Shantae and the Pirate’s Curse

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Shantae and the Pirate’s Curse

Avete in mente tutti i platform tripla A che sono usciti e che stanno uscendo? Ecco, dimentichiamoli per un attimo! Perché? Semplice! Shantae è tornata a far parlare di se! Come? Non la conoscete? Capisco, torniamo un attimo indietro nel tempo allora…

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La serie di Shantae nasce nell’ormai lontano 2002, col suo primo videogioco chiamato, appunto, “Shantae” uscito per il Game Boy Color, il quale però non ha avuto molto successo: solamente fra le 20’000 e le 25’000 copie furono vendute. Il che è un grande peccato, in quanto il gioco, già ai tempi, era un platform molto divertente! Otto anni dopo, la casa produttrice, la WayForward Technologies, torna a farsi sentire col sequel: “Shantae: Risky’s Revenge”, rilasciato inizialmente solo per Nintendo Dsi, che riceve un riscontro molto migliore rispetto al predecessore! Effettivamente però, oggi non dobbiamo parlare dell’intera serie di Shantae, siamo qua per il terzo capitolo della saga: “Shantae and the Pirate’s Curse”!

La maledizione del pirata

Rilasciato all’inizio del 2015 per Nintendo 3DS, Shantae and the Pirate’s Curse ha tutte le carte in regola per poter essere definito un vero e proprio platform in due dimensioni vecchio stile, con molti enigmi ben studiati da risolvere e una crescita progressiva del personaggio attraverso nuove abilità da comprare (come il balsamo per i capelli, perché sì, Shantae combatte con i suoi bellissimi capelli viola). Il mondo in cui veniamo catapultati si presenta subito variopinto, vivace e con dei disegni che farebbero felice qualsiasi ragazzo in età adolescenziale, perché dobbiamo ammetterlo, il fan service in questo gioco è presente, ma fortunatamente non in modo eccessivo o spinto.

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Adoro questo stile di grafica: semplice, efficace, accompagnato da disegni in 3D. Ricorda moltissimo quella del cabinato “Metal Slug”, gioco che amo moltissimo ma che non aveva una vera e propria storia, cosa che Shantae ha risolto!

Una nuova avventura

La storia, per il canto suo, è semplice e lineare, nonostante abbia un finale buono e uno cattivo! Dopo le vicende accadute nel secondo capitolo, Shantae si ritrova a collaborare con la sua nemesi, Risky, per sconfiggere un nemico più forte e pericoloso di loro: Pirate Master! La “mezza-genio” dovrà quindi viaggiare attraverso sei isole per recuperare le armi perse dell’antagonista e distruggere dei luoghi in cui si annida la magia oscura di Pirate Master, per impedirgli di tornare, ma…

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Ecco, la storia personalmente non mi ha preso particolarmente, è sì divertente e talvolta intrigante con un colpo di scena che mi ha lasciato piacevolmente sbalordito.

Giochiamolo

C’è da dire, però, che il gameplay non è del tutto originale, chi fra di noi ha giocato a giochi come Castelvania potrà sicuramente cogliere come la WayForward Technologies abbia puntato a creare un gioco platform che si avvicini molto al classico, ma aggiungendo del buon humor, colori variopinti e sì, disegni “poco vestiti”. I sei diversi mondi in cui Shantae dovrà viaggiare sono tutti riempiti di nemici ed enigmi differenti, rendendo l’esperienza di gioco più diversificata e con varie strategie di gioco che possono variare dal semplice attacco diretto, alle schivate tattiche per poi colpire il nemico alle spalle, o alle imprecazioni tirate per via di sirene che sparano proiettili d’acqua con una tempistica coordinata ai movimenti del giocare che fa invidia a molte AI di giochi più famosi e complessi. Come per mettere la ciliegina sulla torta, ogni zona è accompagnata da enigmi e pericoli ambientali sempre diversi e complicati. E per non fermarci qua, l’evoluzione di Shantae nelle sue abilità attive e passive rende l’intero gameplay molto piacevole e “challenging”: un inizio leggermente lento per finire quasi over powered!

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Oltretutto, Shantae and The Pirate Curse è un gioco puramente singleplayer, quindi se volete fare una serata divertente fra amici e volete giocare con la mezzo-genio, dovrete farlo a turni, oppure lasciare il controller al più imbranato, o imbranata, del gruppo, per farvi quattro risate nel vederlo/a sclerare. Lo stile di gioco è molto frenetico, bisogna avere i riflessi pronti e studiare i nemici e le loro mosse. E per definire una volta per tutte che stile di gioco è, immaginate di star giocando ad un Super Mario mischiato ad un Metal Slug, ambientato in un mondo piratesco/fantasy!

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Okay ma, quindi?

Per tutto il gioco dovremo affrontare dei nemici che respownano (rinascono, riappaiono) ogni volta che ci allontaniamo abbastanza dalla zona in cui dovrebbero essere: inizialmente la cosa può dare parecchio fastidio in quanto non siamo ancora abbastanza forti da poter fare avanti e indietro liberamente senza rischiare la morte. Ma, fortunatamente, tutta questa pressione data dalla morte sempre dietro l’angolo (neanche stessimo giocando a Dark Souls 3) viene smorzata dal clima divertente e colorato di “Pirate’s Curse” che, per tutti gli amanti di Deadpool, rompe anche la quarta parete! Quindi, Shantae and the Pirate’s Curse è un gran bel gioco, divertente, intrigante e a tratti anche difficilotto!

Articolo a cura di Zero. Tutti invece ringraziamo Xbox per il codice review!

 

 

Ci piace

  • Grafica alla Metal Slug
  • Gameplay tattico

Non ci piace

  • Storia mediocre
  • Solo single player
5.5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.