Elden Ring

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Elden Ring

Dal momento del suo annuncio, Elden Ring ha fatto subito drizzare le antenne ad ogni appassionato del genere soulslike. Con l’uscita della beta nel novembre 2021, ha saputo mantenere su di sé l’attenzione dei giocatori, dando un assaggio di quello che il gioco poteva offrire.

Il nuovo prodotto di Bandai Namco, sviluppato da FromSoftware e con la collaborazione dello scrittore George R. R. Martin (Cronache del ghiaccio e del fuoco), che ha scritto le basi su cui poi Hidetaka Miyazaki e il suo team hanno costruito la storia e la lore del gioco, è finalmente nelle nostre mani. Noi di Joypad lo abbiamo giocato su Xbox Series X, vediamolo in dettaglio.

In cerca delle Rune Maggiori

I fatti narrati in Elden Ring si svolgono in una terra chiamata Interregno, che un tempo era governato dalla dea Marika l’Eterna, ora scomparsa. Con la sua enorme e misteriosa energia, l’Anello ancestrale alimentava l’Albero Madre, un dorato e colossale albero luminoso la cui chioma spicca ancora oggi nei cieli dell’Interregno. Questo equilibrio venne spezzato dalla distruzione dell’Anello ancestrale: i suoi frammenti, noti come Rune Maggiori, sono ora custoditi dai discendenti della divina Marika. Questi frammenti hanno incrementato i poteri dei loro possessori, corrompendone però l’anima e portandoli inevitabilmente alla follia, finché non scatenarono una guerra nota come Disgregazione, che ancora oggi affligge l’Interregno.

Il nostro protagonista è un Senzaluce, un reietto che ha da tempo perduto la grazia ed è stato esiliato dall’Interregno. Ritornatovi per ritrovare la grazia perduta e con l’aiuto di una misteriosa donna di nome Melina, il nostro Senzaluce dovrà riuscire ad incanalare il potere delle Rune per aumentare le proprie forze in modo da poter affrontare la progenie di Marika, impossessarsi dei frammenti dell’Anello e diventare così Lord ancestrale.

Ma Elden Ring è davvero meno difficile dei Souls?

Una doverosa premessa: alcuni rumor vociferavano che Elden Ring fosse molto più accessibile anche ai neofiti del genere. Beh, possiamo tranquillamente dire che si tratta di una mezza verità. In realtà i combattimenti sono sempre molto impegnativi e il giocatore non deve abbassare la guardia, mai. Tuttavia, con l’introduzione di un vastissimo open-world, abbiamo la possibilità di fuggire da un nemico troppo forte per il nostro livello semplicemente aggirandolo, dato che non saremo più costretti a percorrere un’unica, lineare via per poter proseguire, salvo quando dovremo affrontare i boss relativi alla storia. Grazie anche all’introduzione di Torrente, il particolare “cavallo” di Melina, che potremo evocare in ogni momento, avremo la possibilità di spostarci velocemente e sorpassare un nemico senza affrontarlo, per poi tornare successivamente ad un livello più alto. Non si tratta quindi di un titolo più facile rispetto alla saga di Dark Souls, semplicemente sono stati introdotti questi elementi grazie ai quali possiamo evitare alcuni scontri diretti quando il livello del nostro Senzaluce non è abbastanza alto. E di questo ne siamo felici. Se avessero, ad esempio, aggiunto la possibilità di selezionare la difficoltà, il gioco avrebbe perso la sua essenza che lo rende un degno “cugino” di Dark Souls.

Nessuna pietà

Detto ciò, come ogni soulslike che si rispetti, Elden Ring non indora per niente la pillola: la difficoltà elevata tipica dei prodotti FromSoftware viene, come detto, riproposta anche in questa sede. Appena dopo la creazione del nostro personaggio e il tutorial di rito, ci troveremo da subito ad affrontare creature enormi, arrabbiate e molto potenti e, inevitabilmente, moriremo più o meno dignitosamente già pochi minuti dopo avere avviato il gioco. La chiave del successo in questo genere di titoli è sempre quello, il mematissimo “git gud”: armarsi di tanta (ma davvero tanta) pazienza e livellare il più possibile, uccidendo tanti nemici anche più volte e studiando i pattern dei loro attacchi, per schivarli o pararli al momento giusto ed attaccare a nostra volta. Le rune guadagnate uccidendo i più svariati tipi di nemici saranno infatti fondamentali per la crescita del nostro Senzaluce. Esse serviranno sia per salire di livello e determinare la build del personaggio, sia come moneta di scambio per acquistare equipaggiamento e materiali. Sarà possibile salire di livello riposando presso i Luoghi di grazia, dei checkpoint in cui recupereremo le forze e ai quali verremo rispediti in caso di morte (esattamente come i Focolari di Dark Souls). Come già noto ai veterani del genere, alla nostra morte perderemo le rune in nostro possesso e per recuperarle dovremo tornare a prenderle nell’esatto luogo in cui le abbiamo perse, riaffrontando i mob già sconfitti e sperando di non incontrare sul nostro cammino un nemico che ci uccida prima di averle ritrovate, cosa che nella nostra run è accaduta più volte di quante ne vorremmo ammettere.

Armamenti per tutti i gusti

Ma parliamo dei combattimenti. Nel corso della nostra avventura troveremo tutta una serie di armi, scudi, evocazioni ed incantesimi, che equipaggeremo come più ci piace a seconda dei nostri gusti e della build del nostro personaggio. Potremo sferrare attacchi semplici o caricati, in salto o a cavallo di Torrente. Bisognerà sempre tenere d’occhio la barra della stamina, essenziale per sferrare i nostri attacchi e per assorbire il danno quando ci proteggiamo con lo scudo. Le nostre armi potranno essere migliorate con le Pietre di forgiatura e potenziate applicando le Ceneri di guerra, che ci permetteranno di sferrare un attacco speciale contro il nostro nemico.

Molto utile è marcare l’obiettivo dei nostri attacchi. Tuttavia, quando ci ritroveremo circondati dai nemici (e accadrà abbastanza spesso), girando appena la telecamera cambierà anche la marcatura del nemico. Questo è abbastanza fastidioso, soprattutto quando il gioco deciderà di selezionare un nemico distante, quando quello da noi prefissato ci attaccherà da vicino, magari di spalle. Anche se si tratta di frazioni di secondo, giusto il tempo di ritornare sul nostro obiettivo, questo piccolo intoppo potrebbe portarci alla sconfitta. Ribadiamo quanto detto sopra: in Elden Ring anche il personaggio che sembra meno minaccioso può sconfiggerci senza troppi sforzi, soprattutto quando il nostro livello è ancora piuttosto basso.

Muri di pietra, muri di carta

Un altro elemento seccante consiste nella differenza tra la nostra hitbox e quella dei nemici. Innanzitutto, quando sferreremo un fendente di spada troppo vicino ad una parete rocciosa o un muro, il nostro attacco verrà, giustamente, bloccato dall’ostacolo. Ma non quello del nostro nemico. Già, incontreremo nemici con lo straordinario potere di ignorare le leggi della fisica e colpirci anche se saremo ben protetti dietro un muro, con la guardia abbassata e una falsa sensazione di sicurezza, con conseguenze che potete immaginare. Va bene che la difficoltà elevata è quello che cerchiamo, ma anche un pizzico di coerenza non sarebbe male. Inoltre, potremo attaccare quanto ci pare un nemico a terra, ma non subirà alcun danno. Indovinate invece chi verrà martoriato di colpi che andranno a segno anche quando si trova a terra? Sì, il nostro povero Senzaluce.

Facendo attenzione a quanto sopra, comunque, i combattimenti per il resto sono abbastanza fluidi e ben fatti. Una volta capito quando parare/schivare ed attaccare a nostra volta, potremo sconfiggere ogni tipo di nemico senza troppa difficoltà. FromSoftware si è chinata particolarmente sull’IA dei nemici: ci è capitato di trovare mob che anticipassero le nostre mosse, scagliando frecce direttamente verso il punto dove volevamo spostarci, o boss che allungano un proprio, letale attacco quando noi pensavamo di avere trovato il “trucchetto” per evitarlo. Insomma, non bisogna dare niente per scontato e mai abbassare la guardia!

Collaborazione e PvP

Come già abbiamo potuto sperimentare nella serie di Dark Souls, anche in Elden Ring è possibile lasciare dei messaggi agli altri giocatori. Spesso troveremo in giro per la mappa dei messaggi che vanno dai semplici commenti, a veri e propri avvertimenti riguardo a nemici, boss o trappole. I messaggi, comunque, possono essere ignorati da chi non desidera spoiler su quello che andrà ad affrontare nel corso della sua avventura. Ritroveremo anche le già note macchie di sangue: toccandole apparirà una breve animazione in cui vedremo i fantasmi di altri giocatori che hanno incontrato la morte nell’esatto punto in cui ci troviamo.

Grazie allo strumento Dito torto, in alcuni luoghi potremo lasciare un messaggio di evocazione color oro ad altri giocatori, che ci permetterà di essere evocati da qualcun altro per dare una mano ad affrontare un boss particolarmente ostico. Con questo metodo, se vinceremo guadagneremo un notevole numero di rune e, soprattutto, non perderemo quelle già in nostro possesso in caso di sconfitta. Allo stesso modo, utilizzando un altro strumento potremo essere noi ad evocare un altro giocatore (fino ad un massimo di due alleati contemporaneamente) per farci aiutare a nostra volta nelle battaglie più impegnative. Vi è da ultimo la modalità PvP: si tratta sostanzialmente di lasciare un messaggio di evocazione color rosso per essere evocati nell’avventura di un altro giocatore per combattere contro di lui. Viceversa, anche noi potremo trovare dei messaggi simili, che porteranno il giocatore “ostile” nel nostro mondo per iniziare una battaglia PvP.

Meraviglia a 60 fps

Vogliamo parlare di grafica? Sì, perché Elden Ring è uno spettacolo per gli occhi. Spesso ci siamo soffermati ad ammirare gli incredibili paesaggi, che grazie all’open-world si estendono a perdita d’occhio. Sulla nostra Xbox Series X il gioco gira senza troppi problemi a 60 fps, tuttavia alcune volte, al galoppo in sella a Torrente, le texture delle ambientazioni intorno a noi non hanno un caricamento fulmineo, come ci si aspetterebbe su next-gen. Abbiamo potuto notare, per una brevissima frazione di secondo, come i ciuffi d’erba appaiano all’improvviso su una superficie precedentemente non ben definita. In ogni caso, non abbiamo riscontrato particolari cali di frame o altro che possa influenzare negativamente la nostra esperienza di gioco, che rimane comunque molto immersiva e piacevole agli occhi. La mappa di gioco è davvero grande e vale sicuramente la pena dedicarsi in piena libertà anche all’esplorazione che, oltre ad essere piacevole graficamente, è altresì utile per scoprire luoghi pieni zeppi di nemici e farmare quindi rune a volontà.

Pazienza e perseveranza

Elden Ring è frustrante, ha messo a dura prova i nostri nervi e i rage quit si sono sprecati. Ma ha anche dei difetti. Sono infatti queste le emozioni che cerchiamo quando decidiamo di cimentarci in un gioco del genere e non siamo rimasti affatto delusi. Il bello dei soulslike è proprio questo: è un gioco adatto a chi cerca la sfida, a chi vuole mettere alla prova le proprie capacità e la propria pazienza.

Ci piace

  • Livelli di sfida e difficoltà all’altezza delle aspettative
  • IA dei nemici
  • Panorama molto gradevole
  • Il “cavallo” Torrente
  • L’ambientazione open-world regala una sensazione di libertà

Non ci piace

  • Circondati dai nemici, a volte, la marcatura del nostro obiettivo cambia da sola
  • Attacchi nemici che trapassano le pareti
  • Minimi ritardi nel caricamento delle texture quando siamo al galoppo
5.5

Scritto da : EllyPepper

Amante di videogiochi, film e serie tv sin dalla tenera età. Gattara e bassista, appassionata di grafica in generale.

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Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.

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