Wolfenstein II: The New Colossus

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Wolfenstein II – The New Colossus (Switch)

Ritorniamo a parlare di Wolfenstein II – The New Colossus in occasione dell’uscita della versione per Nintendo Switch. Un port del genere non è affatto uno scherzo, vista specialmente l’eccellente qualità visiva e la complessità di certi livelli del gioco visti su PS4, Xbox One e PC. Ma dopo aver giocato a Doom l’anno scorso, avevamo grandi speranze! Vediamo com’è andata con una recensione delta!

Uno sparatutto dalla trama di tutto rispetto

In Wolfenstein II riprendiamo la storia di William J. Blazkowicz, a malapena sopravvissuto agli scontri coi nazisti durante The New Order. Lo ritroviamo come un uomo distrutto, sia fisicamente (a causa di una ferita mortale causata da una granata) che nello spirito. Mesi di coma e una lunghissima lotta per recuperare la sanità sia fisica e mentale, lotta che il nostro eroe sembra stia perdendo. Ci risveglieremo dopo 5 mesi di coma, con il corpo deturpato dalle ferite di mille battaglie, incapace perfino di camminare. Il problema è che si risveglia proprio nel bel mezzo di un attacco nazista (la solita fortuna). Purtroppo da qui in poi diventa un po’ difficile non spoilerare alcuni punti chiave della trama. Vi basti sapere però che, nonostante si tratti di un videogioco fantastorico che mescola temi ucronici ad altri fantascientifici, lo sviluppo della storia cerca di giustificare quasi ogni minimo dettaglio. Non si limita a raccontarvi la classica storia dell’eroe di turno. Blazkovicz è davvero un uomo a pezzi, sia fisicamente che emotivamente, e lo sviluppo della trama ci spiega come farà a rimettersi in piedi. La trama messa in piedi da MachineGames è molto meno scontata di quanto sarebbe lecito attendersi da un gioco di questo tipo ed è divertente svelarne i misteri mentre avanziamo per gli oscuri corridoi del sottomarino, tra le macerie di New York e chissà quali altri posti.

Un gameplay molto vario

Così come DOOM e come il suo predecessore, Wolfenstein II è un FPS che offre una velocità di azione davvero incredibile. Una cosa che abbiamo potuto apprezzare e stata la possibilità di utilizzare due armi (stealth a chi!?) Una feature già presente nel precedente capitolo, implementata comunque con cognizione di causa: su console per fare fuoco si utilizzeranno alternativamente o contemporaneamente entrambi i pulsanti dorsali. È anche possibile tenere in mano armi di diverso tipo, per variare maggiormente l’approccio tattico (beh, di tattica non ce n’è poi tantissima in realtà) nell’affrontare ad esempio semplici soldati assieme a miniboss molto più potenti. Blazkovicz può contare su una sorta di ramo talenti, che potenzierà alcuni tratti fisici come la rigenerazione della salute e la velocità di movimento da abbassati, o permetterà ad esempio di portarsi in giro più munizioni. Sbloccare i talenti richiederà un approccio non convenzionale, ovvero portare a termine serie di uccisioni in circostanze particolari.

A un certo punto della storia, in oltre, saremo poi chiamati a scegliere dei potenziamenti particolari da applicare al corpo che permetteranno a Blazkovicz di prendere a spallate i muri, di spiccare enormi balzi o persino di ridurre le dimensioni del proprio corpo per scivolare attraverso condotti. Insomma, oltre alla solita minestra di pallottole e armi, troviamo una piccola componente di personalizzazione e crescita sia delle armi che del personaggio principale che contribuiscono a variare, seppur di poco, un gameplay vario ma comunque legato ai canoni classici del genere first person shooter. Degna di nota la durata della campagna, circa 12-13 ore, e l’aggiunta di missioni extra che vanno sbloccate raccogliendo dei codici Enigma dai cadaveri dei capitani nemici incontrati sul campo di battaglia. Un modo per farci rivisitare ambientazioni già conosciute ed estendere un po’ il tempo speso sul gioco. Pregevole il doppiaggio in italiano, che miscela sapientemente un po’ di tedesco quando ci ritroviamo in presenza di nemici nei livelli o durante le cut scenes. Un’idea che rafforza l’impressione che sia il tedesco e non l’inglese (o l’italiano se giochiamo col gioco doppiato) ad essere la lingua ufficiale del mondo distopico di Blazkovicz.

La versione per Switch

Dopo aver visto il graficone di Wolfenstein II su console (specialmente su Xbox One X e PS4 Pro, oltre che su PC) era assolutamente lecito avere qualche dubbio riguardo un port per una console mobile basata su GPU Tegra. Doom, già portato da Bethesda su Switch l’anno scorso, era in qualche modo riuscito a fare il miracolo seppur con qualche incertezza di troppo per quanto riguarda il frame rate e il frame pacing sulla portatile Nintendo. Ancora una volta, lo studio dietro la conversione per Switch è Panic Button e sembrano aver fatto tesoro dell’esperienza acquisita su Doom.

Iniziamo dalle cose ovvie: frame rate e risoluzione. Su Switch, Wolfenstein II gira a 30 fps e ad una risoluzione variabile. Sia che stiamo giocando in versione docked (Switch è più potente in questa modalità rispetto a quando viene usata in modalità mobile) che in versione mobile il gioco sfrutta una risoluzione dinamica. Non tanto da vedere effettivamente il cambio di risoluzione ad occhio nudo (specialmente sul piccolo schermo da 7 pollici) ma in generale l’immagine è molto meno definita rispetto alle versioni per hardware più potente. Si tratta comunque di una soluzione che approviamo perché grazie ad una risoluzione che si adatta al contesto di gioco, Wolfenstein II riesce ad offrire un framerate più stabile e un frame pacing nettamente migliore, a giovamento del gameplay. Cambiamenti sono stati anche fatti per quanto riguarda le textures, nettamente meno definite su Switch. L’effetto finale, visibile in modo particolare in modalità TV, è quello di un gioco più fosco i cui dettagli si perdono in modo, ahinoi, piuttosto evidente. Anche il LOD è piuttosto aggressivo, con elementi di gioco che appaiono visibilmente mentre ci avviciniamo alla loro posizione. D’altra parte però i livelli sono praticamente uguali alle altre versioni e la loro complessità è stata largamente inalterata. Questo significa aree di gioco grandi con geometrie davvero dense.

Tutto sommato i sacrifici fatti da Panic Button però sono il classico male necessario per offrire un’esperienza di gameplay senza intoppi. A nostro modo di vedere questo approccio “gameplay first” rispetto ad uno “graficone fist” ha senso perché lascia largamente intatto il divertimento offerto dal gioco. Diremmo piuttosto che Wolfenstein II su Switch è un piccolo miracolo tecnico, specialmente se paragoniamo la sua potenza di calcolo rispetto alle altre macchine per le quali il gioco è stato creato. Non ha la qualità delle altre versioni, ok. Ma è comunque piuttosto impressionante.

In definitiva

Wolfenstein II è un gioco davvero maturo, che alterna scene di azione a dir poco frenetiche a cutscene recitate egregiamente. Assistere nel corso della storia allo sviluppo psicologico di un personaggio quasi stereotipato come quello di Blazkovicz è stato inaspettato, ma l’abbiamo apprezzato davvero. Si può dire quindi in definitiva che è stato confezionato un titolo davvero encomiabile, sotto ogni aspetto: un doppiaggio, una colonna sonora e un comparto tecnico che confermano nuovamente l’alta qualità delle ultime produzioni della software house. Il port su Switch ci ha sorpreso non solo per qualità ma anche per lungimiranza nel lasciare il gioco senza stravolgimenti.

Recensione originale di Pirletto the Neg

 

Ci piace

  • Gameplay
  • Conversione Switch
  • Level design e sviluppo a dir poco fantastici

Non ci piace

  • Forse un po troppe cutscene?
  • Poco adatto ai casual gamer
  • Meglio giocare a casa e non in giro!
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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