Ion Fury

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Ion Fury

Un tempo, prima del raytracing, prima degli shader programmabili, prima del transform & lightning c’erano i buoni vecchio giochi di metà anni 90. 3DFX era la regina incontrastata delle carte acceleratrici, Unreal era ancora un titolo di cui si vociferava nei corridoi e Duke Nukem 3D era lo sparatutto che aveva soppiantato Doom nel cuore dei gamer, assieme a Quake (entrambi rilasciati nel 1996).

Un periodo d’oro per 3D Realms, uno dei publisher in prima linea nella nuova generazione di sparatutto. Ora, ad oltre vent’anni di distanza, arriva Ion Fury, un gioco figlio di quest’epoca ormai lontana.

One liners

Shelly “Bombshell” Harrison è una tizia tosta, a capo del Global Defense Force. È talmente tosta che potrebbe prendere a pugni Duke e farla franca. Ma non ha certo tempo per litigare col duca perché c’è un nemico da sistemare: il Dr. Jadus Heskel, un pazzo che ha deciso di creare umani ibridi cibernetici coi quali ha sottomesso la città di Washington D.C. per i suoi loschi piani di dominazione. La storia è praticamente tutta qua e in un gioco del genere non serve più di una mera scusa per cominciare ad attraversare livelli e crivellare di colpi ogni cosa che si muova, senza ovviamente risparmiarsi battutacce e frasi ad effetto che fanno invidia a quelle del Rambo dei bei tempi andati. Ion Fury è un gioco grezzo, violento, rapidissimo e viscerale che – sospetto – sarà apprezzato solo da un pubblico adulto e un filo nostalgici.

Ion Fury è retrogame moderno e usa tecnologie, idee e best practices vecchie di due decadi e non è davvero possibile paragonarlo ad una produzione moderna. Il gameplay è piuttosto basico per gli standard moderni. Avanziamo nei giganteschi livelli in sequenza, ammazzando nemici, raccogliendo tessere colorate per aprire le porte e cercando maniacalmente segreti. Per farlo dobbiamo fare affidamento sui riflessi perché questo gioco è rapidissimo in confronto a quanto siamo abituati oggi, una generazione che gioca spesso sul gamepad, un sistema di controllo semplicemente troppo lento per restare al passo. Il gunplay è comunque molto soddisfacente, una volta adattati alla nuova (nuova vecchia?) velocità di gioco. Shelly ha a sua disposizione un buon numero di armi ma le risorse sono sempre piuttosto scarse. Dovremo quasi fare economia di proiettili e andare a cercarli attivamente, pena restare senza argomenti contro il prossimo nemico deciso a farci la pelle. Come il canone esige poi non avremo la vita che si ricarica da sola ma sarà necessario raccogliere medic packs per i livelli, un’altra cosa che ci ha riportato indietro nel tempo.

Grazie ad un level design davvero di buona fattura e ad una difficoltà più elevata di quanto potessimo aspettarci, Ion Fury è un gioco molto godibile ma che potrebbe frustrare taluni di voi perché, appunto, richiede impegno. Basti pensare che, talmente male abituati quali siamo, dopo la prima morte oltre la metà del primo livello, abbiamo dovuto ricominciare da zero perché ci siamo dimenticati di salvare manualmente! Esatto, anche questa componente di quicksave e quickload è presente in Ion Fury. Ah i ricordi!!!!

Tecnicamente

Tecnicamente parlando, Ion Fury non farà girare le teste. Insomma, è pur sempre basato sul Build engine, un motore grafico degli anni 90 (ok in realtà gira su una fork chiamata EDuke32)! Gli sviluppatori di Voidpoint non hanno voluto imbrogliare su nulla, scegliendo giustamente un engine adatto al titolo che avevano in mente. L’unica differenza, rispetto all’epoca di 3DFX, è che i computer moderni sono nettamente più potenti. E allora si è potuto fare qualcosa in più, proponendo livelli più grandi, caricamenti meno frequenti e anche qualche follia (impossibile, o quasi, all’epoca): nel gioco sono presenti molti elementi creati mediante voxel. Pensiamo alle armi, renderizzate in maniera davvero molto piacevole al posto di più crudi modelli 3D o addirittura sprites 2D! Sarebbe interessante provare a lanciare questo gioco su un PC dell’epoca per vedere come gira.

Old school

Ion Fury è uno dei giochi moderni più old school a cui abbiamo giocato da tempo. Figlio di un’epoca quasi dimenticata o addirittura mai conosciuta dalla generazione Fortnite, è un piccolo gioiello che andrebbe assolutamente giocato dai fan degli FPS nati negli anni 80. Davanti a voi ci sono parecchie ore di divertimento e caccia ai segreti, specialmente se scegliamo le difficoltà più alte.

Non abbiamo assegnato una nota perchè è complicato. Per i fan del genere, della giusta generazione, sarebbe una nota alta. Ma per i canoni moderni, probabilmente no. Quindi, solo per intenditori!

Ci piace

  • Old school
  • Level design

Non ci piace

  • Non per tutti
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.