Intervista a David Homb (Phantasmagoria)

Lo scorso mese abbiamo avuto il piacere di fare un tuffo negli anni novanta in compagnia di David Homb, il cattivone (dal cuore d’oro) del videogioco cult “Phantasmagoria”.

Per chi non conoscesse Phantasmagoria (e invito tutti a recuperarlo, visto che si trova facilmente sugli store digitali), si tratta di un’avventura grafica di genere horror sviluppata dalla mitica Sierra On-Line nel 1995 per PC e Mac. Il gioco appartiene al filone dei FMV, ossia film interattivi realizzati con attori reali, ed è stato uno dei primi giochi ad unire attori a sfondi disegnati a mano utilizzando la tecnica del blue screen.

La storia, scritta da quel genio ante litteram di Roberta Williams, si svolge nell’arco di sette giorni e gira intorno alla scrittrice di romanzi Adrienne Delaney e suo marito, il fotografo Don Gordon (interpretato appunto dal nostro David). I due hanno acquistato una stravagante villa appartenuta un controverso mago specializzato in spettacoli dell’orrore. Vi lascio immaginare come potrebbe continuare la storia…

Stef: Ciao David e benvenuto tra le pagine virtuali di Joypad.ch! Puoi presentarti a tutti quelli che ancora non ti conoscono?

David: Grazie a te. Sono David Homb. Sono stato attore di B-movies e ho avuto qualche piccolo ruolo in alcuni telefilm che probabilmente nessuno ha mai visto (ride). Principalmente però la gente mi conosce per il ruolo che ho avuto in Phantasmagoria, dove interpreto Don Gordon, uno dei personaggi principali. Per me è sempre un piacere parlare di questo gioco.

Stef: Parlaci della tua carriera, prima di trovare il successo con Phantasmagoria.

David: Ho cominciato come spogliarellista, no. Questo non è vero (ride). In realtà ho cominciato a fare teatro da giovane, da quando avevo 12 anni, e l’ho fatto per molti anni. Ho frequentato molti corsi di recitazione in diverse città, da New York a Los Angeles per citarne alcune. Poi ho avuto un colpo di fortuna e sono riuscito ad avere una piccola parte in “Benedizione mortale”, uno dei primi film horror sceneggiati e diretti da Wes Craven nel quale c’era anche Ernest Borgnine dal quale ho imparato come stare davanti ad una telecamera visto che ero abituato solo ai palchi teatrali. E lì sono riuscito a entrare nel mondo del cinema e mi sono spostato a Hollywood.

Stef: Quale, tra i progetti precedenti al gioco è stato il tuo preferito?

David: Per quello che riguarda i film, direi “Street Soldies” (1991). Per quello che riguarda i telefilm, direi il mio ruolo da guest star in “JAG – Avvocati in divisa” (1997, episodio 8 della seconda stagione).

Stef: Arriviamo a Phantasmagoria. Come sei arrivato a diventare uno dei protagonisti del gioco?

David: Il tutto è stato molto divertente. A quel tempo non capivo niente di videogiochi e a casa non avevo neanche il computer. Peter Maris, il regista, penso che mi avesse visto in uno dei miei film e mi contattò. In quel momento stavo giocando ad un casinò, risposi con il mio telefonino che pesava una tonnellata. Mi disse che mi voleva per una parte in un videogioco e io gli risposi che nei giochi per computer i personaggi erano solo un ammasso di pochi pixel. Mi rispose che non era più così, ma non gli credetti e gli appesi il telefono in faccia. Poco dopo mi richiamò sua moglie e mi convinse a fare il provino. Più tardi scoprii che ero in lizza con altri ottimi nomi e sono contento di avere risposto a quella seconda telefonata (ride). Presi l’aereo e feci il provino, tra gli altri, con Roberta Williams e Victoria Morsell (l’altra protagonista). Dopo una quindicina di minuti scattò la scintilla e ricordo ancora lo sguardo di Roberta che sembrava dire “questo è proprio quello che stavo cercando”. Al momento non sapevo ancora nulla del copione, ma penso che avessi la faccia perfetta per il personaggio psicopatico che aveva in mente.

Stef: A proposito di questo, puoi dirci quale è stato il primo impatto e i primi giorni di produzione di Phantasmagoria?

David: Qualche giorno dopo andai negli uffici della Sierra a Oakhurst, che tra l’altro era molto vicino al Yosemite National Park, e mi diedero il copione. Quando facevo film e telefilm ero abituato a copioni di 130 pagine, questo era invece un malloppone infinito di pagine. Quando chiesi loro di accennarmi la trama, mi dissero “immaginati qualcosa sullo stile di Shining, dove tu sei il personaggio interpretato da Jack Nicholson… ma ancora più pazzo”. E li ho realizzato che mi sarei proprio divertito. È stata un’esperienza nuova ed inedita per molti di noi, ma per fortuna tutto è andato molto bene. Abbiamo fatto tanti esperimenti, ma Sierra aveva il giusto budget e soprattutto anche il tempo per potere curare con calma tutti i dettagli.
Il primo giorno Victoria Morsell ed io andammo al lago per fare una delle prime riprese. La notte stessa lessi tutto il copione ed è stato divertente scoprire quali scene avrei girato nei giorni seguenti. Sono stati i 3 mesi più belli della mia vita.

Stef: Parlaci di Don Gordon, il personaggio che interpreti nel gioco.

David: Beh, all’inizio del gioco il personaggio è… me. Come sono nella vita reale, amabile, dolce e gentile. Non stavo neanche recitando (ride). Invece le mie sorelle dicono che nella vita reale sembro di più come il personaggio diventa nella seconda parte del gioco (ride). Scherzi a parte, è un bravo ragazzo… fino a quando lei non apre quel dannato libro!

Stef: Il ruolo del cattivo è stato un ruolo differente rispetto a quello che eri abituato a fare nei film?

David: Fammi pensare… ho fatto un sacco di b-movie horror dove venivo ucciso e ho fatto anche il cattivo. È un ruolo che mi diverte fare. Nel gioco comunque non ho realizzato la portata del mio ruolo fino a quando il gioco non è stato pubblicato.

Stef: Com’é stata l’esperienza delle riprese, considerando tutta la nuova tecnologia utilizzata? È stato molto diverso rispetto a fare le riprese per un film?

David: È stato molto, molto differente. Tutto quello che avevamo era questo enorme spazio pitturato di blu e diverse videocamere digitali che ti filmavano da ogni angolazione. Non c’erano mobili, niente. Ogni volta dovevano dirci in quale scena ci trovavamo, un secondo prima era il salotto e un secondo dopo era il giardino. Molte volte è capitato che dovessimo interrompere le registrazioni perché avevo un braccio in un muro o in qualche altro oggetto virtuale, nonostante per terra ci fossero degli indicatori. In più, per un paio di settimane non potevamo vedere il tutto montato. Oggi è la normalità, ma al tempo era una novità assoluta per me.

Stef: Hai avuto un po’ di libertà durante le riprese per quanto riguarda le battute e la recitazione?

David: No, lei ci ha sempre detto di attenerci al copione e alle sue indicazioni soprattutto perché aveva la sua visione da portare avanti. Roberta è una persona squisita e durante le riprese ha sempre avuto il massimo rispetto da tutti. Ascoltava comunque tutti e aveva molta pazienza, soprattutto perché non eravamo avvezzi a quella tecnologia. Abbiamo subito realizzato la quantità di lavoro che c’era dietro le quinte per lei e per tutte le altre persone coinvolte.

Stef: Nel gioco c’é anche una scena molto controversa, una violenza sessuale. Raccontaci le tue impressioni e come è stata affrontata la scena sul set.

David: Si, ci sono state molte discussioni su questa scena. Roberta era molto preoccupata anche delle reazioni al di fuori del gioco. Con Victoria abbiamo deciso non non provare questa scena in anticipo e di non rifarla. Lei era molto tranquilla. Io non sapevo cosa avrei fatto, sapevo solo che non dovevo muovermi troppo per non uscire dal set virtuale. Sul set abbiamo anche fatto allontanare tutte le persone non necessarie alla scena. Pensandoci adesso, scene come questa al giorno d’oggi si vedono nei telefilm in seconda serata sulla televisione pubblica.

Stef: Raccontaci come era una giornata tipica sul set.

David: Erano sempre giornate molto rilassate, almeno per noi. L’atmosera era ottima. Cominciavamo sempre con molto caffè. Poi dipendeva molto dal tipo di scena che avremmo dovuto girare, soprattutto per quanto tempo saremmo dovuti restare in sala trucco.
Una cosa divertente era che molti dei volontari che stavano aiutando erano anche membri dei vigili del fuoco del Yosemite National Park e ogni tanto capitava che dovessero tutti scappare per un’emergenza e dovevamo aspettarli fino a quando il fuoco non era stato spento. Magari restevamo per la giornata intera senza lavorare.

Stef: Parlaci di Victoria Morsell, che nel gioco interpreta tua moglie Adrienne Delaney. Prima di tutto, sono vere le voci che dicono che avete avuto una relazione al di fuori del set?

David: Ebbene si, siamo usciti per un po’ (ride). In effetti siamo entrati in sintonia sin dal primo minuto. C’era una buona energia tra di noi, non solo a livello professionale ma anche personale. Poi siamo restati molto amici anche se purtroppo è da molto tempo che non la sento… ma per nessuna motivazione negativa, ognuno adesso ha la sua vita e le auguro ogni bene.

Stef: Parlaci ancora di Roberta Williams e Sierra Online. Li conoscevi di fama prima di lavorare a Phantasmagoria?

David: Avevo già sentito parlare dei loro giochi. Aveva già un ottimo seguito, ma purtroppo a casa non avevo il computer per provarli in prima persona. Quando ho poi avuto la fortuna di conoscerla e lavorare con lei mi ha raccontato tutta la sua storia e quella di Sierra Online. È una persona fantastica. Ken, suo marito, invece l’ho visto solo una volta sul set e siamo andati a cena assieme ma Phantasmagoria era tutto di Roberta.

Stef: Come erano i rapporti con gli altri attori e membri della troupe?

David: Erano ottimi, in effetti sono ancora in contatto con qualcuno di loro. Uno in particolare della troupe è un mio grandissimo amico.

Stef: Hai qualche curiosità o fatto divertente che è successo durante la realizzazione del gioco?

David: Beh, non avevamo smartphones… altrimenti sai quante cose avrei potuto filmare o fotografare, ma forse è meglio così. In effetti ci sono tante cose da dire, visto che abbiamo passato tre mesi a stretto contatto, ma non saprei quali sono appropriate (ride).

Stef: Hai conservato qualche ricordo fisico dal set?

David: L’unica cosa che ancora conservo è il copione, con tanto di annotazioni di Roberta e qualche fotografia Polaroid, e il mio costume originale.

Stef: Cosa ricordi di quando il gioco è stato rilasciato sul mercato?

David: Ricordo che non abbiamo avuto la possibilità di giocarlo in anticipo, ma quando abbiamo cominciato a vedere che molte nazioni diverse parlavano del gioco abbiamo capito che era qualcosa più grande di noi. Personalmente sono riuscito a giocarlo solo sette mesi dopo la pubblicazione, con Victoria, e siamo rimasti (positivamente) scioccati.

Stef: Eri o sei un videogiocatore?

David: No, non proprio. Giocavo nelle sale giochi a Galaga, Pacman e altri classici e poi ho cominciato a giocare su un vecchio videogioco di un mio amico ma niente di comparabile a quelli attuali.

Stef: Hai mai giocato a Phantasmagoria 2? O sei stato inizialmente coinvolto nel progetto?

David: Ricordo di avere una breve chiacchierata con Roberta, ma mi aveva detto che sarebbe stato qualcosa di assolutamente differente. L’ho comunque provato e mi era piaciuto.

Stef: Cosa hai fatto nel frattempo?

David: Dopo sono subito tornato alla televisione, ai film e alla pubblicità. Abbiamo passato un anno assieme a Victoria a Los Angeles facendo altri corsi e ci siamo tenuti occupati. Poi mi sono voluto prendere una pausa da questo mondo.

Stef: Quali sono i tuoi progetti per il futuro

David: Sto lavorando a qualcosa di molto bello, ma non posso assolutamente rivelare niente al momento.

Grazie mille a David Homb per la piacevolissima chiacchierata!

Scritto da : Stefano Mac

Appassionato di videogiochi. Come tutti. Crede nell'esistenza della scimmia a tre teste. Come tutti.

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