Anteprima: Transference giocato alla gamescom 2018

Transference è un gioco che stiamo seguendo oramai da qualche tempo. Il primo approccio col titolo attualmente in sviluppo presso SpectreVision e Ubisoft Montreal l’abbiamo avuto all’E3 2017 e successivamente alla Gamescom 2017. Ora, ad oltre un anno di distanza, siamo tornati a provare questo interessantissimo titolo VR in uscita in settembre su Oculus Rift, HTC Vive e PS VR.

La demo che abbiamo visto in Germania, fortunatamente, non è né quella mostrata a Los Angeles né quella già disponibile online per tutti. Transference, per chi non lo sapesse, è un gioco davvero molto strano. Si tratta della trasposizione in realtà virtuale di una escape room: il giocatore deve risolvere una serie di enigmi usando ingegno e riflessione. Nella storia del gioco siamo in grado di entrare nella coscienza di tre membri di una famiglia che si sono sottoposti ad uno strano esperimento di trasferimento dei pensieri. Seguendo i punti di vista di tutti e tre, dovremo andare a caccia della verità tentando di sopravvivere agli orrori della psiche umana. Uno dei personaggi principali, il professore, annuncia al giocatore di essere riuscito a creare un transfer di coscienza il quale apre le porte, niente meno, alla vita eterna.

Nella demo di circa 15 minuti alla quale abbiamo giocato dovevamo esplorare una palazzina di tre piani comprendenti uno scantinato. Interagiamo col mondo di gioco tramite i due controller, in questo caso specifico gli Oculus Touch, che rappresentano le nostre mani. Immediatamente siamo rimasti positivamente colpiti dalla pulizia dell’immagine. Si tratta, probabilmente, del gioco in VR che più ci ha colpito per qualità grafica del mondo che ci circonda: pulito, tangibile, consistente. Non si tratta affatto di un risultato semplice da ottenere e ben pochi finora sono riusciti a fare quello che hanno creato gli SpectreVision.

All’inizio della demo siamo immediatamente attirati da un rumore di colpi sordi al piano superiore. Sfortunatamente, una volta saliti le scale, ci troviamo di fronte ad una porta sbarrata. Dall’altro parte i rumori continuano incessanti e, tendendo l’orecchio, sentiamo anche delle voci umane. Attorno alla porta non c’è nulla che ci aiuti ad aprirla. Lasciamo frustrati il pianerottolo in cerca di indizi e, giunti finalmente nel corridoio antistante la cantina, troviamo il pomolo della porta dell’appartamento C, lo stesso da cui giungono i rumori. Tornati sul posto però ci rendiamo conto che il pomolo è al suo posto… abbiamo in mano un duplicato? Parte della soluzione degli enigmi di Transference richiede al giocatore di cambiare punto di vista interagendo coi pulsanti delle luci. Mezza scala più in basso rispetto a dove ci troviamo c’è un pulsante e se lo premiamo passiamo dal punto di vista di un personaggio all’altro, in questo caso cambiamo tra la visione del padre e del figlio della famiglia sulla quale stiamo indagando.

Appena cambiato il punto di vista ci rendiamo conto che qualcosa non va: è buio, ci sono tonalità di colore rosso scuro, disegni coprono le pareti e riportano, disegnati dalla mano di un bambino, scritte inquietanti “non andare nell’oscurità” e “aiutatemi!”. Molti disegni fatti con una penna nera mostrano lo stato mentale sconvolto del povero ragazzino. Ci accorgiamo anche che alla porta manca il pomolo che teniamo in mano e, una volta posizionato, sblocchiamo dei dati corrotti della simulazione in cui ci troviamo. La porta si apre e siamo all’interno dell’appartamento. Di nuovo, messaggi e oscuri presagi ci accolgono. Se cambiamo di nuovo prospettiva ci troviamo in un appartamento normale, dove nulla è particolarmente fuori posto tranne un messaggio alla segreteria telefonica di una donna preoccupata dal fatto che nessuno si sia fatto sentire da settimane. Nella versione del bambino invece l’ambiente è sempre più oscuro, malato e distorto. Esploriamo un po’ gli ambienti nelle due versioni fino ad arrivare in cucina dove troviamo una radio. Interagendo con una manopola per sintonizzare la frequenza riusciamo a sentire padre e figlio che discutono: il primo cerca invano di calmare il secondo, palesemente terrorizzato da qualcosa che lo sta cercando. Finito il discorso scopriamo che il professore iniziale non è altri che il padre del ragazzo e che si accusa di essere un terribile genitore che non ha saputo aiutare il figlio. La demo termina con un mostro nero che ci attacca.

Transference è maledettamente intrigante e ha saputo davvero tenerci sulle spine. Purtroppo non riesce ad eliminare completamente la nausea da VR perché, per muoverci nel mondo di gioco, usiamo un sistema di movimento classico e non il teletrasporto (già usato da altri giochi) che permette di ridurre a zero il motion sickness. Il gioco uscirà comunque anche in 2D per tutti coloro che non possono o non vogliono giocare in VR sebbene questa modalità sia quella per cui il gioco è stato creato. Non vediamo l’ora di provare la versione finale.

 

Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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