Orbitale

Orbitale

5

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  • 🟢 Grafikstil
  • 🟢 Genossenschaft
  • 🟢 L'espansione dell'astronave
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  • 🔴 Nessuna possibilità di gioco singolo
  • 🔴 Split-screen sempre visibile

Con Orbitals, Nintendo Switch 2 accoglie un’avventura spaziale pensata per essere vissuta in due. Dimenticatevi le missioni in solitaria: qui servono collaborazione, comunicazione e un pizzico di pazienza per superare enigmi ed esplorare un universo colorato, che richiama gli anime degli anni Ottanta. Dopo averlo giocato in compagnia, vediamo cosa funziona e dove, invece, si poteva fare qualcosa in più.

Un anime da vivere in due

La prima cosa che colpisce è la direzione artistica. Le ambientazioni sembrano uscite direttamente da un cartone animato e le transizioni tra scene d’intermezzo e gameplay sono così fluide che, a volte, è difficile capire quando si stia guardando una sequenza e quando si stia giocando. Ma è la cooperazione il vero cuore dell’esperienza. Ho iniziato l’avventura insieme a un amico, davanti allo stesso televisore, e non sono mancate le risate per un salto sbagliato o per una piattaforma attivata nel momento meno opportuno. In Orbitals basta un attimo di distrazione per compromettere il lavoro di entrambi: mentre uno prepara un passaggio, l’altro deve sapere quando muoversi, altrimenti si rischia di ricominciare da capo.

Gli enigmi sono generalmente accessibili, con una difficoltà che varia dal semplice al moderato, ma richiedono spesso una buona coordinazione. In una situazione, per esempio, uno dei giocatori deve proteggere il compagno dalla lava che cade dall’alto. Non basta attivare lo scudo: bisogna anche comunicare con precisione i movimenti, indicando se spostarsi a destra o a sinistra. Le prospettive differenti possono trarre in inganno e, se il compagno viene colpito, bisogna ripetere la sezione.

Esplorazione, gadget e qualche risata

Oltre agli enigmi, Orbitals propone momenti più tranquilli in cui esplorare gli ambienti, osservare gli elementi dello scenario e cercare piccoli oggetti e creature aliene. Queste ultime non sono soltanto decorazioni: alcune finiscono persino per comparire all’interno dell’astronave, interagendo con l’ambiente in modo buffo. La nave stessa si arricchisce progressivamente, con nuovi elementi e piccole attività che accompagnano l’avanzamento dell’avventura. A rendere più varia l’esperienza ci pensano anche i gadget. Alcuni strumenti permettono di manipolare gli elementi dello scenario, come spostare oggetti con un raggio o attivare meccanismi per aprire un passaggio. Altri vengono introdotti in momenti specifici: il jetpack consente di concatenare più salti, mentre un dispositivo permette di individuare piattaforme e oggetti invisibili. La soddisfazione arriva soprattutto quando si capisce come combinare le abilità dei due personaggi per raggiungere una zona apparentemente inaccessibile.

Non sempre, però, il gioco spiega chiaramente cosa fare. In una situazione ci siamo ritrovati davanti a una piattaforma che sembrava inutilizzabile. Solo dopo aver osservato meglio l’ambiente abbiamo capito che dovevamo tornare indietro e cercare un percorso alternativo, costruendo una strada attraverso piattaforme collegate da un raggio energetico. Sono momenti che invitano a ragionare insieme, anche se talvolta una piccola indicazione in più non avrebbe guastato. Morire, in ogni caso, non è un grosso problema: si può riprovare senza particolari penalità. A bordo troviamo capsule di rigenerazione e un contatore delle morti, perfetto per confrontare i risultati con il proprio compagno. Ammetto che, in qualche occasione, siamo arrivati a provocarci volontariamente pur di farci una risata. Ho apprezzato anche la possibilità di giocare tramite GameShare: durante le nostre sessioni la risposta ai comandi è stata immediata, un aspetto essenziale quando bisogna coordinare movimenti precisi.

Una storia misteriosa, forse troppo

L’avventura comincia con una catastrofe che coinvolge la nave madre, mentre l’equipaggio si prepara alla possibilità di un nuovo attacco. I protagonisti vengono incaricati di raccogliere informazioni su una misteriosa frattura nello spazio, ma per buona parte del viaggio le spiegazioni sono limitate. Il mistero incuriosisce e spinge a proseguire, anche se la narrazione avrebbe potuto essere sviluppata meglio. Il problema è che i personaggi sembrano accettare situazioni piuttosto strane senza porsi troppe domande. Già nelle prime sequenze vediamo due bambini venire sistemati all’interno di capsule, ma il significato di questa scena non viene chiarito subito. Più avanti, osservando le capsule presenti sulla nave e il contatore delle morti, si può intuire che siano legate alla rigenerazione dei protagonisti. È un dettaglio interessante, ma avrei preferito che il gioco approfondisse maggiormente questi aspetti, invece di lasciare al giocatore il compito di collegare gli indizi.

La colonna sonora accompagna bene l’avventura. Il tema principale e alcune melodie legate alla storia rimangono in testa, mentre durante il gioco la musica mantiene un tono più discreto, senza distogliere l’attenzione dalla cooperazione. È un accompagnamento che si adatta alle diverse situazioni senza diventare invadente.

Una cooperativa con qualche limite

L’idea alla base di Orbitals funziona, ma la gestione dello schermo poteva essere più flessibile. Giocando in locale, la visuale divisa è accettabile soprattutto su un televisore grande. Con GameShare, invece, le finestre diventano più piccole e i bordi occupano ulteriore spazio, penalizzando la leggibilità sugli schermi meno generosi. Avrei apprezzato anche la possibilità di nascondere la visuale dell’altro giocatore. Dover fare affidamento soltanto sulle indicazioni del compagno avrebbe reso la comunicazione ancora più importante, evitando di sbirciare direttamente la sua metà dello schermo. Sarebbe stata una scelta capace di rafforzare ulteriormente il senso di collaborazione, invece di lasciare che i due giocatori possano osservare in ogni momento ciò che fa l’altro.

Quanto alla durata, le stime si aggirano intorno alle dieci ore, ma il tempo necessario può variare parecchio. Esplorando con calma, osservando gli ambienti e concedendosi qualche pausa per scherzare con il compagno, l’avventura può durare sensibilmente di più. Difficile stabilire una cifra precisa, perché in un gioco del genere il ritmo dipende anche da quanto ci si lascia coinvolgere dall’esperienza condivisa.

Schlussfolgerungen

Orbitals è un’avventura cooperativa piacevole, capace di divertire grazie a una direzione artistica riuscita, enigmi accessibili e situazioni che invitano a collaborare, ridere e riprovare insieme. La combinazione di gadget, esplorazione e piccoli segreti mantiene vivo l’interesse, mentre l’astronave e le sue creature aggiungono un tocco di personalità all’esperienza. La storia avrebbe meritato maggiore approfondimento e qualche accorgimento in più nella gestione dello schermo avrebbe valorizzato ulteriormente il gioco in coppia. Sono limiti che non cancellano il divertimento, ma impediscono all’avventura di esprimere tutto il suo potenziale.

Resta comunque una proposta interessante per chi cerca un’esperienza da condividere con un amico, a patto di avere qualcuno con cui giocare: qui la collaborazione non è un’opzione, ma il cuore stesso dell’esperienza.

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Neme

Als Informatikingenieur und Absolvent der Digital Graphic Computer Animation bin ich ein großer Fan von Retrospielen. In meiner Freizeit, auch wenn es wie ein Witz klingt, entwickle ich gerne Videospiele mit Freunden und suche nach einigen alten Perlen, die ich meinem persönlichen Videospielmuseum hinzufügen kann.

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