Lego PlayStation
✓ Cosa ci piace
- 🟢 Istruzioni chiare e semplici
- 🟢 Pad originale senza analogici
- 🟢 Meccanismo tasti molto convincente
- 🟢 Forte fattore nostalgia assicurato
✕ Cosa non ci piace
- 🔴 Leggermente più grande dell'originale
- 🔴 Scelta diorama Ape Escape
- 🔴 Qualche adesivo di troppo (già solo uno è di troppo!)
- 🔴 Niente componente digitale (anche solo il suono d'accensione)
La nostalgia, si sa, è uno dei motori più potenti dell’industria videoludica moderna (e i reparti marketing lo sanno benissimo, visti i continui salassi al nostro portafoglio). Dopo aver visto arrivare sui nostri scaffali le riproduzioni in mattoncini dell’Atari 2600, del caro vecchio NES e del cabinato di Pac-Man, era solo questione di tempo prima che l’azienda danese decidesse di bussare alla porta di Sony.

Ed eccoci qui a mettere le mani sul set LEGO Icons PlayStation, codice 72306 per chi ama la precisione da catalogo, un tributo diretto a quella scatoletta grigia che a metà degli anni Novanta ha letteralmente riscritto le regole del mercato console. Una mossa quasi inevitabile per celebrare un hardware storico che ha cresciuto un’intera generazione di videogiocatori a pane, poligoni sgranati e texture ballerine, trasformandosi oggi in un pezzo da esposizione pensato esplicitamente per chi ha ormai qualche capello bianco (o semplicemente un disperato bisogno di riempire l’ultimo spazio libero nella propria libreria da gaming).

“Specifiche tecniche”
Prima di sporcarci le mani, o meglio di indolenzirci i polpastrelli, diamo un’occhiata ai freddi numeri e a quello che potremmo definire l’hardware di questo set. All’interno della generosa confezione troviamo ben 1911 pezzi in pregiata plastica ABS, suddivisi in quattorci di buste numerate che promettono circa cinque ore di assemblaggio (a patto che non vi perdiate a fissare il vuoto cosmico ricordando i pomeriggi passati a soffiare sulle Memory Card… cosa che è successa a noi). La colorazione dominante è ovviamente il Light Bluish Gray, scelto per replicare la scocca originale del modello SCPH-1000, anche se i puristi più ossessivi noteranno subito che non ha quella sfumatura giallastra tipica della plastica invecchiata male al sole (ma per quello basta aspettare una decina d’anni).

Le dimensioni finali del corpo macchina sono davvero curiose perché, metro alla mano, la costruzione risulta leggermente più grande della PlayStation vera, superando di qualche centimetro i 26 cm di larghezza del modello reale del 1994. Non troverete un singolo componente elettronico, niente LED funzionanti e nessun chip audio pronto a riprodurre quel leggendario suono d’avvio capace ancora oggi di far venire la pelle d’oca, ma la densità strutturale garantita dall’uso massiccio di elementi Technic interni restituisce un peso e una solidità davvero notevoli.

Design originale
Da un punto di vista estetico e progettuale, il lavoro svolto dai designer è semplicemente delizioso, specialmente per quanto riguarda gli accessori inclusi nella scatola. Il vero colpo di genio, almeno per il sottoscritto, è stata l’ottima scelta di includere il primo, storico pad senza il doppio stick analogico, perché è esattamente così che me la ricordo la prima PlayStation (altro che DualShock, all’inizio ci si spaccava i pollici sulla croce direzionale e nessuno si lamentava dei controlli tank). Il controller si collega alla porta frontale tramite un tubo in gomma flessibile con connettore sagomato al millimetro, affiancato dalla sua inseparabile Memory Card grigia, che si infila nella fessura superiore con un feeling meccanico sorprendentemente appagante.

Aprendo il coperchio superiore della console, o estraendo i due lati, si scopre che i progettisti hanno nascosto all’interno della scheda madre due piccoli diorami dedicati a giochi storici. Ora, i due mini-diorami sono indubbiamente carini e posso capire perfettamente la presenza di Gran Turismo con la sua automobilina microscopica, ma Ape Escape proprio no! Dovevano metterci Crash Bandicoot! O Spyro! O Metal Gear Solid! O comunque un altro gioco davvero iconico della prima PlayStation (sì, lo sappiamo benissimo, ci sono enormi problemi di licenze per i titoli di terze parti che oggi appartengono pure alla concorrenza diretta, ma da fan nostalgici non ci interessa!). Tra l’altro, vista l’assenza degli stick analogici sul controller fornito nel set, infilare proprio Ape Escape che fu il primo gioco a richiederli obbligatoriamente per funzionare è un piccolo cortocircuito storico che fa abbastanza sorridere.

Allora, due da 4×1, un coso strano e un 4×4…
Mettere insieme questa meraviglia ingegneristica si è rivelato un processo estremamente rilassante, complice il fatto che le istruzioni sono come sempre facili da seguire, chiare in ogni singolo passaggio e prive di quelle fastidiose ambiguità cromatiche che a volte fanno sbagliare tonalità di grigio. La costruzione parte dalle fondamenta della scocca inferiore e procede spedita verso la simulazione dell’architettura interna, prima di passare alla magia geometrica del coperchio circolare del lettore CD.

Proprio il meccanismo del lettore ottico rappresenta il momento più alto dell’esperienza di montaggio, grazie a un sistema di leve e molle nascoste che permette ai tasti Power e Open di muoversi davvero quando vengono premuti, mentre quello Reset è fisso. Schiacciando il pulsante Open, il coperchio scatta verso l’alto in modo fluido e naturale (senza nemmeno incepparsi a metà corsa come succedeva puntualmente sulle nostre console vere dopo tre anni di abusi intensivi). Anche l’assemblaggio del controller regala enormi soddisfazioni, sfruttando tecniche costruttive con agganci laterali multidirezionali per ricreare alla perfezione le due impugnature oblique e i quattro iconici tasti geometrici stampati. La presenza di parecchi pezzi già serigrafati riduce fortunatamente il ricorso al temuto foglio degli adesivi, che rimane comunque necessario per alcuni dettagli secondari, in particolare nei due mini-diorama.

Ma quanto c’è piaciuta!
Tirando le somme, questo set LEGO dedicato alla storica ammiraglia Sony centra in pieno il suo obiettivo primario, presentandosi come un oggetto da collezione decisamente pensato per i fan nostalgici della prima PlayStation. Al netto delle proporzioni leggermente più abbondanti rispetto all’hardware originale e di quella scelta francamente discutibile sul fronte dei giochi omaggiati nei diorami interni (non ci passerà mai per Crash, Spyro e Snake, sappiatelo), l’impatto visivo finale una volta posizionato il modello vicino alla TV o sulla scrivania è spettacolare.

Il processo di costruzione scorre via liscio per cinque ore abbondanti senza mai annoiare, alternando sapientemente sezioni tecniche molto ingegnose a tocchi di puro fan service estetico. Il prezzo di listino si aggira attorno ai 150-170 CHF, una cifra certamente importante per un ammasso di plastica che non fa girare nemmeno un disco, ma perfettamente in linea con gli altri set da esposizione per adulti di questa categoria. Se avete passato l’adolescenza a pregare che comparisse la schermata nera col logo Sony dopo quel primo, interminabile controllo di sicurezza del disco, farete davvero molta fatica a resistere alla tentazione di portarvela a casa.

