Kingdom Come Deliverance

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Kingdom Come Deliverance

Quando ti dicono che sta uscendo un RPG “indie” che promette di fare faville cosa fai? Beh, guardi chi ti ha detto questa cosa con cipiglio sospettoso. Quando poi questo gioco viene preso sotto l’ala protettrice di un publisher di giochi tripla A e dai un’occhiata più da vicino, il dubbio di esserti sbagliato si fa avanti. È il caso di Kingdom Come Deliverance di Warhorse Studios, un titolo che abbiamo giudicato male in passato. Ma oggi cambiamo registro!

La vita tranquilla del bifolco

Re Carlo IV è morto ed il trono del Sacro Romano Impero è passato a suo figlio Venceslao IV, detto il Pigro. Venceslao IV non è un uomo ragionevole e nemmeno particolarmente ligio al dovere, anzi! Il giorno della sua incoronazione ha preferito dare buca al Papa e godersi donne e alcol da qualche altra parte. Sigismondo d’Ungheria, approfittando della mancanza considerazione di Venceslao IV per gli affari di stato e della crescente insoddisfazione della classe nobiliare, invade la Boemia alla testa di un vasto esercito. Ovviamente l’invasione inizia nel piccolo villaggio di Skalica, proprio quello abitato da Henry, il protagonista del gioco.

La vita del giovane Henry scorre tranquilla, tra commissione per il padre e qualche simpatica burla a base di sterco di cavallo ai danni dei tedeschi. Ma il suo sogno è diventare un abile guerriero, un po’ come oggi vogliono tutti essere youtuber famosi. Il suo sogno si avvicina alla realtà nel 1403 quando, come detto, Sigismondo decide di invadere la Boemia. Non riuscendo a mettersi al riparo dietro le mura fortificate del vicino castello di Ser Radzig, la sua unica possibilità di salvezza è recuperare un cavallo e fuggire presso una fortezza poco distante, avvertendoli del pericolo imminente. La vita del protagonista è destinata a cambiare in modo radicale, finendo coinvolto nelle vicende della guerra civile di Boemia.

Alla pugna

Scordatevi gli RPG classici alla The Witcher 3 e compagnia bella. Kingdom Come Deliverance si basa su una premessa del tutto diversa e, a tratti, spaventosa. Un RPG medioevale realistico. Avete capito bene! Niente assalti con lo spadone, niente magia danno + 2000 ad area. Henry, all’inizio della storia, è un semplice contadinotto. Non sa leggere, non sa scrivere, non sa combattere con la spada, non sa fare a pugni. È un adolescente un po’ caciottaro che si diverte a sbronzarsi con gli amici e fare scherzi puerili. E infatti, dalle primissime battute di gioco, ci renderemo conto che questo gioco è una bestia del tutto diversa. Provare a farsi rimborsare un debito con le cattive da parte dell’ubriacone (nonché falegname) di Skalica finirà per farci rientrare a casa con la coda tra le gambe e la faccia insanguinata per farci curare da mammina. Da questo momento in avanti, comincia a fari strada nella nostra mente di gamer abituati ad essere onnipotenti una terribile certezza: Warhorse Studios l’ha fatto apposta!

Tutto il gioco sarà un continuo fare i conti con i limiti fisici di Henry, con la sua abissale ignoranza (che comunque potrà essere colmata, a patto di trovare qualcuno disposto ad insegnarci) e con la fragilità dell’essere umano. Sì perché dovremo costantemente tenere d’occhio dettagli come stanchezza, fame e stato di salute, onde evitare brutte sorprese tipo morire da soli in mezzo ad un campo nell’indifferenza generale. Ma piano piano le cose inizieranno ad andare meglio, una volta che avremo preso confidenza con il sistema di combattimento basato su parate e attacchi da direzioni ben precise (un po’ come in For Honor, ma più complicato!). Mentre scopriremo gli ampi paesaggi della Boemia, cominceremo ad apprezzare sempre di più questo gioco così strano. Non troveremo mai favolosi tesori nella casa di un contadino, faremo fatica a convincere guardi e nobili a darci retta (perché mai dovrebbero?) e piano piano cambieremo la nostra forma mentis, passando da quella puramente “videogioco” a quella “gioco di ruolo”. Se siete avvezzi ai GDR cartacei come Warhammer RPG o Dungeon & Dragons, vi ritroverete piuttosto rapidamente. E proprio come in questi giochi, potremo ingegnarci per ottenere quello che vogliamo. Un cambio d’abiti, magari di buona fattura e non sporchi del nostro sangue, sapranno impressionare più favorevolmente altre guardie e nobildonne ma non saranno proprio l’ideale per aggirarsi nei bassifondi. Stesso vale per gli attributi mentali di Henry: una dote nella parlantina e nella sociabilità saranno molto utili per ottenere informazioni, più di una spiccata propensione alla violenza. Ma allo stesso tempo, le belle parole saranno poco utili conto uno spadone indirizzato alla nostra giugulare…

Complicaaaaaato

Kingdom Come Deliverance è quindi un gioco interessante ma, proprio per com’è stato pensato, più difficile di altri. Non difficile alla Dark Souls, dove siamo comunque un personaggio potentissimo, ma difficile alla “nella vita vera non funziona mica così” e la cosa ci è molto piaciuta. Ma allo stesso tempo potrebbe (e sarà) fonte di frustrazione, specialmente nella prima decina di ore di gioco. Il gioco si complica ulteriormente a causa della confusa ed estesa crescita del personaggio. Ci sono molte abilità, alcune piuttosto ovvie ma altre più oscure, specialmente per quanto riguarda il loro effetto in gioco. E poi i menu, composti da tab primarie e secondarie in cui è facilissimo perdersi. E non parliamo nemmeno troppo di alcuni minigiochi, come quello dello scassinamento, che sono al limite del bug ma che dovrebbero venir sistemati presto da diverse patch. Abbiamo già menzionato il sistema di combattimento ma vogliamo spendere ancora qualche parola: una volta addestrati e allenati potremo ragionevolmente sperare di uccidere un soldato nemico o una guardia. Quasi impossibile invece vedersela da soli contro più nemici. Arriveremmo quasi al punto di sconsigliarvi del tutto, per quanto possibile, di incrociare la spada con qualcuno. Ancora una volta, tutto molto realistico ma anche poco giocabile.

Questione di occhi

Abbiamo giocato a Kingdom Come Deliverance su Xbox One X (grazie, Xbox!) e dobbiamo dire che il gioco ha un suo fascino visivo. Si nota specialmente nei campi lunghi una certa povertà nei dettagli e i caricamenti sono particolarmente lunghi su certe piattaforme (tipo Xbox One normale). Quello che noteremo è un frequente pop-in di elementi di fioco e dettagli e da un framerate che flirta coi 30 fps senza restare mai totalmente stabile. Dove sicuramente il gioco brilla è nella ricostruzione fedele dei villaggi del 1400, tra casupole e castelli che ci immergono in modo davvero suggestivo in un lontano passato. Il doppiaggio in inglese è discreto e le musiche ci sono piaciute!

Per chi cerca la sfida

Se siete stufi di giochi troppo facili o innaturalmente troppo difficili, Kingdom Come Deliverance è sicuramente da tenere in considerazione. Un gioco intelligente, nel senso che può essere affrontato ragionando sulla nostra condizione di semplice uomo medioevale e non con assurdi limiti imposti dai game designer. La trama è più che discreta, la grafica di buona fattura. Ci sono parecchi bug che però sono in fase di correzione (alcune patch hanno già eliminato i più gravi) e in generale ci si diverte. Certo, facciamo fatica a capire certe scelte di design, come quella di limitare i salvataggi all’utilizzo di oggetti o luoghi ben precisi. Scelte per altro eliminate dai modder nella versione PC. Ma comunque, se cercate una sfida da gioco di ruolo (ma quello serio) avete trovato pane per i vostri denti.

 

Ci piace

  • Realistico
  • Storia
  • Vero RPG
  • Vastissimo

Non ci piace

  • Troppo realistico?
  • Niente doppiaggio in italiano
  • Sistema di combattimento
  • A tratti frustrante
5.25
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.