Sea of Solitude

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Sea of Solitude

Sea of Solitude è un gioco che, alla sua presentazione, ci ha intrigato. Un gioco sulla solitudine e la depressione, temi complicati e impegnativi!

Un gioco dal sapore squisitamente indie, parte della lineup EA Originals che ci ha già proposto A Way Out, Unravel e Unravel 2, giochi di grande qualità che sembrano quasi tentare di redimere la cattiva nomea di EA come publisher.

Una ragazza oscura

In Sea of Solitude siamo Kai, una strana teenager che sembra essere un ibrido tra un essere umano e un pennuto che si aggira per uno strano mondo sommerso dall’acqua. Il primo impatto con questo gioco di Jo-Mei è alquanto disorientante. Kai è disorientata quasi quanto noi, in questo strano mondo. Ma ben presto ci rendiamo conto che si tratta di un viaggio di scoperta e per affrontare l’oscurità dentro noi stessi. Tutto in Sea of Solitude ci parla per simbolismi e metafore. Le acque nascondono pensieri e paure dalle quali ogni tanto affiorano i nostri mostri interiori con le loro parole minacciose e suadenti allo stesso tempo. Un richiamo dolce e amaro al lasciarsi andare, all’abbandonare la speranza perché, in fin dei conti, non è davvero colpa nostra, vero? Eppure, mentre con Kai esploreremo gli strani paesaggi onirici e affronteremo i nostri traumi e le nostre paure, scopriremo che forse c’è anche forza nascosta dentro di noi.

I temi affrontati da Sea of Solitude sono molteplici: dubbio, paura e rabbia ma anche senso di colpa, bullismo, separazione e presa di coscienza. Il viaggio di Kai la poterà ad affrontare non solo sé stessa ma anche le sue azioni nei confronti del fratellino vittima di bullismo, del fidanzato alle prese con i suoi problemi personali e con i suoi genitori, i quali vivono una situazione di grande stress ed infelicità. Kai non ha sempre affrontato queste situazioni al meglio, anzi. Ma ora ha la possibilità di essere meno egoista e capire gli altri, mettendosi non nei loro panni ma almeno stando a sentire ciò che hanno da dire. Perché se nel gioco incontriamo i mostri è solo perché scegliamo di vederli noi così.

Sea of Solitude porta davanti a noi temi che raramente vediamo affrontati con maturità e sensibilità in un videogioco. In fondo, nonostante l’intrattenimento videoludico esista oramai da decenni, ancora si fa fatica a percepirlo come un media in grado non solo di offrire sparatutto e battle royale ma anche prodotti di una certa profondità tematica. Il gioco di Jo-Mei ci prova ma, a nostro modo di vedere, lo fa forse in modo troppo sbrigativo. Nelle 4 orette di gioco proposto affronteremo tanti temi, talmente tanti da farceli sembrare fatti di fretta, come se si volesse davvero infilare ogni singola tematica per paura di dimenticare qualcosa. La narrazione è efficace ma a volte troppo superficiale. Non avremo davvero il tempo di affrontare e digerire un tema che già dovremo passare al prossimo, un problema di ritmo che invece un gioco (pur molto diverso) come Journey non aveva.

Mare in burrasca

Sea of Solitude è praticamente un walking simulator. Ci sono sezioni con la barchetta, sezioni platform e qualche piccola sezione più action ma stringi stringi staremo sempre seguendo una bolla luminosa che ci indica con precisione dove andare. Che si tratti di togliere la corruzione da qualcosa o indirizzare fasci luminosi verso qualcos’altro, non saremo mai davvero messi di fronte a delle sfide impegnative. Certo, lo scopo di questo gioco è quello di raccontare una storia e non offrire al giocatore una sfida impegnativa ma probabilmente si poteva escogitare qualche meccanica più interessante.

Tecnicamente il gioco ha i suoi pregi. Il mondo è forse un po’ anonimo a tratti ma dall’art design che ci è piaciuto. Meno bene i dialoghi, a tratta banalucci ma specialmente non abbiamo apprezzato le voci, a volte davvero poco convinte, altre volte fin troppo piatte. L’audio è in inglese e nei sottotitoli in italiano abbiamo scorto più volte errori di battitura – non che la cosa sia grave ma fa comunque strano che nessuno abbia voluto dare un’occhiata al testo prima di pubblicare il gioco.

Riuscito a metà

Non possiamo che approvare l’idea degli sviluppatori di Sea of Solitude di trattare temi complessi e importanti come quelli che troveremo in questa breve avventura. È giusto e sano che anche il mondo dei videogames aspiri ad essere un veicolo per qualcosa in più del solito intrattenimento facile. Peccato che però non riesca davvero ad emergere a causa del modo un po’ banale e sbrigativo con cui vengono affrontate le tematiche. Un vero peccato perché il potenziale c’è…

Ci piace

  • Temi importanti
  • Visivamente interessante

Non ci piace

  • Gameplay povero
  • Temi trattati superficialmente
4.5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.