Phoenix Wright: Spirit of Justice

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Phoenix Wright: Spirit of Justice

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Negli ultimi decenni Ace Attorney: Phoenix Wright è stato sicuramente uno dei maggiori successi per il genere visual novel nipponico. Arrivato alle nostre latitudine ai tempi del Nintendo DS, Phoenix Wright: Spirit of Justice è il nono capitolo del famoso avvocato nato in casa Capcom. Purtroppo i capitoli che hanno raggiunto le nostre latitudini li contiamo sulla punta delle dita, fatta eccezione negli ultimi tre anni. Dopo Dual Destiny, la trilogia presente su Nintendo DS (e rimasterizzata per Nintendo 3DS in occidente) e la collaborazione con level 5 utilizzando l’IP Professor Layton, Spirit of Justice dovrebbe promettere novità sostanziali. Tuttavia siamo di fronte all’ennesimo more of the same con qualche piccola aggiunta ma senza modificarne lo stile.

pwaa_spirit_of_justice_e3_screens_02-0Fin da subito impariamo a conoscere Khura’in, un paese lontano che ricorda l’estremo oriente, in cui Phoenix Wright si reca in occasione delle sue vacanze. Il giovane avvocato ha scelto questa particolare meta per trovare Maya Fey, storico personaggio e sua assistente, alle prese con il suo cammino per diventare finalmente una medium. Spaesato per il villaggio, viene in soccorso di Phoenix Wright una giovane guida inviata, appunto, dalla futura medium. Ahlbi, apprendista monaco, accompagna quindi il giovane avvocato alla scoperta della cultura di Khura’in e delle sue tradizioni: tra queste una famosa danza folkloristica della prima sacerdotessa del tempio e principessa del paese. Tutto sembra tranquillo, fino a quando il giovane Ahlbi non viene arrestato e accusato di omicidio e per furto del cimelio reale. In un tribunale dove il ruolo del giudice è ricoperto da un religioso e la parola della sacerdotessa è data come “prova certa”, tocca a Phoenix Wright rappresentare il giovane malcapitato che proclama la sua innocenza alla luce dei fatti. Non solo ci troveremo contro un procuratore eccentrico e una sacerdotessa arrogante, ma si viene a sapere di una triste verità sull’ordinamento giuridico di quelle terre mistiche. I penalisti sono stati “cacciati” indirettamente pervia di una legge con oggetto la condivisione della pena del rappresentante legale nel caso che l’imputato soccomba. Un sistema non proprio corretto per una violazione di determinati principi giuridici. Aggiungiamo il potere della sacerdotessa di richiamare gli ultimi istanti di vita della vittima, che dovrebbe incolpare direttamente contornando il dubio pro reo. Chiamata Divination Séance, quest’ultima permette alla sacerdotessa di provare la colpevolezza degli assassini rievocando i pensieri della vittima sul punto di morte. È quindi ardua per il nostro giovane avvocato provare l’inesattezza della visione, scrutando le incoerenze fra i cinque sensi della vittima giusto prima di spirare. Ma i problemi non si pongono solo durante le vacanze Phoenix Wright. Durante uno spettacolo nei pressi del suo studio legale negli Stati Uniti, sua figlia adottiva viene accusata di omicidio per negligenza. In suo soccorso ritornano Athena Cykes e Apollo Justice, pronti a difendere la figlia di Wright in sua assenza. Vengono riproposte alcune meccaniche già presenti negli scorsi capitoli, parliamo infatti del braccialetto di apollo che gli permette di individuare i tic delle persone. Quest’ultimo consente al giovane avvocato di scoprire se l’imputato o il testimone stia raccontando la verità. Oppure citiamo il Mood Matrix di Athena, capace di riconoscere le emozioni dei testimoni e trovare le incoerenze durante le fasi emotive.

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Insomma, a livello di gameplay è sempre un more of the same. Durante l’istanza le fasi si suddividono nella solita raccolta di indizi e, successivamente, l’analisi di quest’ultimi per comprendere l’inghippo. Ne consegue che, seppur l’aggiunta della testimonianza mistica tramite la divination séance, il modus operandi rimane invariato. Seppur i dialoghi e la longevità non mancano per una produzione del calibro di Phoenix Wright, ammettiamo che vedere veramente qualcosa di nuovo non sarebbe guastato. L’unica differenza risiede nella divination Séance che obbliga il giocatore a stare più attento, essendo implicate non solo le parole ma tutti e cinque i sensi della vittima. Niente da dire sul comparto tecnico e di character design, sempre eccentrici e ai massimi livelli come la cultura giapponese ci ha abituato. Si tratta infatti del punto forte della produzione Capcom, in cui ogni personaggio possiede le sue caratteristiche e si distingue totalmente dagli altri. Riteniamo solamente che la dinamica del gameplay, la sua profondità e modus operandi devono essere modificate. O meglio, mantenere sì ,quella struttura di base composta da testimone e interrogazione, ma  anche avvicinarsi a una “massima inquisitoria” (ricerca delle prove) del procuratore più vicina alla realtà al fine di contestarle più realisticamente. Non solo, anche per l’attività d’avvocato creando un approfondimento nella ricerca delle prove e di investigazione. Potrebbe essere carino alternare fra fasi in aula e di esplorazione, introducendo un sistema simile a quello presente in Professor Layton di Level 5 (che ricalca il crossover uscito recentemente).

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Phoenix Wright: Spirit of justice è, nel complesso, un buon prodotto. Non eccelle ma nemmeno è insufficiente, la longevità, la trama e lo stile inconfondibile della serie Ace Attorney lo rende apprezzabile da tutti i fan che amano il brand. Per contro la sola distribuzione digitale e la localizzazione unicamente in inglese ne castra, in parte, la qualità complessiva. Un vero peccato visto la buona fattura dell’IP.

Ci piace

  • È Ace Attorney, una garanzia
  • Dialoghi e Character design sempre al top
  • Longevo

Non ci piace

  • Ma la formula comincia a stancare
  • Novità risicate
  • Localizzazione solo in inglese
4.75
Ardral

Scritto da : Ardral

Studente, sportivo (nuotatore e crossfitter), redattore, tra le varie attività e passioni quella dei videogiochi rimane una delle principali. Amante delle proprietà intellettuali targate Nintendo e PC Gamer tramite un leggerissimo RoG da 5 kg, il Pusti è uno degli storici redattori in quel di Joypad.

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

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