Death Stranding Director’s Cut

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Death Stranding Director’s Cut

Nel 2019 la recensione di Death Stranding è stata il mio incubo per settimane: principalmente per timore di dire sul serio cosa ne pensassi, sicuro che piovessero critiche su critiche. Parlare di un gioco come Death Stranding era (ed è ancora) intrinsecamente difficile perché arrivato originariamente accompagnato da un hype mostruoso, un nome leggendario, una caterva di articoli zeppi di iperbole e ammirazione che sconfinava allegramente nella reverenza. In seguito, il gioco si è guadagnato il suo posto ma, va detto, non è diventato un classico intramontabile. Ha fatto la sua corsa su PlayStation 4 e poi su PC per poi finire… ricordato da alcuni, dimenticato da altri.

Mettiamo in chiaro le cose ancora una volta chi scrive non osanna Hideo Kojima. A mio modo di vedere, si tratta di un personaggio incredibilmente sopravvalutato, le cui doti di sceneggiatore e scrittore sono decenti sì ma di sicuro non leggendarie.

Un mondo a pezzi

Sam Porter Bridges (Norman Reedus) è un uomo che ama percorrere la propria strada da solo. Sin da quando gli Stati Uniti (che in questo caso, sono la stessa cosa del mondo intero) sono crollati, ha tirato dritto per la sua via. Il cataclisma questa volta però non è di natura nucleare, batteriologica o il più classico degli tsunami. Qualcosa ha sconvolto gli USA: il Death Stranding. Creature misteriose, conosciute come BT (o Beached Things – Creature Arenate) sino arrivate dalla Spiaggia, un luogo che collega la vita e quello che si trova al di là di essa. La comparsa dei BT ha distrutto il governo, separato le città, distrutto la società, spezzato i legami. Il problema è che i BT sono pericolosi: non solo uccidono ma sono anche in grado di fare danni ben peggiori. Ogni volta che un essere umano muore, inizia la necrosi del corpo. Se i BT arrivano al cadavere prima che esso venga eliminato, il risultato sarà una sorta di esplosione enorme, in grado di cancellare intere città nell’arco di pochissimi attimi. A peggiorare le cose, i BT sono anche l’origine della cronopioggia che oltre ad inzuppare i vestiti invecchia ogni oggetto che tocca. Chiunque venga bagnato dalla cronopioggia, vedrà la sua vita accorciata in un baleno. Tutti questi effetti nefasti causati dai BT hanno, come ovvio, causato un enorme collasso della società umana.

Non tutti però sono disposti ad abbandonare le speranze: la UCA (l’United Cities of America) è ancora convinta di poter riunire il paese, usando quella che chiamano la rete chirale. Si tratta in pratica di internet ma basato su collegamenti più eterei e misteriosi (una sorta di quantum entanglement). Sam, che fa il fattorino per Bridges, sarà chiamato ad aiutare la UCA nel costruire la rete chirale, visitandone personalmente i nodi e connettendoli al network nel suo viaggio verso la costa ovest del continente nordamericano. Attraversare gli ampi spazi tra un punto e l’altro è però estremamente pericoloso: cronopioggia, BT, fazioni umane nemiche e, non da ultimo, terreni impervi, saranno un bel problema da affrontare. Per fortuna Sam non è totalmente inerme: oltre alle armi l’uomo ha anche un BB in dotazione. BB sono le iniziali di Bridge Baby, letteralmente un bebè strappato dall’utero di una madre cerebralmente morta che permette a chi lo usa di collegarsi con la spiaggia (e di conseguenza, con l’aldilà) e vedere i BT. Nelle nostre avventure insomma gireremo per il mondo con un infante, il cui sviluppo è stato bloccato a 28 settimane, chiuso in una sorta di sacca amniotica artificiale attaccata al petto. Sam, in più, non è solo un badass ma è anche in grado di nuotare verso la superficie: se muore riesce a tornare verso il mondo dei vivi, cosa che sarà molto utile nelle nostre avventure. Questa, a sommi capi, è più o meno l’introduzione al mondo di Death Stranding. Se ci avete capito poco, tranquilli, è più o meno quello che tutti sperimentano nelle prime ore di gioco. Non vogliamo svelarvi altro, perché la trama è tutto in un gioco come questo.

Delivery man

Death Stranding è un gioco che per forza ha diviso le opinioni. Il gameplay si compone, sostanzialmente, in infinite e lunghe consegne di oggetti. Il carico va raccolto, trasportato e consegnato. Va tenuto con cura, protetto dalla cronopioggia, riparato se necessario. Possiamo raccogliere carico extra se ne troviamo di abbandonato, che potremo consegnare personalmente o mettere in armadietti condivisi con gli altri giocatori. Il carico va anche bilanciato: una gran parte del tempo lo spenderemo scegliendo dove mettere il carico (sulla schiena? Sulle gambe? Sui lati? Lo teniamo in mano?) in modo da bilanciare meglio l’equilibrio di Sam, pena rovinose cadute che danneggiano ciò che dobbiamo invece mantenere in buona salute. Ok troveremo anche mezzi di trasporto, ancora di più in questa nuova edizione, ma in sostanza tra lunghe camminate, arrampicate, attraversamento di fiumi, ruscelli e zone zeppe di BT, il succo rimane quello: DHL simulator (con la differenza che la DHL spesso dell’integrità delle consegne se ne frega – e lo stesso vale per UPS e tutti gli altri). Attraversare il mondo di gioco è in parte facilitato dalla community: potremo lasciare scale, ponti e corde a disposizione di altri, che potranno poi ringraziarci lasciando dei like in tempo reale. Potremo anche costruire e depositare armadietti, lasciandoli sia a disposizione degli altri che mantenendo una zona privata per noi, per depositare non solo carichi ma anche risorse che potremo poi usare a nostro piacere.

Attraversare le macro-aree di Death Stranding è strano e, indubbiamente, ha un che di poetico. Kojima e soci hanno saputo scegliere bene i momenti di solitudine, piazzando una colonna sonora davvero azzeccatissima, che rende il tutto davvero più zen e genuinamente godibile. Ma dovete essere uno di quei tipi introspettivi, la cui idea di relax è quella di essere da soli, accompagnati da note musicali, senza influenze o interferenze esterne. E questi momenti mi sono piaciuti, molto. Tuttavia, alla lunga, ci stancheremo di andare da un punto A ad un punto B, tenendo premuti 2 o 3 tasti sul controller per bilanciare Sam che rischia di inciampare in un sasso perché è carico come un mulo. La realtà delle cose è che, come al solito, Kojima ha creato una storia complicatissima, piena di personaggi e situazioni il cui ritmo è tuttavia, come dire… altalenante. Specialmente dopo l’inizio del gioco, in cui d’azione ed avvenimenti ce ne sono parecchi (prendetevi del tempo per iniziare il gioco, non potete farlo in 15 minuti di certo!) c’è un’ampia zona di poco o niente. E serve a poco riempire un gioco di guest star, cameo ed easter egg se la gente muore di noia nelle prime ore di gioco.

La Director’s Cut

Ovviamente bisognata offrire qualcosa in più ai potenziali interessati su PlayStation 5. La Director’s Cut introduce diverse modifiche al gioco, alcune più significative di altre.

Le aggiunte si dividono in migliorie di gameplay e tecniche. Per cominciare troveremo più informazioni e in modo meglio strutturato quando cominciamo il gioco; visto la complessità non solo della trama ma anche di certi meccanismi, la cosa dovrebbe rendere l’approccio all’opera magna Kojimiana più semplice. Ci sono anche delle aggiunte per quanto riguarda l’attraversamento del mondo, aggiunte che aggiungiamo, riducono in modo potenzialmente molto sensibile la rottura di scatole del fare avanti e indietro. Ma andiamo con ordine. La Director’s Cut vede l’introduzione della Maser Gun, sostanzialmente un mega taser che può essere usato per mettere ko i nemici umani. C’è poi il Support Skeleton, un aggiunta robotica per Sam che gli permette di trasportare più carico e di muoversi molto più rapidamente. Sulla stessa linea d’onda il Buddy Bot: un aggeggio tanto utile quanto ilare. Si tratta in pratica di due gambe che possiamo caricare di carico, spedire verso una destinazione speciale o addirittura usare come passaggio verso la struttura più vicina. Ci sono i Fragile Jump, ovvero un sistema di fast travel tra una struttura e l’altra del gioco connessa tramite la rete chirale. Sfortunatamente non potremo accedervi subito ma dovremo attendere di attaccare l’episodio 3 del gioco (in fondo, poteva andarci peggio). Ci sono poi altri aiuti come la catapulta cargo, che permette di sparare roba oltre zone pericolose, ponti chirali che possiamo costruire per superare ampie sezioni scoscese (anche se i ponti non sono eterni e vengono distrutti dagli elementi). Per finire troveremo nuovi salti da fare con la moto e una modalità corsa, oltre che a novità per la personalizzazione di zaino e BB. Tuttavia gli “aiuti” sono un po’ avvelenati perchè sono o di difficile ottenimento oppure portano con sé pesanti limitazioni per il giocatore.

Per quanto riguarda il lato tecnico, il gioco si avvale delle tecnologie introdotte dalla nuova ammiraglia Sony. Durante l’esplorazione sentiremo gli effetti del terreno ed dell’ambiente circostante direttamente nelle mani grazie alle funzionalità di haptic feedback del controller Dual Sense. Controller che cambierà la resistenza dei grilletti tramite gli adaptive triggers. Le due cose combinate, nonostante tutto, aggiungono un livello di immersione a Death Stranding, che si tratti di sentirsi inciampare o di sentire la tensione salire (letteralmente) premendo un grilletto del controller, siamo sempre più convinti che queste funzioni avanzate del controller di PS5 siano molto più importanti di quanto pensassimo. Tecnicamente parlando, il Decima Engine di Guerrilla Games è stato sfruttato magnificamente. L’arrivo su PlayStation 5 a distanza di un paio d’anni dalla versione originale ha raffinato la presentazione: grafica 4K a 60fps (nonostante ci sia ancora il selettore tra fedeltà e risoluzione: scaled 4K o nativo 4K in questo caso). Il gioco è semplicemente più netto, più deciso e il vantaggio si vede eccome mentre attraverseremo i suoi desolati eppure molto suggestivi paesaggi.

Introdotta anche una modalità Widescreen che inserirà bande nere sopra e sotto per offrire un aspect ratio di 21:9 al posto dei soliti 16:9. Peccato che PS5 non supporti né i monitor 21:9 né una risoluzione di 1440p quindi con le bande nere resterete anche se avete un monitor con il giusto aspect ratio. Immaginiamo che l’idea sia quella di rendere l’esperienza ancora più simile ad un film ma dopo esattamente 3 minuti siamo tornati ai 16:9. Questione di gusti! Per finire, sempre sotto il lato tecnico, il gioco ora supporta la tecnologia Tempest 3D per l’audio posizionale con le cuffie (e con gli altoparlanti della TV grazie al recente update di sistema). Preciso, interessante ma se avete una soundbar multicanale, usate quella! Ci sono anche novità per quanto riguarda coloro che hanno già il gioco su PS4 visto che è possibile importare i progressi di gioco attraverso il PSN. Tenete conto però che dovrete lanciare prima il gioco su PS4, esportare i dati sul cloud di Sony per poi scaricarli di nuovo su PS5 al lancio del gioco.

Espressione artistica?

Death Stranding è un gioco che, a mio avviso se non portasse il nome del divino Hideo Kojima, sarebbe stato massacrato dal pubblico (ma non da una certa parte di giornalisti videoludici Kojima-dipendenti). Togli Norman Reedus, Guillermo Del Toro, Mads Mikkelsen, Léa Seydoux e via dicendo e ti rimane una storia complicata e un gameplay francamente un po’ palloso sebbene alcuni accorgimenti della Director’s Cut abbiano il pregio di limare via le parte più straziantemente noiose. Le aggiunte però suonano anche di sconfitta: dopo aver lanciato due edizioni del gioco (PS4 e poi PC) senza comprometterne le meccaniche di gioco, per la Director’s Cut sono state inserite tutta una serie di scappatoie, se ci prenderemo la briga di sbloccarle ed imparare ad usarle. Come a dire che se con la prima versione Kojima non è sceso a compromessi nel proporre un gameplay come lui lo voleva (odiatelo o amatelo, almeno è una cosa che posso rispettare) ora abbiamo l’impressione che qualcuno abbia gettato un po’ la spugna, semplificando le meccaniche d’attraversamento per convincere più gente. Da un lato sono deluso, perché è un bel compromesso, dall’altro ne sono contento perché per lo meno avanzare nella storia è un pochino meno tedioso. La Director’s Cut di Death Stranding non stravolge completamente il gioco originale ma aggiunge sufficientemente cambiamenti da potenzialmente coinvolgere taluni di voi scettici. Rimane un gioco strano e che deve assolutamente essere nelle vostre corde per essere apprezzato. Giocare con cautela!

Ci piace

  • Aiuti nel traversal del mondo
  • Tecnicamente molto convincente
  • Musica, recitazione, doppiaggio

Non ci piace

  • Rimane... Death Stranding
  • Lento
  • Sceneggiatura

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad. Appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose.

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.

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