The Last of Us: Parte I

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The Last of Us: Parte I

The Last of Us, che oramai si chiama The Last of Us: Parte 1, è uscito di nuovo. Originariamente lanciato su PS3 per poi essere rilasciato anche su PS4 come vesione Remastered, arriva ora anche su PS5 come remake.

Stesso gioco, stesse emozioni? Scopriamolo con questa nostra recesione delta!

 

La terra di nessuno

Il cupo mondo devastato di The Last of Us non può che ricordarci un’altra popolarissima serie di fumetti e telefilm: The Walking Dead. Anche in questo caso il tema centrale è la fine dell’umanità, il momento in cui tutti i nostri bei castelli di carta fatti di ordine e pulizia vengono brutalmente mandati all’aria. Nel gioco di Naughty Dog impersoniamo Joel, un uomo tra i 40 e i 50 anni che ha fatto di necessità virtù trasformandosi da impresario a contrabbandiere. I sopravvissuti alla terribile pandemia vivono infatti da una ventina d’anni chiusi in strette e caotiche zone presidiate dove vige una strettissima legge marziale. Per gli abitanti di quello che rimane delle più grandi città americane oramai non esiste più un governo, ma solo il pugno di ferro dei militari. Ma cos’è successo? Tutto è accaduto molto in fretta, un fungo ha cominciato a far ammalare le persone rendendole belve sanguinarie e mutando il loro aspetto. Dai velocissimi Runner ai terribili e sfigurati Clicker, uscire dai presidi militari significa per la maggior parte delle volte andare in contro ad una morte orribile. Ecco che gente come Joel può dunque guadagnarsi da vivere trasportando merce da un punto all’altro dei presidi, magari sgattaiolando alle spalle degli infetti. Ben presto la strada di Joel incrocerà quella delle Luci, un gruppo di ribelli paramilitari i quali ci affidano una strana consegna. Dovremo infatti portare una petulante e sboccata ragazzina quattordicenne di nome Ellie fuori dalla città e consegnarla ad un gruppo di Luci. Il nostro è parecchio riluttante ma poi, a malincuore, accetterà la missione…

The Last of Us comincia la notte in cui tutto andò in fiamme e ci presenta un emozionantissimo prologo interamente giocabile che, sin dai primi istanti di gioco, ci dimostra tutta la bravura degli sviluppatori. The Last of Us immediatamente ci catapulta in un mondo in cui cinema e videogames si amalgamano permettendoci di vivere un’esperienza che prende il meglio di due mondi miscelandoli con sapienza quasi sovrumana. Impossibile restare indifferenti al mix di grafica spettacolare, recitazione di primo livello, ritmo della storia, colonna sonora e doppiaggio italiano (eccellente una volta tanto!). Insomma, bastano 10 minuti scarsi per finire “costretti” a giocare fino all’ultimo minuto e sparando a velocità della luce questo The Last of Us nella top 5 dei giochi da avere in ogni caso. Possiamo tranquillamente paragonare la qualità narrativa di The Last of Us ad altre rare perle, quali Heavy Rain oppure Uncharted.

 

Quattro stagioni, una vita sola…

Durante tutta la durata del gioco, il quale si svolge durante un anno di vita dei due protagonisti, visiteremo un’ampia gamma di zone. Col passare delle stagioni e dei chilometri, Joel ed Ellie impareranno piano piano a conoscersi e a fidarsi l’uno dell’altra. Cominceremo il nostro lungo cammino nella città in cui si sono rifugiati i sopravvissuti ma finiremo per visitare boschi, foreste, cittadine, montagne e luoghi davvero molto oscuri. Il tutto raccontato a regola d’arte, con scene d’intramezzo e dialoghi in game che, con naturalezza, ci svelano piano piano la trama del gioco. Diverse le varie fasi di gioco: esplorazione, stealth, combattimento e dialoghi. Ovviamente non saremo vessati ogni volta da lunghi periodi di caricamento, permettendo a queste diverse fasi di miscelarsi con continuità. Le fasi stealth/combattimento sono forse quelle che ci terranno di più col cuore in gola. In The Last of Us infatti non siamo superuomini, non possediamo decine di migliaia di colpi e non possiamo sicuramente fare prodezze da Superman. Nel 90% dei casi quindi non possiamo affrontare a muso duro più di 2 infetti per volta, pena una morte brutale ed immediata. Proprio come fareste se vi trovaste in una situazione simile, Joel ed Ellie cercano nel limite del possibile di aggirare i nemici, scontrandosi in modo furtivo con un mostro alla volta. Spesso basterà lanciare una bottiglia per fare rumore ed attirare i nemici lontano da loro per passare inosservati. Esiste anche la possibilità di eliminare in modo discreto un infetto che ci sbarra la strada.

Particolare attenzione va riservata ai Clicker, i quali possono ucciderci con un colpo solo se non avremo altro che le nostre mani per difenderci. Insomma, lo spirito di conservazione è tra le qualità fondamentali in questo titolo. Tuttavia gli infetti non sono i nostri nemici peggiori. Esattamente come in Walking Dead, il nemico più pericoloso dell’uomo è un altro uomo! Giocare d’astuzia gli zombie sarà sempre piuttosto facile, mentre fare lo stesso con gli umani sarà un diverso paio di maniche. I nemici umani sono molto intelligenti, sempre pronti ad attuare tattiche di aggiramento e a prenderci di sorpresa. Fondamentale in taluni casi l’aiuto di Ellie, la quale ci coprirà le spalle e ci avvertirà se abbiamo un nemico alle spalle. Spesso ci ritroveremo a giocare attorniati da vari alleati, sia Ellie sia altre persone che incontreremo mano a mano. In questi casi notiamo una pecca piuttosto vistosa: i nemici ignorano totalmente chiunque tranne noi. Starà dunque a Joel muoversi in modo silenzioso mentre i nostri compagni mossi dall’IA potranno tranquillamente correre e fare tutto il trambusto che vogliono senza allertare nessuno. Poco realistico forse, ma che ci risparmia non pochi grattacapi.

 

The Last of Us ricorda per molti versi la serie Uncharted, sia per gameplay che per idee di gioco. Come nelle avventure di Nathan Drake infatti ci troveremo a spingere persone su scale, ad alzare saracinesche e sparare all’impazzata. Essendo un gioco in terza persona, comandare Joel durante i combattimenti richiede l’utilizzo di varie coperture per evitare di essere crivellati di colpi. Il titolo riesce meglio di Uncharted in questi frangenti, evitando quell’effetto colla che molti giochi che si basano sulla copertura attiva invece non riescono ad evitare. Sicuramente questo dettaglio giova molto all’esperienza globale.

C’era una volta Ellie

La storia del DLC, Left Behind, si colloca contemporaneamente nel passato e allo stesso tempo durante la storia principale del gioco, sebbene per accedervi sarà necessario passare da un menù apposito all’avvio del gioco. Lo scopo recondito di questo addon è chiaramente quello di farci conoscere Ellie: perché si comporta come si comporta, cosa le è successo prima di incontrare Joel e del perché sia così scontrosa e sboccata (forse sboccata lo è sempre stata però…). In questo capitolo dell’intreccio Naughty Dogghiano faremo la conoscenza con Riley, l’amica di infanzia di Ellie. La giovane ricompare di sorpresa nella vita della protagonista dopo essere sparita per svariate settimane e ritorna come membra del gruppo sovversivo Le Luci. Comprensibilmente per la povera teenager, già costretta a vivere in un mondo brutale fatto di addestramenti al combattimento, zombie e armi, la perdita dell’amica del cuore è stato un brutto colpo. Ma eccola ritornare misteriosamente una notte, chiedendo di seguirla per andare chissà dove. Ben presto le due ragazzine si addentreranno in un centro commerciale abbandonato, per quello che potrebbe essere una giornata di vacanza per due giovani statunitensi, una fuga dalla realtà come può succedere anche in un mondo non infestato dagli zombie. Left Behind si concentra dunque sullo spiegare il rapporto di amicizia delle due, giovani, inesperte e profondamente immature. Il racconto di una ragazzata speso tra una giostra ancora in funzione, una macchinetta per le fototessere e chissà quale altra meraviglia nascosta.

 

Sopravvivenza del più furbo

The Last of Us è un survival. Tutto in questo gioco ci spinge a cercare di sopravvivere nel modo più efficiente possibile. Proprio per questo motivo spenderemo notevoli quantità di tempo frugando in ogni anfratto, ogni cassetto, ogni bidone cercando preziosissime cianfrusaglie. Come detto, non avremo mai tanti colpi a disposizione (rendendo di fatto gli headshot una necessità impellente) e non troveremo mucchi di armi e medickits ovunque. Troveremo però spranghe, garze, nastro adesivo, forbici, zucchero… ingredienti indispensabili per costruire vari oggetti utili. Un sistema di crafting molto ben congegnato permette al giocatore di costruire coltelli improvvisati, bombe molotov, bombe a chiodi, mazze chiodate, medickits e quant’altro. Tali operazioni si fanno in tempo reale, quindi è necessario sempre pianificare in anticipo le nostre mosse e giungere ben preparati in una potenziale imboscata. Pure le armi, le quali sono ben variate, possono essere potenziate tramite dei pezzi che troveremo in giro. Per finire, pure Joel può potenziare le sue capacità prendendo delle speciali pillole. Rimane il fatto che tutti questi potenziamenti rimangono pur sempre piuttosto realistici e non trasformeranno mai il nostro alter ego in un supereroe. The Last of Us ha un modo tutto suo, particolarmente brutale, per non farvi scordare la vostra mortalità.

Il titolo di Naughty Dog è un parecchio crudo, inutile girarci attorno. Le scene violente sono all’ordine del giorno e, sebbene non siano mai gratuite, ben si adattano al genere di società allo sfascio in cui ci muoveremo. Non lo definiremmo un titolo gore, anche se tra schizzi di sangue e coltellate non è di certo consigliabile ai deboli di cuore. La tempra di Joel non smorza il clima di brutalità, dal momento che per sopravvivere farà spesso gesti eclatanti e privi di empatia. Eppure raramente ci sentiremo in colpa, anche perché sarebbe da pazzi aspettarsi umanità dai nostri nemici.

Una versione su PS5

The Last of Us è semplicemente magnifico. Il lato artistico è curato fino al più minuscolo dettaglio e la grafica lascia letteralmente a bocca aperta, specialmente in questa versione riveduta verso l’alto! I personaggi hanno dettagli perfetti, le espressioni facciali iper realistiche, le movenze perfettamente credibili. I livelli poi raggiungono vette di perfezione ancora inimitate da qualsiasi altro titolo. Ogni filo d’erba, ogni foglia è animata e gode di illuminazione dinamica. Che ci troviamo in una fogna, in un palazzo, in mezzo alla foresta o in villaggio, il motore di gioco di The Last of Us non cessa per un solo secondo di stupirci, ancora di più su PS5 con effetti migliorati ma non solo. Per prima cosa la squestione della risoluzione: possiamo scegliere tra 4K nativi a 30 fps oppure prestazioni, con un 4K dinamico che può arrivare a 1440p ma a 60 fps. IN tutta onestà, questa seconda opzione ci pare davvero preferibile, vista la buona fluidità del gioco. Per i più ricchi il gioco supporta anche 120 fps e VRR! Trattandosi di un remake e non di una remaster, modelli, personaggi, animazioni e livelli sono stati tutti migliorati. In particolar modo per quanto riguarda i volti umani che hanno fatto un serio passo avanti. 

Naughty Dog ha adattato questo TLoU 1 con diversi elementi più evoluti del sequel, The Last of US Parte 2. Ad esempio l’interfaccia di gioco, il crafting ed elementi dello HUD sono stati riadattati dal sequel, con lo scopo di offrire non solo un’esperienza più coesa ma anche per aumentare l’usabilità e la facilità d’accesso. Per questo motivo sono anche state inserite una vagonata di opzioni per l’accessibilità, in modo che proprio chiunque possa giocare a prescindere da eventuali disabilità.

Un’altra grande miglioria che salta all’occhio è l’intelligenza artificiale dei nemici, sia umani che infetti. Gli infetti si comportano generalmente in modo più aggressivo rispetto al gioco originale e più simili a quanto facevano in TLoU 2. Sono anche più furbi, più in grado di individuare il giocatore, il che, specialmente in certi frangenti può renderci la vita nettamente più complessa. Gli umani, da parte loro, sono anch’essi più svegli e più bravi nell’attraversare gli ambienti, sfruttare eventuali coperture e specialmente nel coordinarsi tra di loro per individuare il giocatore. In generale questo remake ha un feeling più moderno e, forse, non è nemmeno un male, visto che i gusti e le aspettative dei gamer sono evoluti dal rilascio originale su PS3.

Ellie su PS4

Stringi stringi la versione su PS5 è comprensibilmente più bella ma non stravolge in nessun modo quello che è l’originale o quella su PS4. Vale la pena acquistarlo di nuovo se l’avete già finito? È una bella domanda, anzi è un’ottima domanda. Secondo noi, no. L’avrete capito che il gioco ci è piaciuto molto in ogni sua interazione ma comprare lo stesso gioco tre volte ci sembra eccessivo. Anche perché, stringi stringi, è pur sempre lo stesso gioco, la stessa storia, gli stessi personaggi.

Ellie su PS5

I will survive

Se non siete fan dei titoli paurosi (o se lo siete) sappiate che The Last of Us non è assolutamente un gioco survival horror, bensì solo survival. Nella maggior parte dei casi ci troveremo sempre in zone bene illuminate, quasi allegre, mentre affronteremo gli zombie. Non fraintendete, ci sono anche sezioni ambientate in oscure stanze claustrofobiche, ma generalmente non ci faremo mai sorprendere da un nemico che ci fa saltare sulla sedia. Si tratta, per il sottoscritto, di un notevole pregio visto che permette di affrontare le 14 ore di gioco previste senza temere l’infarto. Comunque questo gioco non è affatto facile e non vizia in nessun modo il giocatore: a difficoltà normale sono morto una cinquantina di volte durante l’avventura e la durata potrebbe lievitare di molto ai gradi di difficoltà più elevati. Probabilmente il livello normale è il migliore, dal momento che offre un buon equilibrio tra impegno e avanzamento della storia. The Last of Us: Parte I, in questa sua nuova edizione su PS5, è la versione definitiva (per ora). Ma se ci avete già giocato su PS3 o PS4, è difficile consigliarvi un altro acquisto. Se invece non avete mai giocato, beh, la scelta ci pare più che ovvia!

 

Ci piace

  • Storia spettacolare
  • Personaggi indimenticabili
  • Grafica migliorata

Non ci piace

  • È sempre lo stesso gioco
5.5

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad. Appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose.

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.

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