A Way Out

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A Way Out

A Way Out è uscito da un po’ oramai. Allora perché ci abbiamo messo tanto a pubblicare la recensione? Beh, proprio a causa della sua natura… particolare. Il gioco sviluppato da Hazelight e pubblicato da EA va infatti giocato in due. Non nel senso che è un MMO e nemmeno nel senso che ha una modalità multiplayer… A Way Out va giocato in due. Non da soli, non in tre. O in due o niente. Pronti a trovare la vostra via (in due)?

Leo & Vincent

Leo e Vincent non potrebbero avere due storie più diverse. Leo è cresciuto in un orfanatrofio e, assieme a quella che poi è diventata sua moglie, si è creato una carriera come rapinatore. Vincent invece conduceva una vita tranquilla, con un lavoro onesto in banca finché suo fratello non gli ha presentato un uomo poco raccomandabile. I due protagonisti sono legati da un nemico comune e un destino che li ha portati dietro le sbarre. Uniti dal desiderio di vendetta, Leo e Vincent dovranno trovare il modo di fuggire dal penitenziario, scoprire dove si trova l’uomo che ha rovinato la loro vita.

A Way Out è un gioco d’avventura split screen. In quasi qualsiasi momento lo schermo sarà sempre diviso in due, un lato per ogni giocatore. Anche se scegliamo di giocare in multiplayer online con un amico, vedremo la sua parte di schermo. Questo perché il gioco racconta la storia dal punto di vista dei due uomini in contemporanea. In quanto giocatori dovremo sempre fare attenzione a cosa avviene in due punti diversi delle aree che andremo ad esplorare. Ad esempio, la storia inizia nel cortile della prigione. Nei panni di Vincent vivremo l’arrivo nel nuovo carcere mentre Leo finirà in una brutta situazione nel campo da pallacanestro. Agiremo inizialmente in modo totalmente indipendente, finché almeno i due uomini non finiranno per dover fare a pugni per difendersi da un gruppo di aggressori. Da questo punto in avanti, agiranno sempre assieme. Che si tratti di scalare una parete, difendersi da un nemico o fuggire a bordo di un furgone, Leo e Vincent dovranno sempre lavorare assieme per sopravvivere.

Nemiciamici?

Le dinamiche di A Way Out sono qualcosa di davvero particolare. Non si tratta della solita “campagna co-op” che è uguale a quella single player ma con un giocatore in più. Ogni fase del gioco è stata pensata per essere giocata da due persone che collaborano. Che si tratti di passarsi un oggetto, aprire una porta oppure fare il palo mentre l’altro sta facendo qualcosa di illegale, A Way Out ci obbliga ad agire in modo coordinato. E le situazioni di gioco sono davvero variate ed adottano spesso idee di gameplay molto diverse tra loro. Senza volervi svelare troppo, ci sono momenti in cui dovremo agire indipendentemente (ad esempio uno alla guida e l’altro con un fucile), in cui dovremo lavorare assieme in modo sincronizzato (premendo pulsanti allo stesso momento preciso), in modo asincrono (uno fa il palo mentre l’altro fa qualcosa) oppure in solitaria totale. Anche la visuale di gioco si modifica in base a cosa sta succedendo: di norma lo schermo è diviso in due ma alcuni momenti uno dei due giocatori avrà 2/3 o addirittura tutto lo schermo per sé.

È anche possibile che sullo schermo ci siano entrambi i giocatori con una vista dall’alto! Insomma, A Way Out continua a stravolgere le aspettative e le meccaniche, in un mix che è al contempo riuscito dal punto di vista del gameplay e che ha un piglio davvero molto cinematografico. Una delle cose che apprezzerete è sicuramente la rivalità passiva del gioco. In quasi tutti gli ambienti di gioco che visiteremo troveremo delle sfide: freccette, lancio del ferro di cavallo, addominali, flessioni… tutti minigiochi assolutamente facoltativi che però assegnano un punteggio a Vincent e Leo. Il tutto finché, ad un certo punto della trama, saremo finalmente chiamati a sfidarci in una sfida a braccio di ferro. Nonostante per tutto il gioco siamo chiamati a collaborare attivamente e a sfidarci tra amici, c’è un momento in cui possiamo finalmente dimostrare chi dei due è più bravo nei minigame. Un elemento di contorno che però, a nostro modo di vedere, definisce la dinamica non solo tra i due protagonisti del gioco ma anche tra i due giocatori che stanno ai comandi.

Tra boschi e città

A Way Out, pur non essendo un titolone tripla A blasonato, è visivamente e tecnicamente riuscitissimo. Abbiamo giocato su Xbox One X e la pulizia dell’immagine in 4K e tutta l’effettistica è di grande impatto. Che si tratti di una tetra prigione, di un cantiere edile o di una foresta, il titolo di Hazelight è semplicemente bello da vedere. Un plauso anche per il design dei personaggi e le espressioni facciali, che ci hanno convinto specialmente assieme all’ottimo lavoro svolto dai doppiatori (solo in inglese coi sottotitoli italiani).

A Way Out è un gioco che ci è piaciuto molto. Trama interessante (anche se non spettacolarmente inedita), personaggi ben realizzati e specialmente un level e game design riuscitissimo. L’unica pecca, che poi è anche il suo grande vantaggio, è che va giocato per forza in due. Possibilmente, sempre con la stessa persona perché la trama in un titolo del genere è tutto. Comunque basta che solo uno dei due giocatori possegga il gioco, l’altro potrà scaricarlo gratuitamente per condividere l’esperienza. Di giochi così, vorremmo vederne più spesso.

 

Ci piace

  • Trama
  • Gameplay
  • Grafica

Non ci piace

  • Niente doppiaggio in italiano
  • BISOGNA giocare in due
5.25
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Twitter: @sclafsac

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