State of Decay 2

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State of Decay 2

Il genere zombie sembra non morire mai. Non li contiamo più i prodotti legati ai non morti dopo l’arrivo di The Walking Dead, alcuni riuscitissimi, alcuni meno divertenti. Ma insomma, i non morti videoludici non ci lasciano in pace. È il caso di State of Decay 2, sequel del gioco uscito nel 2013 su Xbox One. Com’è l’ultima fatica di Undead Labs che ha anche lo spiacevole compito di contrastare le esclusive PS4 God of War e Detroit: Become Human?

Apocalisse zombie

Il mondo è andato a quel paese in State of Decay 1: nonostante i tentativi di contenere l’epidemia zombie, gli sforzi sono stati vani. I non morti hanno preso possesso del mondo e i pochi sopravvissuti devono arrangiarsi come possono. Iniziamo il gioco scegliendo una coppia di personaggi in fuga da un campo militare oramai infestato di affamanti non morti. Possiamo scegliere la coppietta, gli amiconi, la coppia disfunzionale… un bel mix di personaggi di base con motivi e una storia sulle spalle. Ma ovviamente non basta essere nel bel mezzo di un’apocalisse zombie: uno dei due finirà irrimediabilmente infetto con la Piaga del Sangue, la malattia che trasforma gli umani in mostri. L’unica cosa da fare è trovare un dottore, un rifugio sicuro e una cura. Troveremo ben presto sia una dottoressa che un rifugio ma per la cura, dovremo avventurarci da soli in un mondo brutale. Durante il gioco, la cui trama non è particolarmente sviluppata, incontreremo altri sopravvissuti, mostri e chissà che altro.

Micromanagement

State of Decay 2 non è forse il gioco che potreste aspettarvi. Al posto di concentrare tutto sull’azione (come per esempio l’eccellente Dying Light) o sulla trama (alla The Last of Us) il focus è sulla gestione, sulla sopravvivenza. Il nostro compito principale è quello di gestire la nostra piccola comunità di sopravvissuti assicurandoci di mantenere alto il morale, le scorte di cibo, la sicurezza… insomma, gli zombie restano sullo sfondo come in The Walking Dead mettendo l’accento sulla sopravvivenza di un piccolo gruppo di umani impauriti, con tutti i problemi del caso. La preoccupazione più grande, almeno nelle prime ore di gioco, sarà quella di rifornirsi continuamente di materiali e cibo. Esplorare con attenzione le zone attorno alla nostra casa rifugio, evitare il più possibile di attirare attenzioni da parte dei cadaveri ambulanti e, se capita, commerciando con altri gruppi di sopravvissuti. La gestione delle risorse, siano esse consumabili (come il cibo) o utili a creare strutture, saranno continuamente al centro dei nostri pensieri.

Se vi piace il genere survival gestionale, avrete pane per i vostri denti tra costruire pezzi di ricambio e strutture, migliorando elementi della base, migliorare le difese e via dicendo. Volendo, è perfino possibile traslocare completamente, lasciando la vecchia base in favore di una nuova e – si spera – migliore. La gestione si estende poi anche alla componente umana: potremo reclutare nuovi sopravvissuti, affidare loro missioni di raccolta e via dicendo. Ma andranno anche sfamati e alloggiati da qualche parte e quindi non sarà mai troppo saggio espandere la nostra base senza prima potersi permettere delle bocche in più! La gestione diventa ancora più complessa quando ci scontreremo inevitabilmente con diversi malus dei giocatori: stanchezza, malattia, ferite, depressione… ogni problema di questo genere influisce in modo negativo sulle loro capacità fino a portare alla loro morte definitiva o addirittura l’abbandono della nostra comunità a causa del suo scontento. Va detto che il giocatore non ha il controllo di un solo personaggio ma di qualsiasi abitante della colonia: possiamo cambiare da uno all’altro per sfruttare le sue capacità speciali, assicurandoci allora un’evoluzione completa delle abilità presenti nella comunità oltre che un utilizzo più sensato di ogni risorsa a nostra disposizione. L’altro lato della medaglia è che se uno dei nostri personaggi muore o abbandona, perderemo anche le sue abilità particolari acquisite con tanta fatica.

È un mondo difficile

Il mondo di gioco di State of Decay 2 è davvero molto grande. Tre zone principali, divise tra zone collinari, montagnose e un altopiano. All’inizio del gioco dovremo scegliere quale delle tre zone colonizzare ma potremo anche spostarci in una delle altre zone più avanti nel gioco (anche se potremo portare con noi solo 3 sopravvissuti di una colonia precedente se vogliamo spostarci!). Esplorando queste zone ci imbatteremo ovviamente in orde di zombie, di edifici abbandonati e di zone da esplorare. Il sistema di combattimento di State of Decay 2 è piuttosto tradizionale: armi contundenti (di fortuna e non) e armi da fuoco saranno la base delle nostre difese mentre correremo nervosamente da un punto all’altro cercando di evitare gli ammassi infetti. Volendo potremo anche occuparci di ripulire delle zone per aumentare il morale della colonia e per guadagnare punti da spendere per migliorie varie. In queste scorribande potremo decidere di farci accompagnare da giocatori IA o umani, tramite il multiplayer offerto dal gioco. Ovviamente i risultati migliori si otterranno se ci facciamo accompagnare da un umano perché l’IA ci è parsa un po’ limitata in quanto a creatività nello svolgere le missioni.

Problemi su problemi

State of Decay 2 è uscito forse un po’ troppo acerbo. Su Xbox One X abbiamo notato rallentamenti anche piuttosto evidenti in alcune parti del gioco, rallentamenti a volte ingiustificati perché ci trovavamo in zone non particolarmente complesse a livello poligonale o effettistico. Abbiamo notato anche un discreto pop-in degli elementi di gioco quando ci spostiamo rapidamente (ad esempio su un veicolo). Su PC il gioco semplicemente si rifiuta di funzionare (crashando alla prima splash screen al lancio) e l’unico modo per farlo partire è stato impostare Windows 10 in inglese US. Abbiamo notato poi una fila di bug come compenetrazioni, tra oggetti e personaggi, problemi di hitbox (porte aperte che in realtà sono chiuse), scomparsa di compagni IA, comparsa di nemici in modo aleatorio… insomma, tutta una serie di problemi molto fastidiosi che seppure non precludano la possibilità di giocare rendono l’esperienza frustrante e rovinino il divertimento.

Insomma…

In apertura abbiamo detto che il genere zombie sembra non morire mai. Nel caso di State of Decay 2, forse avrebbe dovuto. Bug fastidiosissimi a parte, che potrebbero anche venir sistemati prima o poi (si spera), il gioco semplicemente non ci ha divertito. Ci sono buone idee ma non a sufficienza per farne un gioco su cui vogliamo tornare ancora e ancora. Tra le assurdità dobbiamo citare la distanza massima tra un giocatore umano e l’altro, distanza che ci viene imposta da muri invisibili! E tutta la faccenda della gestione DEVE piacervi altrimenti vivrete l’esperienza come una fila interminabile di compiti fastidiosi. Insomma, il gioco di Undead Labs ci ha un po’ deluso perché tra tutta l’attenzione nel creare un sistema di gestione sembra aver dimenticato di includere il divertimento. Da giocare solo se l’aspetto gestionale vi attira in modo particolare.

 

Ci piace

  • Mondo ampio
  • Libertà di scelta

Non ci piace

  • Bug
  • Gestione tediosa
  • Limiti nel multiplayer
4.25
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.