Metro Exodus

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Metro Exodus

Metro Last Light è stato un gioco che ci è piaciuto molto sulla precedente generazione di console. Forse non perfetto ma sicuramente basato su una trama davvero accattivante che abbiamo apprezzato anche nella collection Metro Redux. Ora, a distanza di alcuni anni, è ora di portare Artyom nella nuova generazione con Metro Exodus. Pronti a lasciare la metro?

Basta tunnel!

Artyom è inquieto. Stufo delle infinite lotte tra le varie fazioni della metro, stufo di lottare per una vita inutile, continua a disobbedire agli ordini avventurandosi in superfice. Fuori dai bui cunicoli della metropolitana di Mosca c’è un mondo devastato, abitato da orrende creature assassine, intriso di radiazioni letali e di pericoli. La sua speranza è di contattare qualcun altro, altri sopravvissuti perduti chissà dove nel mondo.

Un giorno, durante una sortita andata a finire molto male per lui e la moglie Anna, Artyom disattiva per errore un disturbatore radio scoprendo che in effetti il mondo non è morto. Decine di voci vicine e lontane arrivano attraverso la radio: la prova che qualcuno non vuole che Mosca riprenda il contatto col mondo. La nuova, shoccante, rivelazione lo lascia senza fiato. Peccato che non ci sia tempo per arrabbiarsi perché la violazione non è certo passata inosservata. A causa delle sue azioni, Artyom è costretto a fuggire a bordo di un treno a vapore, subito ribattezzato Aurora, alla ricerca del comando centrale delle forze russe da qualche parte nei monti Urali. Davanti a lui e all’Ordine degli Spartani ci sono migliaia di chilometri di wasteland russa, irti di pericoli, nemici e chissà quali altri imprevisti. Benvenuti nell’esodo di Artyom.

Nuovo Metro

Exodus si discosta anche in modo piuttosto importante dall’esperienza vissuta in Metro 2033 e Metro Last Light. I primi due giochi offrivano un approccio lineare, con tempistiche e ritmo finemente controllati dagli sviluppatori di 4A Games. Un’esperienza puramente lineare che aveva però il grande vantaggio di immergerci in un turbine di eventi davvero coinvolgente, spingendoci costantemente ad esplorare il prossimo cunicolo, alla ricerca del prossimo orrore, del prossimo mostro, della prossima stazione della metro. In Exodus invece ci troviamo di fronte spesso a macro zone open world. Ogni fermata principale dell’Aurora corrisponde ad un nuovo ambiente esplorabile liberamente. Che si tratti delle rive acquitrinose del Volga o di un porto prosciugato nel Mar Caspio, l’impostazione è decisamente diversa. Nelle zone open avremo un obiettivo principale chiaramente definito, con tanto di nav point sulla mappa di gioco. Ma potremo anche darci all’esplorazione libera, la caccia ai mostri, raccolta di risorse e alcuni obiettivi secondari facoltativi. Generalmente insomma il ritmo di gioco si diluisce, specialmente se siamo dei completisti che vogliono assolutamente vedere ogni anfratto delle zone che, una volta lasciate, non potremo più visitare di nuovo.

Da questo punto di vista Exodus non fa benissimo, visto che le indicazioni sono appunto inserite nella mappa del gioco, consultabile su un taccuino. Al polso ritroveremo anche una bussola che indica la direzione da prendere (della missione principale però). Capiterà insomma di girare un po’ a vuoto, seguendo indicazioni non chiarissime finche non incapperemo, per caso o per fortuna, nell’esatto punto in cui dobbiamo andare.

Quello che ritorna, fortunatamente, è la gestione delle armi e munizioni, sempre al limite. Pochi proiettili, armi che vanno pulite regolarmente. Possiamo anche modificare le armi raccogliendo nuove modifiche dai nemici abbattuti, per aggiungere caricatori, mirini e via dicendo. Fondamentale, ma meno che in passato, la gestione dei filtri per la maschera antigas. Capiterà di trovarci in luoghi altamente radioattivi e dovremo fare attenzione alla nostra scorta, espressa in minuti, di filtri per la maschera antigas. Un elemento di notevole stress in 2033 e Last Light che in Exodus però non ha lo stesso mordente visto che le zone letali sono talvolta evitabili facendo un altro giro (ma non sempre, vi sono comunque passaggi obbligati, specialmente nelle missioni principali). Fortunatamente 4A Games non ha tolto questi elementi dal gioco che rendono Metro quello che è: un fps dalla deriva nemmeno troppo velatamente survival horror (in taluni casi). Quello che cambia comunque è l’approccio, in particolare per quanto riguarda le fasi stealth. Un must in passato, di nuovo, abbastanza facoltative oggi. Ci sono passaggi secondari, giri più lunghi attorno ai nemici ma, francamente, spessissimo è più facile semplicemente arrivare con le armi spianate, accoltellando un po’ di nemici in modo silenzioso giusto come antipasto.

L’epoca del tracciamento dei raggi

A4 Games è, oramai da molti anni, sinonimo di tecnologie d’avanguardia. Metro Exodus non ha eccezione, essendo il primo gioco a usare il ray tracing per l’illuminazione globale. A patto che possediate una scheda video RTX su PC, potrete allora godere di un’illuminazione senza eguali nel mondo dei videogames. Attivare RTX (nei preset Alto o Ultra – gli unici due) cambia in modo a tratti sostanziale il feeling del mondo. In generale la luce si comporterà in modo più realistico, mettendo in ombra oggetti che non sono colpiti né da luce diretta né da un rimbalzo su altri oggetti (Exodus offre solo 1 rimbalzo, ovvero viene calcolata luce diretta più una riflessione, i successivi rimbalzi non sono presi in conto perché proibitivi da un punto di vista computazionale).

Attivare RTX significa rendere il mondo più realistico ma non in modo troppo shockante: si nota nelle piccole cose, nelle luci più giuste di come sarebbero normalmente. Non è un cambiamento dal giorno alla notte ma un sentimento che tutto sia più giusto, più corretto. Certo, attivare RTX significa anche subire notevoli cali in termini di performance. Sul nostro PC di test (i7-7800X, 2080 Ti, 32GB RAM e schermo 3840×1080) significa passare da oltre 120 fps (in ultra) a circa 60 (ultra, rtx ultra). Una perdita di fps di praticamente il 50%! Abbiamo giocato con RTX on perché comunque sempre attorno alla soglia psicologica dei 60 fps (il v-sync aiuta!) ma non possiamo in tutta coscienza raccomandarvi di spendere quasi 1500 CHF per una 2080 Ti solo per questo! Ad ogni buon conto anche senza ray tracing Metro Exodus offre scorci davvero degni di nota su PC e, con le dovute restrizioni, anche su console. Da segnalare l’ottimo doppiaggio italiano, che impreziosisce il risultato finale.

Artyom!

Metro Exodus è tecnicamente impressionante. È anche un gioco godibile, che miscela vecchio e nuovo in modo piuttosto riuscito. Diciamo “piuttosto” perché sentiamo la mancanza del vecchio Metro (anche se, ci sono sezioni decisamente old school in Exodus). Quello che avevamo davvero amato in 2033 e Last Light era la trama serratissima, un continuo turbine di eventi che in Exodus viene irrimediabilmente diluito dal suo voler essere anche open world. Non rovina l’esperienza in modo disastroso ma, per una questione puramente di gusti, preferivamo più alla vecchia maniera. Ciò non toglie che Exodus è un FPS single player dal gusto retrò, scevro di multiplayer, battle royale e altri nonsense che, in un titolo simile, centrerebbero come i cavoli a merenda. Un gioco divertente che consigliamo ai fan della serie come a coloro che vogliono un FPS con una trama degna di questo nome.

Ci piace

  • Storia
  • Grafica
  • Raytracing
  • Doppiaggio

Non ci piace

  • Open world rovina il ritmo
  • Raytracing pesantissimo
  • Niente riflessi RTX
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.