No Man’s Sky

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No Man’s Sky Next

Recensire No Man’s Sky non è stato facilissimo in agosto 2016. Un gioco vastissimo, sconfinato, impossibile da vedere tutto anche se gli dedicassimo una vita intera. E allo stesso tempo, un gioco a metà, in cui l’esplorazione dell’universo era praticamente fine a sé stessa. Un immenso vuoto popolato di ben poco oltre alla noia.

Il gioco di Hello Games è stato ampiamente criticato, vuoi per l’eccessivo entusiasmo dei suoi sviluppatori, vuoi per una campagna di marketing (largamente ad opera di PlayStation) che aveva messo l’asticella impossibilmente alta. Ora, dopo due anni e molte patch, No Man’s Sky viene pubblicato di nuovo come No Man’s Sky Next. Cos’è cambiato? Scopriamolo in questa recensione delta.

Di nuovo nello spazio infinito

Originariamente No Man’s Sky si era posto un obiettivo davvero molto ambizioso: creare un universo praticamente infinito. Ed in effetti questo gioco d’esplorazione spaziale offre quindici quintilioni (15,000,000,000,000,000,000) diversi pianeti da scoprire ed esplorare. Un universo talmente vasto che è impossibile da scoprire tutto, non solo per un giocatore unico ma anche se tutta l’umanità decidesse di dedicare un anno intero a questo scopo. Ma in tutta questa sconfinata vastità, cosa dobbiamo fare noi? Beh, questo gioco di Hallo Games semplicemente ci invita ad andare “dove nessuno è mai giunto prima”, scoprire nuovi mondi, scendere sulla loro superfice per scoprirne fauna e flora e dare un nome a tutto ciò che troviamo.

No Man’s Sky è un gioco generato proceduralmente mentre lo esploriamo. Ovvero, nessuno ad Hallo Games si è messo a disegnare a mano ogni pianeta ma essi sono creati in base a determinate regole matematiche in modo sempre nuovo e apparentemente casuale. Tutto in No Man’s Sky viene creato da queste regole che sembrano casuali (ma che in realtà non sono): pianeti, piante, animali. Giocare a No Man’s Sky è un’esperienza surreale: lo sconfinato universo è appena fuori dalla cupola della nostra astronave e non aspetta altro che essere scoperto. È una sensazione strana sapere di non poter vedere tutto quanto, ci mette di fronte ai nostri limiti come esseri umani e al contempo è una molla che ci spinge alla prossima curvatura, al prossimo sistema, al prossimo atterraggio.

Il prossimo step

No Man’s Sky inizia con il giocatore bloccato sulla superfice di un pianeta sconosciuto. La nostra astronave è gravemente danneggiata e le risorse energetiche per mantenere il supporto vitale della nostra tuta operativo sono in diminuzione. Oltre a dover raccogliere preziose risorse per restare in vita però ci accorgiamo di non essere completamente soli. Ma non c’è tempo per fare i turisti: dobbiamo riparare il nostro piccolo vascello e lasciare la superfice del pianeta. Da subito scopriamo che No Man’s Sky è un gioco di risorse: da un lato dobbiamo raccogliere vari tipi di sostanze e materiali (dal carbonio al plutonio, iridio e oro senza dimenticare oggetti più curiosi) e dall’altro combattiamo costantemente con la ristrettezza del nostro inventario. Certo, mano a mano che giocheremo potremo aumentare gli slot disponibili sia nella tuta che nell’astronave ma dovremo costantemente rinunciare a qualcosa di prezioso in favore di qualcosa di vitale. Una meccanica interessante all’inizio che però diventa parecchio fastidiosa col passare delle ore perché ad ogni necessario potenziamento dei nostri strumenti va dedicato uno slot. Vogliamo l’astronave in grado di volare più lontano durante la curvatura? Uno slot. Vogliamo saltare più in alto col jetpack? Uno slot. Vogliamo che il sistema di raffreddamento della nostra arma sia miglior? Ancora un altro slot, grazie. Non solo dobbiamo diventare pazzi nel gestire le nostre risorse ma dobbiamo anche scegliere se diventare più potenti e performanti a discapito della quantità di oggetti che possiamo trasportare.

Dal 2016 ad oggi No Man’s Sky si è arricchito di cose da fare: un aggiornamento ha introdotto la possibilità di costruire delle basi e ha accentuato la componente survival con una modalità apposta (l’update Fondazione), tramite l’update Path Finder è stato espansa la scelta delle astronavi e con Ascesa dell’Atlante, Hello Games ha aggiunto una componente narrativa corposa, una delle assenze maggiori della release originale. Le aggiunte sono state parecchie nei due anni che ci separano dalla prima versione e hanno cambiato il gioco in meglio senza però stravolgerne l’anima. Migliorata la grafica, migliorati gli algoritmi di generazione procedurale, limato il gameplay… update dopo update No Man’s Sky si è avvicinato sempre di più ad essere un gioco davvero completo e più simile a quanto c’era stato promesso prima della sua uscita.

Con l’aggiornamento Next (disponibile per altro anche in versione fisica per PlayStation 4, PC e Xbox One) sono stati introdotti elementi importantissimi come una vera e propria modalità multiplayer, eventi per la community, una maggiore interazione con NPC e molto altro. Da semplice passeggiata nel vuoto, ora No Man’s Sky è un complesso titolo surival/gestionale/multiplayer. Il crafting ha fatto passi in avanti enormi: è ora possibile creare basi (in modalità survival o creativa) enormi, dislocate su diversi pianeti. Gli elementi di costruzione sono moltissimi e con un po’ di fantasia è possibile edificare strutture imponenti. Per quanto riguarda il multi, ora possiamo giocare in team da quattro persone tramite matchmaking oppure entrare nella partita di qualcun altro. C’è ancora del lavoro da fare perché non possiamo realmente condividere la missione di un amico (o di uno sconosciuto) in modo da ottenere gli stessi obiettivi ma possiamo comunque allearci per compiere missioni più impegnative.

Avanti tutta

No Man’s Sky offre tantissimo da vedere. E quello che c’è da vedere è spesso spettacolare. Visivamente il gioco sa offrire scorci magnifici. Con ogni update la generazione planetaria è stata migliorata ed ora, grazie specialmente alla rifinitura dei liquidi, saremo sempre sopresi dall’austera bellezza dei pianeti che andremo a visitare. La direzione artistica di questo gioco ci ricorda le copertine di alcuni vecchi libri di fantascienza (tipo quelli della serie Urania) o dei vecchi film o serie tv. Colori caldi, accostamenti arditi, giungle lussuose e deserti sconfinati. Abbiamo giocato su Xbox One X e il titolo ci permette di scegliere tra 4K a 30 fps oppure con un framerate sbloccato ma a 1080p. Si tratta di una questione di gusti ma abbiamo particolarmente apprezzato la versione uncapped (che punta i 60 fps), visto che molto spesso il framerate sarà ben più elevato dei 30 fps tranne quando saremo in presenza di strutture complesse: in questo caso le prestazioni lasciano un po’ a desiderare. C’è sicuramente spazio per l’ottimizzazione!

No Man’s Sky Next è finalmente l’aggiornamento completo che al contempo porta il gioco anche su Xbox One, con pieno supporto ad Xbox One X. Le decine di cambiamenti, di update, di rifiniture, di espansioni fanno di questo gioco finalmente un gioco che ci sentiamo di raccomandare. Ovviamente deve piacervi l’esplorazione spaziale, il crafting e il survial. Non si è trasformato magicamente in Mass Effect 3 ma nemmeno questo è lo scopo di Hello Games. Per essere ancora meglio ci vorrebbe una modalità multiplayer completa al 100%, con condivisione totale dell’esperienza di gioco con i nostri amici. Ma ci siamo vicini e No Man’s Sky vale la pena di essere giocato, almeno secondo noi.

 

Ci piace

  • Vastissimo
  • Migliorie al gameplay
  • Multiplayer

Non ci piace

  • Manca un multi completo
  • Non per tutti i palati
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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