Blue Reflection: The Quartet (Nintendo Switch 2)

Blue Reflection: The Quartet (Nintendo Switch 2)

3.75

✓ Was uns gefällt

  • 🟢 Quattro giochi in un solo pacchetto
  • 🟢 Colonna sonora ben fatta, tanti personaggi, i combattimenti a turni "funzionano"
  • 🟢 Second Light è il più qualitativo del lotto...

✕ Was uns nicht gefällt

  • 🔴 ...ma su Nintendo Switch 2 il porting è pigro (framerate instabile e sembra di giocare alla versione della prima Nintendo Switch)
  • 🔴 Un mahou shojo che, se confrontato con altre opere, non è memorabile
  • 🔴 Alla lunga è molto ripetitivo

Il genere mahou shoujo è stato uno dei più apprezzati per chi, come lo scrivente, è nato negli anni novanta. Oggi, di quel genere, a parte qualche opera sporadica, è una terra arida, tanto per essere al limite di un eufemismo. Nell’ambito dell’animazione, solo le Pretty Cure hanno una cadenza regolare ma, ormai, anche per quell’opera è più una ripetizione della formula senza più qualcosa da dire davvero (non al livello della direzione artistica e storia di HeartCatch Precure, per fare un esempio). L’industria dell’intrattenimento, che sia di animazione, manga o videoludica, ha ormai smesso di investire sul modello della ragazza magica che si trasforma per combattere.

Effettivamente,  non sarebbe intellettualmente onesto che quello che ha creato la Takeuchi resta, e resterà sempre, forse il capostipite del genere. Sailor Moon resta e resterà, insieme ad alcune opere dell’universo Clamp, forse l’unico vero mahou shojo degno di nota…pure ai giorni nostri, dopo quasi 33 anni dalla nascita dell’opera. Note d’onore vanno ad alcune opere di inizio millennio per risollevare il genere: tra cui il progetto Mahou Shoujo Lyrical Nanoha, che portava un’impronta più action a Puella Magi Madoka Magica, capolavoro a mio parere nato dalla mente di Gen Urobuchi che ha letteramente reso il genere più maturo, malinconico e certamente non con un finale che molti si aspetterebbero. Madoka ha generato anche un gacha su mobile, Magia Record, durato ben sette anni in Giappone, prima della chiusura, e solo uno negli States. Oggi sopravvive con Magia Exedra, erede minore del titolo menzionato poc’anzi. Altrimenti, qui c’è il deserto dei tartari, tanto per fare un allegoria.

In questo panorama entra in sordina Blue Reflection Quartet, raccolta pubblicata da Koei Tecmo e sviluppata da Gust che unisce in un’unica confezione i quattro capitoli della saga: Blue Reflection, l’originale del 2017, l’adattamento interattivo dell’anime Ray, il capitolo mobile Sun, e Second Light del 2021, usciti principalmente su console Sony e PC. Character design e supervisione artistica sono di Mel Kishida e, sulla carta, ben quattro giochi sembra assai generosa: abbiamo circa cento ore di gioco in un’unica raccolta, quattro storie, un cast oseremo dire vasto di eroine, al prezzo di CHF 50.00 sullo store online di Nintendo. Per una questione portabilità, altresì di curiosità nel testare un porting di questo tipo nato appunto su console portatili, abbiamo ottenuto il gioco su Nintendo Switch 2. Ebbene, la versione per Nintendo Switch 2 non solo è praticamente uguale alla versione della prima Nintendo Switch e, anzi, mal si comprende perché il gioco è stato venduto in due versioni separate. Il frame rate è bloccato a 30fps, fisso, sia in modalità docked sia in portatile. La risoluzione arriva ad appena 1080p, stesso target della versione Switch originale (docked). Le uniche “appena” visibili migliorie sono forse le ombre, qualche dettaglio in più e texture che (sembrano, e spero) ad alta risoluzione. Parto però dal presupposto che sia inaccettabile accettare una simile conversione, non sull’hardware di Nintendo Switch 2 di un gioco che girava, a suo tempo su PS Vita. A titolo di confronto, la versione PlayStation 5 gira a 60fps con risoluzione fino a 4K. Il divario è imbarazzante. Koei Tecmo ha trattato la Nintendo Switch 2 come se fosse la prima Switch e il risultato è, scusatemi il termine, quasi imbarazzante. Il vero problema non è tecnico nel senso dei numeri nudi e crudi. È un problema secondo il sottoscritto di identità. Blue Reflection è una serie che vive, a mio parere, sull’estetica. Volentieri nell’essere smentito, ma non si tratta di un JRPG e basta… è un JRPG che si ispira al genere Maho shojo. Il character design di Kishida, le trasformazioni delle eroine, l’atmosfera eterea e sognante, la colonna sonora: questi sono gli elementi che dovrebbero far spiccare una simil opera, senza dimenticare certamente il combat system, ma comunque…le basi del genere!! Quando un gioco costruisce la propria ragione sulle trasformazioni, gli attacchi e il combat system delle guerriere, dev’essere bello da vedere o comunque artisticamente avanti. Quella bellezza su Nintendo Switch 2 non emerge. Le trasformazioni, momento culminante dell’esperienza magical girl, perdono impatto a 30fps. Non sono fluide, non sono cinematografiche, non sono, a mio parere, memorabili. Ci sono arrivati meglio Marvellous a questo concetto con Senran Kagura (che non appartiene al genere maho shojo) piuttosto che Gust con Blue Reflection.

I combattimenti a turni sono anche “gradevoli” da vedere, eleganti con i loro effetti luminosi degli attacchi…ma fini a se stessi. Il sistema ATB-like con frammenti ed ether offre varietà superficiale ma non evolve strategicamente. Le prime ore divertono, poi la ripetizione prende il sopravvento. Nessuna stratificazione tattica, nessuna reale necessità di adattare il proprio approccio. Si vince sempre allo stesso modo, cambiando solo i volti sullo schermo.

Second Light, quarto capitolo della raccolta è, a mio parere, l’unico che vale forse la pena di essere giocato fra i quattro titoli a disposizione. Tuttavia, dopo un po’ di ore la formula si ripete inesorabile fino a diventare quasi un tedio da giocare. Quando un titolo non riesce a catturare il giocatore in quel lasso di tempo, difficilmente migliora dopo. La sensazione è quella di un prodotto costruito bene sulla superficie ma priva di quella qualità di tenere davanti allo schermo, incapace di far sentire il peso emotivo delle scelte e dei legami tra le protagoniste.

Nel 1995, su Super Nintendo, usciva Bishoujo Senshi Sailor Moon: Another Story. Un RPG a turni a 16bit basato appunto dalla maestra Takeuchi, graficamente basic persino per l’epoca, senza animazioni elaborate nelle trasformazioni. Eppure funzionava e aveva una sua anima. Le trasformazioni erano meccanica di gioco: Sailor Moon e Chibiusa si trasformano durante i combattimenti a turni nella versione Super sfruttando la coppa lunare, boostando statistiche e sbloccando mosse esclusive. Esistevano le Link Techniques, attacchi combinati tra due o tre guerriere sailor compatibili, che aggiungevano vera stratificazione strategica. Le formazioni influenzavano il combattimento. Non era un capolavoro, ma poter usare Sailor Saturn e il suo Death Reborn Revolution in un gioco era forse l’apice per un vero fan che si rispetti.

Blue Reflection Quartet su Switch 2 ha una potenza hardware infinitamente superiore a quella del Super Nintendo del 1995. Ma, come risultato, si ottiene un porting pigro. Non è, nel complesso, un brutto gioco. La musica sarebbe anche orecchiabile ottima, i personaggi hanno un buon character design, l’atmosfera per certi versi, c’è. Chi ama la serie e vuole possederla tutta in un’unica raccolta trova qui il modo più conveniente per farlo, soprattutto perché il terzo gioco (Sun) non è più disponibile altrove. Ma Nintendo Switch 2, Blue Reflection Quartet è sconsigliato. Una collezione maho shojo che dimentica cosa rende davvero il genere maho shojo, per il sottoscritto rasenta appena la sufficienza. Peccato.

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Lass

Pusti ist einer der historischen Mitherausgeber von Joypad.ch

Rechtsanwalt, Gamer und Kletterer, hauptsächlich Nintendo-Konsolen- und PC-Spieler.

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