Shu

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Shu

Il panorama dei platformer a due dimensioni non è vasto come un tempo. Così, senza pensare, ci vendono in mente i giochi di Super Mario, Rayman e Jazz Jackrabbit. Ok, di titoli platform 2D ce ne sono moltissimi di più ma avete capito cosa intendiamo. Un genere poco amato dalla gioventù di oggi, che preferisce armi di distruzione di massa ad avventure in cui l’abilità e i riflessi sono importanti. Tra gli ultimi usciti citiamo l’eccellentissimo Ori and the Blind Forest. Oggi invece parliamo della nuova creature di Secret Lunch e Coatsink: Shu.

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Shu, intrepido pennuto

La storia di Shu è di quanto più banale possibile: un terribile mostro attacca il nostro pacifico villaggio. Il nostro compito è correre da sinistra verso destra, schivando mostri e trappole, per riportare la pace. Semplice, no? Beh, in fondo non serve una trama articolata e complessa per decretare il successo di un videogioco (Angry Birds, anyone?).

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L’avventura di Shu ci riporta indietro di anni, ad un tempo in cui il gameplay era più semplice e più basato su bravura e riflessi. Non che questo gioco sia una sorta di complesso metrovidania, no. In effetti le mosse di Shu sono solo tre: correre, saltare e planare. Il paragone con Rayman ci viene immediatamente ma cerchiamo di guardare oltre. I primi livelli si basano quindi solo su queste meccaniche semplici: correre planare e saltare al fine di raccogliere collezionabili (farfalle e uccellini) mentre zompiamo fino alla fine del livello. Mano a mano che avanziamo nel gioco però Shu ci riserva qualche sorpresa. Per spezzare la monotonia di un gameplay così basilare incontreremo alcuni personaggi particolari. Una volta trovati, Shu e gli altri si prendono per mano e ci trasferiscono nuovi poteri. Ad esempio otterremo il doppio salto, la possibilità di farci trasportare dal vento, la facoltà di camminare per breve tempo sull’acqua. I poteri sono molti e vengono spesso concatenati durante il livello (in quel caso, avremo un allegro codazzo di personaggi che, a manina, ci seguono ovunque). I poteri non sono particolarmente innovativi ma il fatto di possederli solo per alcuni livelli e il modo in cui li otteniamo ci ha piacevolmente sorpreso e variano in modo soddisfacente l’esperienza di gioco. L’unica cosa che abbiamo trovato frustrante in questo campo è che il doppio salto ci viene tolto, come tutti i poteri extra, dopo qualche tempo. Da fanatici patologici del double jump quali siamo, è stato uno shock!

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Difficoltà altalenante

Shu è di principio un gioco piuttosto accessibile. Lontano dalla difficoltà malata di Ori e meno punitivo di certi livelli di Rayman, Shu si lascia giocare senza troppi problemi. I livelli sono ben strutturati, con hitbox ben fatte e solitamente piacevoli da scoprire ed esplorare in certa di collezionabili. Ma (sì, c’è un “ma” grande come una casa) i livelli hanno delle sezioni davvero toste. Queste sezioni più difficili ci vedono in fuga da un enorme mostro viola gassoso che, senza tregua, ci dà la caccia. Qui Shu diventa davvero più difficile perché i salti devono essere fatti esattamente al momento giusto e il gioco ha un leggero ritardo nella reazione del nostro protagonista che rende tutto più difficile. Aggiungiamoci che il mostro che ci insegue in alcuni tratti diventa inspiegabilmente più rapido di noi e la frittata è fatta. Se qualcuno di voi ha seguito i nostri live twitch di Shu, sa di cosa stiamo parlando. Ideologicamente parlando, la volontà di introdurre sezioni più tese e stressanti per mantenerci sul chi vive è condivisibile. Peccato che il divario tra la difficoltà regolare e quella di queste sezioni è un filino troppo alto e il rischio di rage quit è dietro l’angolo. Il vero problema non è che le sezioni sono difficili ma che abbiamo avuto la sensazione che il gioco “imbrogli” muovendo i nemici più velocemente di noi apposta per ucciderci. Non che si tratti di un difetto che rovina completamente l’esperienza di gioco, ma qualcosa di fastidioso con il quale dovremo fare i conti.

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La scelta del 2.5D

Shu è un platformer 2D che però si presenta in 2.5D. L’azione infatti è strettamente legata alle canoniche quattro direzioni tipiche dei platform mentre la grafica è composta da elementi a tre dimensioni. Il risultato finale è piacevole, con dei bei fondali disegnati e gli elementi 3D che si inseriscono bene nel contesto. Un po’ peccato che per inserire asset 3D e per far girare il gioco anche su console meno potenti (tipo PS Vita) la complessità di tali elementi sia un po’ ridotta. Il potenziale per creare dei mondi visivamente più ricchi e complessi c’è (si vede che questi ragazzi hanno talento). Non che Shu sia visivamente brutto, anzi! Complessivamente il gioco è piacevole e ben realizzato. A livello personale, non abbiamo molto amato lo stile scelto per i personaggi. Ben fatto, ma distante dai nostri gusti. Si tratta però di una valutazione personalissima che non influisce minimamente sulla nostra impressione generale del gioco.

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Insomma, Shu è un platform che consigliamo ai fan di questo genere. Colorato e allegro, impegnativo quanto basta e variato. Il fatto che sia uscito su PS Vita, oltre che PS4 e PC ci ha sorpreso parecchio. Ad un prezzo di 12 CHF (su Steam) l’acquisto, secondo noi, vale assolutamente la pena.

 

Ci piace

  • Gameplay
  • Grafica
  • Prezzo

Non ci piace

  • Difficoltà altalenante
  • Piccole imprecisioni nei salti
5.0
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

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