Prey

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Prey

Anni fa uscì uno FPS intitolato Prey. In questo gioco impersonavamo Tommy, un nativo americano Cherokee alle prese con alieni, puzzle gravitazionali e armi gagliarde. A distanza di 10 anni Prey passa da Human Head Studios ad Arkane Studios, cambiando totalmente le carte in tavola per un vero e proprio reboot da zero.

 

Allegra Talos I

Siamo nel 2032. La Talos I è una stazione in orbita attorno alla Luna in cui si effettuano ricerche su organismi alieni. Morgan e suo fratello Alex Yu sono a capo di questa futuristica infrastruttura specializzata nelle sperimentazioni genetiche sul cervello umano. Grazie ai loro studi sui Typhon, una razza aliena per la maggior parte ancora avvolta nel mistero, gli scienziati della Talos I sono riusciti a impiantare nell’uomo incredibili poteri psichici dalla devastante potenza. Pasticciare con forze di cui non si comprendono le meccaniche non è però mai un’ottima idea. Una brutale verità che gli occupanti della stazione spaziale impareranno ben presto sulla loro pelle, nel momento in cui i Typhon riusciranno a fuggire dal contenimento e inizieranno la loro opera di distruzione ed omicidio. Noi, nei panni di Morgan, ci risveglieremo con la memoria totalmente azzerata proprio mentre le cose stanno precipitando nel baratro. Guidati da January, una IA programmata proprio da noi e costantemente ostacolati da Alex, dovremo fermare la terribile minaccia aliena, prima che essa finisca per contagiare il pianeta Terra.

Oscuri antri tecnologici

In Prey possiamo giocare nei panni di un Morgan maschio o femmina, senza che questa scelta si rifletta sulle meccaniche di gioco. Inizialmente saremo quasi del tutto inermi, piccoli topi armati di una misera chiave inglese contro demoniaci incubi alieni. Mentre, guidati da January, tentiamo di collegare gli eventi che hanno portato alla catastrofe, ci aggireremo per una stazione spaziale sull’orlo del collasso. Sezioni in fiamme, scariche elettriche ad arco, portelloni danneggiati e la consapevolezza che, dall’altra parte di quella sottile lamiera, c’attende il gelido nulla dello spazio. Il primo impatto con la Talos I è snervante. I pericoli sono sia fin troppo evidenti che totalmente celati ai nostri occhi. Una delle varietà di Typhon sono i Mimic: maledetti ragnacci spaziali in grado di assumere la forma di qualsiasi cosa, anche di un medikit. Nella mente snervata del protagonista dunque non ci sono opportunità da cogliere ma solo dubbi. Specialmente se, come spesso accadrà, saremo feriti o avvelenati da radiazioni o in preda al panico. Sceglieremo di sprecare una preziosa pallottola su quel medikit per assicurarsi che sia effettivamente quello che sembra? Fortunatamente, già nelle prime ore di gioco, Arkane Studios avrà pietà di noi e ci fornirà qualche vitale accessorio.

Principalmente il fucile Gloo, un aggeggio che spara una sostanza schiumosa in grado di solidificarsi in brevissimo tempo. Grazie al Gloo possiamo intrappolare nemici, fermare perdite e incendi e creare precari camminamenti lungo muri e altri oggetti. Peccato che le ricariche di gel Gloo siano scarsissime e che il prezioso fucile andrà usato con parsimonia. In effetti durante tutto il tempo che passiamo in compagnia di Prey, la gestione delle risorse sarà una delle principali preoccupazioni. Dovremo usare tutto con tanta parsimonia, sfruttando le occasioni più disparate per fare economia. Che si tratti di evitare alcuni nemici, sgattaiolando silenziosamente per evitare di sprecare colpi oppure sfruttando le possibilità curative offerte da alcune strutture della stazione, non potremo mai fare gli spendaccioni. Prey è un gioco che ci invita molto caldamente ad esplorare tutto, raccogliendo ogni cosa che riusciamo a far stare nel nostro limitato spazio dell’inventario. Gli oggetti inutili possono venir smontati e riciclati tramite apposite stazioni, disponibili piuttosto raramente nei vari ambienti della Talos. Una raccolta minuziosa di codici d’acceso e progetti di creazione, da usarsi in speciali macchine per il crafting, sono la chiave per il successo. Possiamo però anche scegliere di puntare tutto sui poteri alieni, modificando il nostro corpo con le Neuromod e acquisendo sempre più poteri Typhon. Il rischio però non è solo quello di farsi riconoscere come minaccia dalle torrette difensive della Talos, ma anche quello di perdere noi stessi… L’avrete intuito, Prey non è un FPS tradizionale. Specialmente durante le prime ore di gioco, siamo molto più in presenza di un survival horror. Col passare delle ore e delle modifiche, sia a noi stessi che alle armi di gioco, riusciremo a muoverci con maggior agio per i corridoi della stazione spaziale eppure non saremo mai totalmente al sicuro.

Prey insomma lascia al giocatore ampia margine di scelta per quanto riguarda l’avanzamento nel gioco. Possiamo scegliere di uccidere tutti quelli che incontriamo, per evitare che il contagio arrivi sulla Terra. Possiamo scegliere di aiutare tutti, dimostrando umanità e spirito di sacrificio, imbarcandoci nelle numerose missioni secondarie. Missioni che possono essere anche in netto contrasto l’una con l’altra, obbligandoci a scegliere in chi riporre la nostra fiducia. Come evidente anche dai vari finali alternativi, Prey è anche un gioco di scelte. Impostazione che si riflette parecchio anche sugli achievement, che obbligheranno i fanatici del 100% a più partite con condizioni e scelte diverse.

Medikit

Prey è più impegnativo del classico FPS a cui siamo abituati. A difficoltà normale saremo estremamente vulnerabili agli attacchi nemici e perfino in modalità facile avremo vita difficile. Aggiungiamo pure che non c’è la ricarica automatica della vita e che i vari effetti malefici vanno curati con oggetti che dobbiamo raccattare o fabbricare per conto nostro per completare il quadro. Abbiamo giocato al titolo su Xbox One e per la prima volta da anni abbiamo fatto ampio uso di salvataggi manuali e quicksave manuali, dal momento che tutto può andare storto in modo estremamente repentino.

Visivamente, Prey è senza lode né infamia. Lo stile della Talos I è piacevole, un gustoso mix tra futuristico e retrò-futuristico. Su Xbox One abbiamo notato dei vistosissimi cali di framerate in zone molto ampie, come il reattore della stazione spaziale ma per fortuna si tratta di casi per lo più isolati. Pare che il doppiaggio italiano sia di qualità ma non possiamo verificare dal momento che la nostra copia del gioco è solo in inglese.

Conclusion time!

Prey ci ha convinti. Anzi, ci ha convinto il gameplay. La storia l’abbiamo trovata un po’ scontatuccia e poco appassionante, nonostante i finali alternativi e le scelte che possiamo compiere. Tuttavia Prey ha dalla sua un gameplay variato e un livello di sfida impegnativo pur non scadendo nel frustrante. La gestione dell’inventario e dei vari poteri non aggiunge fastidio ma strategia, segno che Arkane sa il fatto suo in questo genere di cose. Non è forse il gioco che vorremo giocare e rigiocare anche a distanza di anni, però è un buon candidato per occuparvi questa primavera.

 

Ci piace

  • Gameplay variato
  • Survival senza essere frustrante
  • Impegnativo

Non ci piace

  • Per alcuni, troppo impegnativo?
  • Storia mediocre
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.