PlayStation Classic

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PlayStation Classic

Nintendo Classic Mini e Super Nintendo Classic Mini sono stati straordinari successi, probabilmente più di quanto Nintendo stessa si aspettasse. Era dunque solo una questione di tempo prima che Sony facesse la stessa cosa con PlayStation.

Dopo due anni di preorder frenetici per le console Nintendo, quest’anno è toccato a quelli della PlayStation Classic. Il risultato è nelle aspettative?

Nostalgia canaglia!

PlayStation Classic, l’avrete visto nel nostro unbox, è indistinguibile dalla console originale, a parte le dimensioni, è ovvio. Il primo impatto con la confezione e la console ivi contenuta è non meno che stellare. Design praticamente identico a tanti (troppi!) anni fa, lo stesso colore grigio e quel design così iconico prodotto da quello che allora era sostanzialmente solo un’azienda di hardware. PlayStation Classic è stata ridotta al 45% delle dimensioni originali ma, a parte questo, è fedelissima all’originale a parte dove dei cambiamenti erano sensati. Principalmente, l’I/O è stato modificato: troviamo due porte USB standard sul davanti per collegare i due controller inclusi nella confezione e sul retro una porta USB micro-B per l’alimentazione (niente alimentatore, dovrete pensarci voi) e una porta HDMI per l’uscita audio e video.

I pulsanti sul sopra della console sono tutti funzionanti. Power per accendere/spegnere, reset per tornare al menu principale e open per cambiare dischi virtuali in quei giochi in cui è necessario (ad esempio Metal Gear Solid). I controller inclusi nella confezione sono anch’essi di ottima fattura e sono di tipo digitale. Nel senso che, originariamente PlayStation non offriva un gamepad con stick analogici o trigger, sono arrivati solo in seguito coi modelli Dual Analog Controller e, tempo dopo, col primo modello di DualShock. Erano tempi bui quelli in cui dovevamo giocare a giochi in 3D con le frecce digitali ma fa assolutamente parte dell’esperienza quindi ha senso che Sony abbia pensato di ricreare i pad inclusi al lancio della console. L’unica nostra vera critica in questo campo è la lunghezza del cavo: 1,5 metri. Troppo corto per giocare comodamente seduti sul divano per la maggior parte delle persone, finiremo per dover lasciare la console a terra in mezzo al salotto con cavi da una parte e dall’altra. Per quanto riguarda l’hardware comunque siamo più che soddisfatti: qualità costruttiva, feeling, design, materiali… tutto spettacolare!

I giochi dell’era PlayStation

Il successo di una mini console come questa è completamente definito dai giochi inclusi dal momento che, in via ufficiale almeno, non è possibile scaricare o aggiungere altri titoli ai 20 inclusi. Quando si tratta di giochi iconici, tutti abbiamo però un’idea un pochino diversa. Per chi scrive, i titoli più importanti dell’era Play 1 sono Crash Bandicoot, Croc: Legend of the Gobbos, Crash Team Racing, V-Rally, Metal Gear Solid, Destruction Derby e Cool Boarders 2. Alcuni di questi titoli sono inclusi mentre altri, tra cui Crash Bandicoot, mancano tragicamente all’appello. Per Sony non deve essere stato facile selezionare 20 giochi e ancora più difficile ottenere la licenza di questi 20 giochi. Pensiamo ad esempio a Crash Bandicoot, personaggio che divenne de facto la mascotte della console nipponica di cui i diritti d’immagine (e dell’IP tutta in realtà) non sono mai stati proprio in mano a Sony ma anche a Universal Studios, Vivendi e Activision. Proprio quest’ultima detiene i diritti nel 2018 e tra remaster appena uscite e in arrivo a breve, è comprensibile (da un punto di vista business) che non si sia voluto inserire i titoli originali nella Classic. Il problema delle licenze è molto più complesso di quanto immaginiamo, specialmente per titoli sviluppati da team che non esistono più e da publisher scomparsi o che hanno subito profonde ristrutturazioni. Non vogliamo con questo difendere le scelte fatte da Sony ma è comunque indispensabile capirne in parte i motivi. Ma quali sono i giochi inclusi?

  • Battle Arena Toshinden
  • Cool Boarders 2
  • Destruction Derby
  • Final Fantasy VII
  • Grand Theft Auto
  • Intelligent Qube
  • Jumping Flash
  • Metal Gear Solid
  • Mr Driller
  • Oddworld: Abe’s Oddysee
  • Rayman
  • Resident Evil Director’s Cut
  • Revelations: Persona
  • Ridge Racer Type 4
  • Super Puzzle Fighter II Turbo
  • Syphon Filter
  • Tekken 3
  • Tom Clancy’s Rainbow 6
  • Twisted Metal
  • Wild Arms

A dipendenza dei gusti personali, questa lista può farci molto piacere o deluderci profondamente. Quello che però ci ha deluso è la qualità dell’emulazione di alcuni titoli…

Cool Boarders 2

Emulazione di base

Il lavoro svolto da Sony per quanto riguarda la qualità dell’emulazione ha fatto molto discutere. Principalmente perché si poteva fare molto di più. PlayStation Classic è basata su SoC quad-core di MediaTek da 1,5GHz con 1GB di RAM DDR3 e 16GB di storage flash. PlayStation originale aveva una CPU da poco meno di 34MHz e meno di 10MB di RAM (in realtà l’architettura era un po’ più complessa ma per darvi un ordine di grandezza ci facciamo bastare queste cifre). La controversia attorno all’emulazione di PlayStation Classic nasce dal fatto che si basa su PCSX ReARMed, un port per ARM dell’emulatore open source PCSX il cui sviluppo ufficiale se è arrestato nel 2003. Al posto di sviluppare un emulatore interno, per altro un lavoro che Sony ha fatto più volte con PSP, PS2 e PS3, si è optato per un emulatore che, stringi stringi, è imperfetto. Generalmente fa un buon lavoro su Classic ma, in alcuni giochi (ad esempio Ridge Racer Type 4 e Final Fantasy VII) abbiamo notato problemi legati all’audio quali rallentamenti ed effetti che semplicemente non vengono riprodotti correttamente. Un altro problema è che non tutti i giochi inclusi nella lista sono NTSC, alcuni sono PAL.

La differenza è che secondo lo standard PAL i giochi dovevano girare a 50Hz (contro i 60Hz delle versioni NTSC e NTSC-J), quindi più lenti di 10 millisecondi (o del 16,7% più lenti delle versioni NTSC). Il risultato, tristemente noto ai gamer di un tempo, è gameplay più lento e controlli percettibilmente meno reattivi. L’inclusione di titoli PAL in questa console lascia un po’ perplessi ma crediamo sia dovuta al fatto che certe versioni PAL dei giochi contengono diverse lingue mentre i giochi NTSC sono solo in inglese (poi vabbé, Metal Gear Solid è solo in inglese ugualmente…). Il problema è peggiorato dal fatto che i giochi su Classic che girano a 50Hz vengono convertiti a 60Hz tramite dei frame duplicati o mancanti a seconda del gioco. Insomma, il risultato sono performances altalenanti che francamente andavano sistemate.

C’è ancora un’altra critica mossa a PlayStation Classic che ci sentiamo di condividere: l’emulazione non offre nessuna miglioria. Nintendo per lo meno aveva aggiunto qualche filtro per emulare, per esempio, le linee dei televisori a tubo catodico. Molti emulatori moderni fanno miracoli coi titoli originali PlayStation, aumentando non solo la risoluzione ma anche correggendo il tipico sfarfallio poligonale dell’hardware di un tempo. Ci piace molto poter giocare coi giochi così com’erano ma un’opzione per aumentare la qualità della presentazione finale sarebbe stato un vero toccasana, specialmente perché a differenza dei giochi 8 e 16 bit di Nintendo, i primi giochi in 3D non sono invecchiati altrettanto bene. Fortunatamente almeno una cosa è stata aggiunta: i save state. Ogni volta che premeremo il tasto reset il gioco salverà lo stato corrente del gioco, permettendoci di riprendere esattamente dallo stesso punto senza passare dal sistema di salvataggio offerto dai singoli giochi. Ottimo!

 

Ma insomma, un epic fail?

No, non siamo davanti ad un epic fail.

Se volete emulazione d’alta qualità, con mille opzioni configurabili, filtri e chissà che altro siamo quasi sicuri che abbiate già qualcosa a vostra disposizione. Che si tratti di RetroPIE o un altro sistema d’emulazione moderno (e ce ne sono molti, per tanti SoC e sistemi diversi), possiamo fare molto più di quanto ha fatto Sony. Ma questo prodotto non è fatto per gli smanettoni che sanno installare distro di linux, è fatto per coloro che, spinti da un po’ di nostalgia, vogliono portarsi a casa un pezzo di anni 90. La selezione di giochi decisamente manca di Crash Bandicoot e Tomb Raider ma come device plug and play ci piace. Semplice e dalla qualità costruttiva molto buona, è un pezzo da collezione. Che poi l’emulazione non sia perfetta è un dannato peccato ma, come detto, se siete davvero seri riguardo il retrogaming, ci sono tantissime altre possibilità. Sony doveva fare meglio ma, stringi stringi, noi siamo soddisfatti anche così.

Ci piace

  • Design e costruzione
  • Due gamepad
  • Save states

Non ci piace

  • Scelta dei titoli
  • Qualità emulazione
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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