Anteprima esclusiva: Assassin’s Creed Odyssey

Assassin’s Creed è una serie che non ha di certo bisogno d’essere presentata. Dopo parecchi episodi usciti in modo seriale, quasi ossessivo, Ubisoft ha fortunatamente deciso di rallentare lo sviluppo di nuovi capitoli e di rinfrescare una IP che stava diventando decisamente troppo serializzata.

Il nuovo corso della saga degli assassini è iniziato nel 2017 con Assassin’s Creed Origins e ora, nel 2018, si appresta a proseguire il rinnovamento con Odyssey. Agli inizi di settembre siamo stati a Parigi per provare circa 6 ore di campagna su PlayStation 4 Pro e per farci un’idea piuttosto completa della direzione presa dal team di sviluppo.

Vacanze in Grecia 431 BC

Assassin’s Creed Odyssey racconta la storia di Alexios o Kassandra, fratello e sorella spartani il cui legame nella vicenda non ci è ancora del tutto chiaro. I due vengono separati all’inizio del gioco in una lunga sequenza che non vogliamo assolutamente rovinarvi, ci limiteremo a dirvi che la vita di un giovane spartano non era affatto delle più facili. La nostra avventura, che abbiamo scelto di condividere con Alexios, inizia sull’isola di Kephallonia. Alexios è stato cresciuto da Markos, uno strano uomo sempre alla ricerca di ricchezze e con un particolare spregio per le conseguenze delle sue azioni. L’ingrato compito di Alexios è quello di rimediare ai pasticci del suo mentore, recuperando crediti, picchiando banditi e tutta una serie di altri compiti ingrati. Mentre avanziamo nelle prime ore del gioco avremo la possibilità di fare conoscenza con diversi personaggi, imparare a destreggiarci con le diverse armi del gioco e affinare le nostre abilità di guerriero. Non vogliamo soffermarci troppo sulla storia del gioco e nemmeno spiegarvi com’è un Assassin’s Creed. Per quanto riguarda il gameplay, esso non è molto diverso da Origins. Ritroviamo un esteso sistema di armi e armature e un sistema di albero delle abilità che ci permette di sbloccare tutta una serie di abilità speciali in base al nostro stile di gioco. Per quanto riguarda armi e armature ogni pezzo ha le sue statistiche e potrà essere migliorato andando a visitare un fabbro e pagando il giusto prezzo in risorse e dracme. Le abilità invece vanno sbloccate con dei punti abilità che guadagneremo ad ogni aumento di livello.

Troveremo poteri attivi e passivi, come nei più tradizionali RPG. La novità sta nei poteri attivi che possono essere a ranged (a distanza) o melee (a contatto). Nel caso dei poteri a contatto siamo riusciti a sbloccarne solo un paio: il calcio da spartano (la famosa scena di 300? Proprio così!) e la cura istantanea. Ogni potere richiede un certo quantitativo d’adrenalina per essere usato, rappresentata da una barra nella parte inferiore dello schermo. Una volta caricata in combattimento, potremo attivare il potere desiderato (fino a quattro disponibili) tenendo premuto il trigger o il bumper destro (uno per i poteri a distanza, uno per quelli a contatto) e selezionando quello che vogliamo. Nelle ore a cui abbiamo giocato a Odyssey non abbiamo mai smesso di usare entrambi i poteri: il calcio spartano è spettacolare per rompere la guardia dei nemici, anche di quelli più potenti (ed è fortissimo da vedere) mentre la cura è indispensabile quando decidiamo di attaccare nemici molto più forti di noi. Proprio come in Origins, ogni nemico ha un livello ben visibile sopra la testa. Più il divario tra noi e loro aumenta e più sarà difficile, per non dire impossibile, batterli. Durante i combattimenti, che possono essere anche molto caotici, è quindi assolutamente necessario sfruttare al meglio ogni potere a nostra disposizione. Specialmente quando avremo sbloccato anche i poteri a distanza, che sfrutteremo principalmente attraverso un arco. La combinazione di colpi di spada, lancia, picca (e via dicendo) con qualche freccia ben piazzata si è dimostrata quasi sempre una strategia vincente.

In Odyssey vedremo il ritorno di tanti elementi di Origins ma ogni cosa è stata ampliata e rifinita. Le aggiunte poi sono piuttosto significative, come ad esempio il sistema delle taglie. Più saremo violenti e sanguinari e più la taglia sulla nostra testa aumenterà. Ci saranno mercenari che ci cercheranno attivamente per la mappa sperando di portarsi a casa la nostra testa. Ci sono diversi modi per regolare la questione: pagando alcune persone per ridurre il nostro livello di ricercato oppure, cosa ben più soddisfacente, potremo andare a cercare personalmente il mercenario e liquidarlo. Un comodo menu di gioco ci terrà costantemente informati sul nostro stato e sull’identità delle persone sulle nostre tracce. Ritornano poi le battaglie navali, una volta che avremo acquisito nave ed equipaggio. La sola differenza rispetto ad un Assassin’s Creed Black Flag è che questa volta non avremo a disposizione cannoni ma archi e frecce! Interessanti anche le battaglie su larga scala: sezioni speciali del gioco in cui ci ritroveremo su un campo invaso di nemici. Il nostro compito sarà principalmente quello di individuare ed eliminare i capitani nemici in modo da indebolire l’esercito avversario. Nella nostra demo abbiamo incontrato una sola di queste battaglie, verso la fine delle nostre 6 ore di gioco. Durante questi scontri estremamente brutali non abbiamo tempo per riposare o per pianificare alcuna strategia, si tratta di semplice azione e reazione. Attorno a noi soldati alleati e nemici cadono morti continuamente e abbiamo solo il tempo di usare le armi che abbiamo addosso e i nostri poteri speciali. Tuttavia, come per il resto del gioco, anche in questo caso le scelte che abbiamo fatto possono influenzare la difficoltà dello scontro. Nel nostro caso, abbiamo deciso di non ridurre il nostro livello di ricercato e di non liquidare un pericoloso mercenario. La conseguenza è stata che ce lo siamo ritrovato contro in battaglia: un nemico formidabile di due livelli sopra di noi che non siamo riusciti a liquidare. La soluzione, suggeritaci da uno degli sviluppatori del gioco, è stata di andare ad eliminarlo prima della grande battaglia in modo da non trovarcelo davanti nel momento cruciale. Eliminato lui, la lotta è stata decisamente più semplice!

Una questione di scelte

Durante la presentazione del gioco il senior producer di Odyssey Mar-Alexis Cote ha insistito su un elemento centrale di questo nuovo capitolo: le nostre scelte sono importanti. Il nuovo corso di Assassin’s Creed prevede infatti un nuovo modo, per la serie, di raccontare la storia dei suoi protagonisti. Al posto di offrire al giocatore una storia lineare, in cui non abbiamo sostanzialmente scelte da compiere, si è deciso di optare per un “choice driven storytelling”, un modo di raccontare l’avventura tenendo conto delle scelte fatte dal giocatore. Le risposte che daremo nei dialoghi, il modo con cui decideremo di trattare le persone e le decisioni riguardo alle nostre azioni avranno un impatto sostanziale sullo svolgimento della trama. Si tratta di un cambiamento già timidamente incluso in Origins che però vedremo completo in Odyssey. La prima scelta sarà se giocare come Alexios o Kassandra ma scelta del protagonista non ci impedirà comunque di seguire qualsiasi direzione vorremo in gioco. Piuttosto la differenza, come detto, sarà fatta da tutte le scelte successive. Potremo essere sprezzanti o compassionevoli, avari o generosi, bugiardi, proni all’ira o addirittura fingerci degli dei. A differenza di come saremo, la vicenda attorno a noi cambierà in un modo che non abbiamo potuto davvero valutare nelle poche ore spese sul gioco. Curiosi, abbiamo però interrogato uno degli sviluppatori del gioco.

Quasi all’inizio della campagna dovremo scegliere se risparmiare o meno un villaggio i cui abitanti sono gravemente malati. Nessuno sa come fermare il contagio e alcuni soldati hanno deciso di bruciare tutto e passare ogni persona al fil di spada nel tentativo di impedire che tutta l’isola finisca devastata dal morbo. Una scelta difficile la nostra: risparmiare una famiglia con bambini piccoli e mettere a repentaglio la vita di tutti oppure non intervenire? Durante la nostra partita abbiamo scelto di non fare nulla, nonostante uno dei personaggi del gioco ci avesse espressamente chiesto di aiutare la famiglia malata. Ma se avessimo deciso di fermare la mano dei soldati? Beh, a quanto pare la malattia avrebbe invaso tutta l’isola, uccidendo decine e decine di persone. Una conseguenza che avremmo potuto vedere coi nostri occhi una volta ritornati dalle nostre avventure. A nostro modo di vedere si tratta di una meccanica intrigante. Intendiamoci, non è niente di nuovo e molti altri giochi l’hanno già fatto in passato ma applicato ad Assassin’s Creed è una meccanica che porta una ventata d’aria fresca più che benvenuta. C’è un’altra aggiunta degna di nota, una scelta che avrà un impatto piuttosto importante sul modo di giocare. All’inizio della partita dovremo scegliere se giocare in modalità guidata o in modalità esplorazione. La prima è la modalità classica di Assassin’s Creed con punti di navigazioni chiaramente evidenziati sulla mappa di gioco, quest e obiettivi ci vengono attribuiti in modo automatico. Possiamo però optare per la modalità esplorazione, quella consigliata dagli sviluppatori. In esplorazione il giocatore deve investigare nel mondo per trovare obiettivi e quest. Ad esempio, per scoprire la posizione di una missione ci saranno dati alcuni indizi testuali che dovremo usare nella mappa di gioco per scegliere dove andare. Abbiamo optato per questa modalità, visto che ci è stata caldamente raccomandata. È probabilmente presto per dare un giudizio su questa novità, visto che abbiamo giocato solo 6 ore al gioco, ma ci è parsa più una perdita di tempo che altro. Certo, se vogliamo giocare il più RPG possibile si tratta di un’opzione interessante ma, da quanto abbiamo capito, non ci sono vantaggi nell’usare questa modalità rispetto all’altra (niente ricompense extra o punti XP in più perché abbiamo fatto noi il lavoro “investigativo”). Siamo sempre dei grandi fan della scelta libera e siamo sicuri che la modalità esplorazione piacerà a molti di voi mentre per tutti gli altri c’è il sistema classico.

Sconfinato

Assassin’s Creed Odyssey è un gioco sconfinato. La mappa di gioco è enorme e nonostante le nostre ampie peregrinazioni siamo riusciti a vedere solo l’isola di Kephallonia e scoperto una piccola parte di Phokis. Altrettante sconfinate sono le cose da fare: missioni principali, secondarie, caverne da esplorare, nemici da liquidare, segreti da trovare e via dicendo. Ancor più di Origins, Odyssey spinge sulla componente RPG al massimo. Quasi nulla è obbligatorio ma tutto ci porterà dei vantaggi in termini di abilità, equipaggiamento o soldi. E proprio come in altri giochi saremo liberi non solo di uccidere ma anche di intraprendere storie d’amore con vari personaggi che incontreremo lungo la nostra strada. Ci è stato ripetuto moltissime volte durante la nostra giornata parigina: in Odyssey ci sono tante scelte ma nessuna è intrinsecamente giusta o sbagliata. Tutte però avranno conseguenze sia piccole che grandi (potenzialmente molto grandi da quanto abbiamo potuto vedere). Aggiungete a questo mix una storia che ci ha genuinamente intrigato e qualche pizzico di humor che decisamente non ci aspettavamo di trovare per fare di Odyssey un titolo estremamente interessante non solo per i fan di lunga data della serie ma anche per i neofiti. La trasformazione di Assassin’s Creed da gioco puramente d’azione a azione RPG sembra aver dato i suoi frutti, fornendo maggiore profondità ad una serie che aveva bisogno d’offrire più libertà al giocatore a 360 gradi e non solo rendendo gli ambienti di gioco più vasti.

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Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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