Anno 1800

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Anno 1800

C’erano una volta i gestionali solidi, belli, che addirittura fungevano in qualche modo da lezione di storia. Pensiamo all’epoca d’oro dei vari Age of Empires e, appunto, la serie Anno, iniziata nell’oramai lontano 1998. Si capitoli della saga strategica in tempo reale di Ubisoft ne sono usciti parecchi: 14 se contiamo Anno 1800 e le varie espansioni. Vediamo un po’ l’ultima fatica di Blue Byte.

Rivoluzione industriale!

Iniziare la campagna principale di Anno 1800 vuol dire immergersi nelle vicende di una famiglia sfortunata. Il giocatore impersona un giovane che, di ritorno da un lungo viaggio nel nuovo mondo, ritrova la sua famiglia distrutta dall’avidità di suo zio che, approfittando della morte di nostro padre, ha deciso di accaparrarsi di ogni nostro bene e, non contento, di distruggere qualsiasi possibilità di rivalsa di noi e di nostra sorella. Il malvagio zio si è impossessato della compagnia di famiglia ma non del nostro spirito combattivo: è ora di ripartire praticamente da zero su un’isoletta abbandonata in cui troviamo, inizialmente, solo rovine di un precedente insediamento.

Ben presto il nostro piccolo insediamento inizierà a crescere ma i tiri mancini del crudele zio non saranno di certo finiti: l’uomo continuerà ad estorcerci denaro e beni materiali millantando spese e debiti a cui saremo costretti a far fronte. In sé la storia che fa da collante alla campagna di Anno 1800 ha ben poco di storico, si tratta di un mero pretesto per farci avanzare nell’edificazione della nostra piccola civiltà e al contempo continuare ad insidiarci con sfide e contrattempi. Bisogna comunque dire che a poco a poco ci siamo ritrovarti piuttosto coinvolti dalle vicende del gioco e il desiderio di rivalsa contro il maledetto zio si è fatto sempre più forte. Durante le nostre avventure di giovane industriale dovremo farci amici, contrattare e commerciare con altri insediamenti, gestire rotte commerciali marittime, sviluppare le nostre attività per terra e mare, assicurarci del benessere dei nostri cittadini e, se caso, rispondere agli attacchi col fuoco. Troveremo poi altri tipi di missione durante la campagna, come missioni di inseguimento, scorta ed esplorazione. Un modo per spezzare un po’ “la monotonia” della campagna che, in tutta onestà, ci è andato a genio anche se non tutte le missioni speciali sono riuscitissime, va detto.

Non c’è ovviamente solo la campagna single player, i giocatori troveranno anche altre modalità come il sandbox single player, totalmente configurabile in modo da ottenere l’esperienza che desideriamo. Si può anche giocare online, sia in partite veloci che ospitando noi stessi una sessione. Nelle modalità online avremo diversi gradi di difficoltà che richiederanno di raggiungere un determinato numero di abitanti e d’oro per vincere la partita.

Gestire ogni dettaglio

Anno 1800 è uno strategico gestionale. Enorme cura è stata quindi posta nella realizzazione della gestione della nostra cittadina, in ogni suo dettaglio. Sarà fin troppo facile, inizialmente, sbagliare. La parola d’ordine, specialmente in modalità sandbox, è pianificazione urbana! La simulazione del gioco infatti non tiene solo conto del tipo di edificio che stiamo costruendo ma anche dove si trova, il tipo di strade e servizi vicini, la qualità della vita, la distanza tra edifici interdipendenti e zone di produzione. Non ha senso, per esempio, mettere un mulino al centro di un quartiere residenziale cittadino, perché si troverà troppo lontano dai campi e dai magazzini! Costruire un agglomerato di case senza accesi a chiese, stazioni dei pompieri e parchi cittadini ridurrà la qualità di vita dei suoi abitanti e, di conseguenza, il nostro grado di successo nel gioco. In particolare dovremo fare attenzione alle aree di influenza dei singoli edifici “di servizio”, in modo da coprire la maggior parte di area popolata in modo razionale. Mei cari geek della pianificazione urbana, c’è di cui divertirsi!

Blue Byte ha trovato un equilibrio tra il micromanagement e un approccio più rilassato alla gestione di determinate parti della simulazione. Facciamo un esempio: i magazzini sono comuni, nel senso che non c’è bisogno di creare un magazzino per le granaglie e uno per il carbone, in più sono comuni – nel senso che una cosa depositata in un magazzino sarà disponibile in tutti gli altri allo stesso tempo. Una cosa che potrà forse far storcere il naso ad alcuni ma che, sul finire, ci leva un buon numero di grattacapi senza effettivamente rovinare la profondità del gioco. Profondità per altro sottolineata anche dal sistema di menu di gioco, ben pensato e completo. Ogni edificio ha il suo menu, il quale è pensato anche in funzione del tipo di bene che stiamo producendo. Ad esempio, il menu del mulino sarà attivo e funzionante una volta che avremo contadini (i quali necessitano di case), campi coltivati e un magazzino a portata. Altrimenti, il processo produttivo non può essere completato e quindi non sarà possibile interagire appieno con l’unità mulino. Le cose ovviamente si fanno più complesse per beni non di prima necessità ma secondari, con tutte le specificità del caso. Un lavoratore specializzato non solo necessiterà di beni di produzione più complessi ma avrà anche un certo tipo di attese per quanto riguarda il tessuto economico: servizi e divertimenti di vario genere diventeranno allora indispensabili per mantenere un livello di produzione elevato. Insomma, avete capito dove si va a parare, giusto? Si tratta di una soluzione a nostro modo di vedere intelligente, perché al posto di costringere il giocatore a leggere liste di requisiti e menu complessi, è tutto sommato intuitivo.

Un bel mondo da inquinare

C’è poco da dire, la rivoluzione industriale non è stata fatta con particolare attenzione a madre natura, purtroppo. Il gioco però fa un ottimo lavoro nel mostrare ogni dettaglio della nostra conquista di terreni vergini: graficamente, il livello d’attenzione è davvero encomiabile. Ogni stradina, ogni campo, ogni prateria è ricco di elementi in movimento. Nei boschi vedremo animali pascolare tranquillamente mentre in città potremo dare uno sguardo da vicino alla vita dei nostri concittadini: cortei di protesta, matrimoni, gente che passeggia… il mondo di Anno 1800 sembra proprio vivo a guardarlo! Il gioco non è particolarmente pesante a livello di requisiti minimi e supporta pienamente anche le risoluzioni non standard, come il 32:9 del nostro monitor da gaming. Una bella sorpresa perché, in un gioco del genere, la maggior dimensione dello schermo si adatta alla perfezione alla quantità e al tipo di informazioni mostrate.

Insomma, Anno 1800 è un ottimo strategico gestionale. Visivamente, a livello di gameplay, a livello di game design e per quanto riguarda il come interagiamo col gioco. Segno che Blue Byte si è presa del tempo per ragionare e proporre scelte sensate! Poi ovviamente, deve piacervi il genere, altrimenti troverete questo Anno 1800 di una noia mortale. Ma per i fan a digiuno, buttatevi a pesce su questo gioco, ne vale la pena!

Ci piace

  • Gestione della produzione
  • Grafica
  • Scelte intelligenti

Non ci piace

  • Lo zio cattivo
  • Recitazione dei doppiatori nella campagna
5.25
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

JOYPAD

Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.