di contenuti.
Ed è proprio qui che emergono i principali limiti del titolo. Nonostante una direzione artistica estremamente evocativa, il gameplay risulta piuttosto basilare e poco vario. I puzzle, pur avendo qualche momento ben costruito, sono spesso molto guidati e lasciano poca libertà di interpretazione o sperimentazione al giocatore. Col passare del tempo la struttura tende inevitabilmente a diventare ripetitiva, con enigmi che sembrano più un contorno al delirio cosmico e infernale mostrato sullo schermo che un vero elemento centrale dell’esperienza.

Sembra quasi che l’obiettivo degli sviluppatori non sia tanto costruire una sfida ludica complessa, quanto accompagnare il giocatore attraverso una lunga galleria della sofferenza, della decomposizione e dell’angoscia esistenziale. Per chi ama questo tipo di rappresentazioni artistiche e horror contemplativi, Necrophosis può trasformarsi in un viaggio affascinante nei meandri della sofferenza silenziosa e disturbante. Dal punto di vista del puro intrattenimento videoludico, però, emerge una certa carenza di contenuti realmente fruibili, con meccaniche che difficilmente riescono a evolversi nel corso dell’avventura.
The Good
- Direzione artistica estremamente originale e disturbante
- Ottimo utilizzo del cosmic horror e della narrativa simbolica
- Esperienza unica per gli amanti dell’horror contemplativo
The Bad
- Gameplay molto semplice e poco profondo
- Puzzle spesso troppo guidati
- Poca varietà nelle meccaniche
- Longevità contenuta
4
Written by: Darkenral
Hardcore Player ,appassionato di Action Rpg e Metroidvania,classe 1987 cresciuto in sala giochi.
Ama scoprire le meccaniche del combat system di ogni titolo, analizzarne il gameplay e condividerne le emozioni con la community.