Wolfenstein: Youngblood

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Wolfenstein: Youngblood

È passato poco più di un anno da quando parlammo di Wolfenstein II – The New Colossus su Nintendo Switch. Ora, è tempo di guardare al futuro e alle nuove leve. Nella fattispecie, a Wolfenstein Youngblood, un sequel che mescola un po’ le carte in tavola: davvero Bethesda, MachineGames ed Arkane Studios hanno messo da parte William J. Blazkowicz?

Due badass

Esatto, in Wolfenstein Youngblood non troviamo più il capitano Blazkowicz protagonista delle nostre battaglie contro il governo nazista ma le sue giovani figlie Soph e Jess. Due protagoniste che aprono le porte a meccaniche di gioco interessanti e ad un titolo pensato per essere giocato in cooperativa online, una scelta che pochi sviluppatori prendono di questi tempi.

Youngblood, ambientato negli anni 80, si apre con le gemelle Blazkowicz intente ad essere addestrate dai genitori per diventare delle ammazza nazisti di prim’ordine. Le due giovani donne hanno il potenziale per essere due combattenti formidabili ma sono ancora, nell’animo, due teenager spensierate. Le cose si fanno immediatamente serie quando il padre scompare misteriosamente, senza lasciare alcuna traccia. Per Soph e Jess è ora di abbandonare il nido, andare in una Parigi occupata dai tedeschi e mettersi sulle tracce di Blazkowicz. Non che la direttrice dell’FBI Grace Walker sia particolarmente contenta della decisione delle gemelle e di sua figlia Abby, arrivando perfino a proibire tale missione! Un piccolo furto d’uso dopo e siamo finalmente in viaggio per la Francia. Una volta giunti sul posto saremo contattati dalla resistenza francese e, una volta dato prova del nostro coraggio e della nostra abilità, saremo accolti a braccia aperte da chi si oppone contro l’occupazione nazista. Ben presto ci ritroveremo non solo a cercare nostro padre ma anche ad aiutare attivamente diversi membri della resistenza in missioni di disturbo, assassinio e spionaggio.

Un po’ diverso

Younglbood si apre con una scelta: Jess o Soph. In soldoni non cambia molto chi sceglieremo di usare, se non fosse per l’aspetto fisico del nostro personaggio e alcuni tratti decisamente secondari. La personalizzazione, quella vera, si farà in gioco customizzando non solo l’aspetto fisico della nostra tuta Da’at Yichud ma anche una lunga serie di attributi fisici e poteri speciali. Si passa dal classico aumento di vita e recupero a poteri più offensivi come la possibilità di portare armi pesanti o anche di colpire ferocemente gli avversari. Anche le armi sono personalizzabili in diverse componenti come castello, impugnatura, caricatore e ottiche che cambiano in modo anche piuttosto importante il loro utilizzo. L’esempio più ovvio è montare un’ottica dotata di illuminazione su un fucile: sarà indispensabile per le sezioni nei sotterranei in cui altrimenti saremmo ciechi ma con l’ovvio svantaggio di attirare l’attenzione dei nemici su di noi. Fortunatamente Younbglood permette un approccio flessibile ai combattimenti: possiamo farci strada vomitando piombo su qualsiasi cosa si muova ma anche usare la mimetizzazione ottica della nostra power armor che garantisce un ottimo camuffamento per qualche decina di secondi, spesso sufficienti per sgusciare dietro le spalle di qualche soldato di ronda.

In questo gioco ci vediamo parecchio lo zampino di Arkane Studios e Dishonored. A differenza degli ultimi titoli infatti qua siamo di fronte ad un mondo “open”. Usiamo le virgolette perché in realtà Parigi è divisa in distretti separati da caricamenti: per andare in un posto o l’altro dovremo prendere la metropolitana e non potremo muoverci in città senza soluzione di continuità. Le missioni ci faranno tornare spesso (forse troppo spesso) nelle stesse zone alla ricerca del nostro prossimo obiettivo. Un approccio simile a quanto visto in Dishonored, un titolo proprio di Arkane. La città disegnata per questo Youngblood è forse un po’ ripetitiva ma sa offrire anche opzioni interessanti al giocatore, specialmente se ci prendiamo la briga di osservare con cura le vicinanze. Grazie alle abilità di salto delle gemelle Blazkowicz potremo spesso utilizzare passaggi alternativi, magari attraversando appartamenti più in alto rispetto al livello della strada oppure scivolando tra le ombre su tubi e condutture. La varietà dei percorsi non è estrema ma sufficiente a permettere, come dicevamo poco fa, diversi stili di gioco a dipendenza dei nostri gusti ma anche della situazione. Dal momento che la progressione in gioco si fa a livelli, capiterà specialmente all’inizio di imbatterci in nemici semplicemente troppo potenti per noi e dovremo fare di tutto per evitare lo scontro diretto, pena la morte. Proprio a questo proposito, la vita delle gemelle è condivisa. Soph e Jess hanno una barra dell’energia separata che va riempita trovano medikit e altre fonti di cura, oltre che una barra d’armatura che va riempita allo stesso modo. Tuttavia, abbiamo a disposizione solo tre vite. Nel caso che una delle due finisca a terra starà all’altra andare a riportarla in gioco, con una meccanica ben nota ai gamer. Alternativamente, possiamo arrenderci, sprecare una vita, e tornare subito in gioco. Ovviamente si tratta di una meccanica pensata per il co-op, in grado di mettere davvero pressione sul giocatore rimasto in partita. Nel caso che scegliamo di giocare da soli invece, con l’altra gemella gestita dalla IA di gioco, il salvataggio è praticamente sempre garantito (a meno che, può succedere, l’IA si ritrovi in seria inferiorità numerica e molto distante da noi – in quel caso sono cavoli amari).

Visivamente Youngblood è piacevole, l’abbiamo giocato su PC in qualità ultra e non siamo rimasti insoddisfatti. Nonostante l’ambientazione anni 80 non abbiamo percepito alcuna forzatura sul tema e qualche elemento di cultura pop compare qua e là, ma solo per quanto riguarda elementi di decoro marginali e gli immancabili collezionabili come cassette audio e occhiali 3D rossi e blu. L’audio è totalmente in italiano ed è di buona fattura.

Ah, Parigi…

Wolfenstein Youngblood ha i suoi pregi. Principalmente, andrebbe giocato in cooperativa. Se optiamo per la versione Deluxe Edition potremo invitare un amico che non possiede il gioco a giocare con noi. E in ogni caso il prezzo di questo capitolo non è da tripla A ma un po’ meno! Possiamo anche scegliere di giocare online con persone a caso, ospitando o entrando in una partita a caso ma poi dipende tanto da chi vi ritroverete nel team e dallo stile di gioco. Nonostante i suoi punti positivi però Wolfenstein Youngblood ci è parso meno grintoso e con meno stile dei titoli con B.J. Blazkowicz e il backtracking si farà presto abbastanza tedioso. Un po’ più di varietà nelle ambientazioni non avrebbe certo fatto del male.

Ci piace

  • Divertente in co-op
  • Doppiaggio
  • Personalizzazione dei personaggi

Non ci piace

  • Backtracking alla lunga noioso
  • Meno divertente da soli
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.