Battlefield 1

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Battlefield 1

Nella vita si dice che ci siano due cose sicure: la morte e le tasse. Noi però ne aggiungiamo altre due: Call of Duty e Battlefield. Poteva dunque mancare la nostra dose di Battlefield nel 2016? Certo che no! È la solita rottura annuale? Sorprendentemente, no! Ma come?!

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Guerra non fa nessuno grande

Battlefield 1 quest’anno è ambientato nella Grande Guerra. Lo sfondo del primo conflitto mondiale non è certo una novità nel mondo videoludico, anzi. Probabilmente le due guerre mondiali sono tra i temi più sfruttati. E tuttavia Battlefield 1 ha saputo risvegliare in noi emozioni forti, quasi paragonabili all’epica, inimitabile e imbattuta scena dello sbarco in Normandia del primo Medal of Honor. Battlefiled 1 inizia con una missione brutale, che ci immerge con forza nei feroci combattimenti nelle trincere del fronte occidentale. Una lotta disperata, tra il fango e la morte in cui la speranza di vita si riduceva a pochi minuti. E proprio come quegli sfortunati ragazzi a inizio 1900, anche noi continuiamo a morire. Ad ogni morte, il nome e le date di nascita e morte del personaggio che stavamo impersonando compaiono a schermo. Ma la partita non si interrompe e siamo costretti a rivivere la stessa scena, solo con un altro nome, un’altra vita spezzata. La prima missione non dura più di 10-15 minuti ma è davvero di enorme impatto. La grande guerra non portò la gloria a quei giovani in cerca di avventura, solo sofferenza e morte.

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Dopo questa sorta di battesimo del fuoco, la vera campagna prende il via. La campagna ci porterà a vivere il conflitto con gli occhi di diversi eroi in diversi schieramenti e teatri di guerra. Dall’assalto nelle Alpi italiane ai feroci combattimenti aerei come pilota per l’aeronautica britannica. Visiteremo le distese di sabbia assieme a Lawrence d’Arabia, combatteremo a bordo di un carro armato in Francia. Ed impersoneremo un rude ma protettivo ufficiale australiano. La campagna single player di Battlefiled 1 non è lunghissima (circa 6 orette) ma è di grande effetto. I momenti ganassi in cui esplode il mondo ci sono ma sono meno forzati rispetto al passato. Le ambientazioni sono variate, così come le situazioni di gioco: ci ritroveremo sia ad attaccare a muso duro che a dover approcciare le situazioni con tattica e, addirittura, con fasi stealth. Ma quello che colpisce davvero di Battlefield 1 è di come le storie raccontante abbiano un tocco estremamente umano. Impossibile non restare toccati, almeno un pochino, dalle storie raccontate da questo gioco. Vi invitiamo a non dare peso alle inutili (e ignoranti) polemiche legate alla campagna dedicata agli Arditi, perché i racconti di Battlefield 1 hanno l’enorme pregio di avvicinarci al dramma. Non in modo estremamente banale o irrispettoso. Perché se da un lato il gioco deve divertire e si prende qualche licenza storia ma dall’altro ci mostra sul serio di come la guerra “non fece nessuno grande”. Dal passato possiamo e dobbiamo pur imparare qualcosa, no?

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La guerra online

Ovviamente molti non aspettano un nuovo Battlefield per giocare in single player. Anzi, molti non avviano nemmeno la campagna (di norma, fareste bene, ma non in questo caso!). Battlefield 1 non stravolge di certo la ricetta che l’ha reso famoso. Le ambientazioni e le armi sono ovviamente appropriate al periodo storico ma il gioco in sé non cambia poi di molto. Ritorna la progressione del personaggio, con vari gradi e unlock per spingere il giocatore a investire tempo e impegno nel proprio alter ego digitale. Le modalità variano dal solito Deathmatch e Dominio a Piccioni di Guerra (che stringi stringi è un cattura la bandiera), Operazioni e Conquista. Per quanto riguarda le mappe, 9 al momento (ma ne arriveranno altre coi soliti season pass), sono davvero ben fatte. Ampie, variate e sempre zeppe di nuovi spunti per cambiare strategia. Aggiungiamo pure la possibilità di usare mezzi, cavalli ed aeroplani per cambiare le sorti dello scontro! Come sempre, entrare in una partita online di Battlefield richiede una certa dose di coraggio perché la community è estremamente appassionata. Non sorprendetevi se ci vorranno qualche ora di gioco e una dettagliata conoscenza dei terreni di gioco prima che possiate davvero fare la differenza.

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Rude, fangoso, bellissimo

Abbiamo giocato a Battlefield 1 su Xbox One (grazie Xbox per il codice!) e bisogna dire che visivamente è splendido, persino sulla piattaforma meno potente tra le next gen (e non parliamo nemmeno del PC). Semplicemente questo gioco è incredibile. Che siano le distese sabbiose dell’Arabia, le foreste francesi o i cieli britannici, ogni panorama è mozzafiato. Impossibile non fermarsi un attimo ad ammirare i giochi di luci, ombre, riflessi e vari effetti volumetrici (la resa di nebbia e polvere è davvero di prim’ordine). Aggiungiamo un serio sforzo per rendere gli elementi di contorno distruttibili (ci è capitato di ritrovarci coinvolti nel crollo di un mulino che credevamo, scioccamente, essere invulnerabile al fuoco dei carri armati). Insomma, che sia in aria o a terra, Battlefield 1 non cessa di stupire. Se poi abbiamo la fortuna di giocarci in 4K su un PC degno di questo nome, l’effetto è ancora più impressionante. Ottimo anche il comparto audio che vanta effetti sonori molto ben fatti e un doppiaggio di buona fattura.

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A te la palla, CoD!

Battlefield 1 ci ha convinto principalmente per la sua campagna single player. Il multiplayer, tutto sommato, è sempre lo stesso. Le mappe ampie e variate sono di certo il punto di forza di questo gioco. Per quest’anno, possiamo ritenerci soddisfatti in pieno dal lavoro svolto da DICE.

 

Ci piace

  • Storia potente
  • Grafica

Non ci piace

  • Multiplayer poco innovativo
  • Qualche problemino di IA
5.25
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.