
Quando si parla di FromSoftware è difficile non pensare a quanto lo studio giapponese abbia influenzato il mondo dei videogiochi. Prima ancora che il termine “Soulslike” entrasse nel vocabolario di milioni di giocatori, la software house aveva già iniziato a costruire le fondamenta del proprio stile con King’s Field, per poi lasciare un segno indelebile con Demon’s Souls, Dark Souls, Bloodborne, Sekiro ed Elden Ring.
Insomma, nel corso degli anni FromSoftware di tracce ne ha lasciate parecchie… nonostante qualcuno, ai tempi di King’s Field IV, suggerisse di procedere «senza lasciare nessuna TRACCHIA».
Con The Duskbloods, però, Hidetaka Miyazaki e il suo team hanno deciso di percorrere una strada differente. Il nuovo progetto, previsto in esclusiva su Nintendo Switch 2, mantiene le atmosfere oscure tipiche dello studio, inserendole però all’interno di un’esperienza fortemente orientata al multiplayer e costruita attorno a una struttura PvPvE fino a otto giocatori.
Tra il 21 e il 24 agosto FromSoftware ha organizzato un Network Test suddiviso in cinque sessioni. Noi abbiamo partecipato a quella di sabato 22 agosto, dalle 20:00 fino alla mezzanotte, potendo così farci una prima idea di quello che ci aspetterà.

Una rinascita nel sangue
Il nostro primo incontro con The Duskbloods avviene attraverso un breve filmato. Uno dei personaggi giace apparentemente senza vita su una sedia, mentre una misteriosa figura femminile compie una sorta di rituale che sembra riportarlo in vita, sacrificando però la propria esistenza.
Vampiri? Immortalità? Sangue? Per il momento è difficile dare una risposta precisa, ma bastano pochi minuti per capire che FromSoftware non ha abbandonato il proprio amore per atmosfere oscure e personaggi poco rassicuranti.
Terminata la sequenza veniamo catapultati nel tutorial, dove impariamo le meccaniche principali: movimento, attacchi, abilità, combo, schivate e parate. Proprio quando iniziamo a prendere confidenza con i comandi, però, un messaggio ci informa che il contenuto introduttivo previsto per il Network Test termina lì.
Veniamo quindi trasportati nell’hub principale, dove possiamo scegliere tra i sei Bloodsworn disponibili e affrontare ulteriori tutorial dedicati alle componenti PvP, PvE e cooperative.

Lo stampo di FromSoftware c’è, e si vede
Una volta entrati realmente nel vivo dell’esperienza, lo stile di FromSoftware si riconosce immediatamente. Strutture gotiche, cattedrali e ambientazioni cupe vengono spezzate da colori molto più accesi, come il rosso fuoco, creando un mondo affascinante e inquietante allo stesso tempo.
Per gran parte della prova abbiamo utilizzato Albert, lo stesso Bloodsworn della sequenza iniziale, capace di alternare attacchi ravvicinati e armi da fuoco. Negli ultimi minuti abbiamo provato anche Layla e, nonostante il poco tempo a disposizione, è bastato per capire quanto ogni personaggio possa cambiare il modo di giocare. Albert dispone, ad esempio, della Lama di sangue, mentre Layla può trasformarsi in uno sciame di insetti per spostarsi rapidamente da un punto all’altro.
Anche il sistema di combattimento richiede inizialmente qualche minuto di adattamento. Molte azioni sono affidate ai dorsali del controller: da un lato troviamo gli attacchi a distanza, dall’altro quelli con l’arma da mischia, ai quali si aggiungono parate, schivate, abilità e oggetti. All’inizio coordinare tutto non è immediato, ma una volta assimilati i comandi il combattimento diventa rapidamente naturale e soddisfacente.
La sorpresa maggiore arriva però dalla mobilità. I Bloodsworn possono concatenare fino a tre salti, caricando persino il primo per raggiungere un’altezza maggiore. Tetti ed edifici diventano così parte integrante degli spostamenti, regalando una libertà e una verticalità decisamente maggiori rispetto a quanto FromSoftware ci ha abituato in passato.

Cooperare… oppure combattere
La struttura PvPvE rappresenta il cuore di The Duskbloods. Esplorando lo scenario incontriamo nemici controllati dal computer, alcuni capaci di eliminarci in pochissimo tempo, ma possiamo anche ricevere richieste di cooperazione per affrontare avversari particolarmente potenti insieme ad altri giocatori.
Naturalmente non sempre gli altri Bloodsworn sono nostri alleati. Una delle modalità provate prevedeva diverse fasi di potenziamento ed eliminazioni progressive, fino a lasciare soltanto quattro giocatori. Gli ultimi sopravvissuti venivano quindi trasportati in un’arena per lo scontro conclusivo, con un massimo di due vite a disposizione.
È proprio negli scontri PvP che il sistema di combattimento mostra buona parte del proprio potenziale. Schivate, armi da mischia, attacchi a distanza e abilità rendono le battaglie veloci e dinamiche. Nella nostra prima sfida siamo riusciti persino a conquistare il secondo posto: niente male per essere la prima esperienza con il gioco.
È inoltre possibile ottenere alleati controllati dall’intelligenza artificiale, capaci di seguirci, combattere e utilizzare autonomamente le proprie abilità.

Switch 2 supera la prima prova
Uno degli aspetti che più ci incuriosiva era naturalmente scoprire come si sarebbe comportato The Duskbloods su Nintendo Switch 2.
Durante il Network Test la risposta è stata decisamente positiva. Abbiamo giocato esclusivamente in modalità docked senza riscontrare rallentamenti, scatti o fenomeni evidenti di pop-in. La fluidità è rimasta costante anche negli scontri più movimentati e la resa grafica non ci ha mai dato la sensazione di trovarci davanti a un’esperienza sminuita rispetto a quanto siamo abituati a vedere sulle altre console dell’attuale generazione.
Non siamo purtroppo riusciti a testare la modalità portatile, ma anche il comparto online ha superato questa prima prova: nessun lag evidente o disconnessione durante le nostre partite, compresi gli scontri contro altri giocatori.
