Mortal Shell 2
5.25
✓ Was uns gefällt
- 🟢 Direzione artistica straordinaria
- 🟢 Combat system reattivo
- 🟢 Progressione degli Shells ben strutturata
- 🟢 Esplorazione ricca di contenuti
- 🟢 Criptico , Metal e Brutale
✕ Was uns nicht gefällt
- 🔴 Checkpoint non sempre ben distribuiti
- 🔴 Curva della difficoltà non perfettamente equilibrata
- 🔴 Lock-on e gestione della telecamera occasionalmente problematici
Il primo Mortal Shell per me è stato una vera e propria scoperta. Un titolo certamente imperfetto e figlio di una produzione dalle dimensioni contenute, ma dotato di una personalità che riusciva ad andare ben oltre i propri limiti. Avevo adorato il suo stile profondamente metal, le musiche dei Rotting Christ, l’atmosfera decadente, le particolari meccaniche di combattimento e quella storia bizzarra e criptica che, proprio attraverso il mistero, riusciva continuamente ad alimentare la curiosità.
Con Mortal Shell 2, Cold Symmetry riparte esattamente da quelle fondamenta. Non cerca di rinnegare il passato né di trasformare la serie in qualcosa di completamente differente. L’impressione, dopo circa cinquanta ore trascorse nel suo mondo, è piuttosto quella di trovarsi davanti al gioco che prova finalmente a esprimere fino in fondo le idee introdotte dal predecessore.
È brutale, cupo, divertente, tecnico e artisticamente stupefacente.

Dal Frammento a un Mondo Intero
Se il primo Mortal Shell sembrava mostrarci soltanto un frammento di questo universo, il sequel spalanca finalmente le porte sul mondo immaginato da Cold Symmetry e Vitaly Bulgarov.La struttura si espande in una grande area liberamente esplorabile, suddivisa in biomi differenti e disseminata di creature, dungeon, NPC, materiali, armi e segreti. Chiamarlo semplicemente open world, tuttavia, sarebbe riduttivo, perché Mortal Shell 2 alterna continuamente strutture differenti.Il mondo aperto costituisce la base dell’esplorazione, ma al suo interno si trovano dungeons opzionali e aree nascoste, mentre persino i checkpoint possono celare al proprio interno delle vere e proprie sfide. Una volta attivato un punto di ristoro possiamo infatti decidere di entrare nel dungeon collegato, affrontandone nemici, eventuali boss e prove aggiuntive alla ricerca di nuove ricompense. Attraversando determinati gate si raggiungono invece le aree legate alla progressione principale. Qui la struttura aperta lascia spazio a un level design più tradizionale e lineare, con percorsi costruiti attorno all’avanzamento verso i boss principali e una distribuzione più regolare dei checkpoint.

Questa alternanza rende il level design particolarmente riuscito. Il gioco passa dalla libertà della grande mappa a dungeon più raccolti, da aree secondarie completamente opzionali a sezioni principali maggiormente guidate, senza dare l’impressione di assemblare strutture incompatibili tra loro. L’esplorazione viene costantemente incentivata. Tarstones, materiali necessari alla forgiatura, nuove armi, visioni, mappe, dungeon e segreti sono disseminati praticamente ovunque e uscire dal percorso più evidente offre spesso qualcosa in cambio. Non sempre, però, questa filosofia funziona alla perfezione. Alcune zone non dispongono di punti di riferimento sufficientemente riconoscibili e orientarsi può diventare occasionalmente più difficile del necessario. Più fastidiosa è invece la distribuzione di alcuni checkpoint. Determinati boss richiedono di attraversare nuovamente zone piuttosto pericolose dopo ogni morte , soprattutto nei dungeon opzionali o in quelli legati ai checkpoint, l’assenza di punti di ristoro intermedi costringe a ricominciare l’intera sezione. La tensione generata dalla possibilità di perdere i progressi è coerente con la natura del gioco, ma quando bisogna ripetere più volte un lungo percorso già completato rischia di trasformarsi in semplice frustrazione.

Un mondo che bisogna imparare a conoscere
Uno degli aspetti più affascinanti di Mortal Shell 2 è il modo in cui il concetto di conoscenza attraversa praticamente l’intera esperienza. Le quest, per esempio, non vengono continuamente presentate attraverso indicazioni invasive. Esplorando possiamo incontrare NPC, alcuni dei quali familiari a chi conosce il primo capitolo, ascoltarne le richieste e scoprire incarichi che possono portarci alla ricerca di particolari oggetti o in zone che altrimenti avremmo potuto ignorare. Anche la mappa deve essere progressivamente scoperta recuperandone le relative informazioni, mentre ritorna una delle idee più interessanti del primo gioco,la Familiarità Gli oggetti non sono semplicemente qualcosa da raccogliere e consumare. Quando ne troviamo uno ne scopriamo progressivamente proprietà e funzione, mentre continuare a utilizzarlo ne aumenta la conoscenza e può migliorarne gli effetti.

Un fungo curativo, per esempio, inizialmente permette di recuperare lentamente una determinata quantità di salute. Continuando a raccoglierlo e aumentando la nostra familiarità con l’oggetto, la sua efficacia può crescere. Il sistema viene ulteriormente ampliato attraverso le Tarstone, i cui perk possono emergere progressivamente con l’utilizzo e con il potenziamento. Esiste quindi una vera forma di progressione legata alla conoscenza degli strumenti che abbiamo a disposizione. Gli stessi consumabili possono inoltre essere equipaggiati sia come oggetti attivi sia come passivi. Nel primo caso siamo noi a decidere quando utilizzarli, nel secondo possono attivarsi automaticamente quando si verificano determinate condizioni. Un oggetto curativo può quindi essere consumato manualmente oppure intervenire autonomamente dopo aver subito danni. È un dettaglio apparentemente piccolo, ma perfettamente rappresentativo della filosofia di questo sequel ,prendere un sistema già esistente e aggiungere un ulteriore livello di profondità.

Combattere senza catene
È però nel combattimento che la trasformazione rispetto al primo capitolo diventa immediatamente evidente. Mortal Shell 2 è più fluido e reattivo. Il predecessore era stato spesso criticato per una certa legnosità nei movimenti e Cold Symmetry sembra aver recepito quelle osservazioni senza però rinunciare alla fisicità che caratterizzava gli scontri. Le animazioni mantengono peso, i colpi continuano a essere brutali, ma il personaggio dispone di maggiore mobilità e soprattutto di una schivata molto più reattiva. La scelta più radicale riguarda però la completa eliminazione della stamina. Il giocatore è libero di concatenare gli attacchi senza preoccuparsi di svuotare una barra e ritrovarsi improvvisamente incapace di reagire. Questo non significa tuttavia poter colpire senza criterio. Le combo possiedono comunque animazioni e relativi frame di recupero e iniziare una sequenza nel momento sbagliato continua a esporre agli attacchi avversari. L’assenza della stamina non elimina quindi la strategia e lo studio dei pattern avversari risultando un combattimento monotasto, ma cambia il modo in cui viene gestito.
Un Approccio decisamente più aggressivo, nel quale il gioco preferisce mettere un limite alle nostre azioni attraverso tempismo, animazioni e comportamento dei nemici piuttosto che attraverso l’esaurimento di una risorsa. Anche l’Harden(L ‘indurimento )probabilmente la meccanica più riconoscibile del primo Mortal Shell, cambia radicalmente ruolo.

L’Indurimento rimane presente, ma non rappresenta più la risposta principale a ogni situazione difensiva. Cold Symmetry ha costruito attorno a questa meccanica un sistema molto più libero, offrendo differenti strumenti con i quali affrontare gli attacchi nemici. È possibile utilizzare l’arma per parare e con il giusto tempismo, trasformare la difesa in in parry che abbassa la stabilità dei nemici. Il talismano ritorna dal primo Mortal Shell ed offre un’altra forma di parry, meno permissiva , mentre l’Harden continua a permettere di mitigare il danno, con un Indurimento perfetto è persino possibile annullare completamente l’attacco e sbilanciare l’avversario. La stabilità diventa infatti un elemento fondamentale degli scontri. Parate, Hardening e offensive permettono progressivamente di spezzare l’equilibrio dei nemici, aprendo la strada alle Riposte, brutali finisher che variano anche in funzione dell’avversario. Il combattimento acquista così una natura quasi circolare,leggere l’attacco, difendersi correttamente, destabilizzare l’avversario e trasformare immediatamente la difesa in una nuova occasione offensiva.

L’eliminazione della stamina non significa nemmeno che Mortal Shell II abbia rinunciato completamente alla gestione delle risorse. A sostituirne idealmente il ruolo troviamo il Resolve(un barra abilitá)necessario per utilizzare le capacità degli Shells, le abilità speciali delle armi e gli attacchi a distanza. La differenza fondamentale sta nel modo in cui questa risorsa viene recuperata,bisogna colpire i nemici. È una scelta che sintetizza perfettamente la nuova filosofia del combat system. Dove la stamina tradizionale tende a dire al giocatore quando smettere di attaccare, il Resolve lo incoraggia a continuare a combattere per poter accedere alle proprie capacità migliori. Non significa trasformare ogni scontro in un assalto indiscriminato. Parry, Hardening e gestione della stabilità richiedono comunque precisione e lettura delle animazioni avversarie. La difesa, però, diventa principalmente uno strumento attraverso cui creare nuove opportunità offensive. Mortal Shell 2 costruisce così un combattimento aggressivo ma reattivo, molto più libero rispetto al predecessore senza perdere completamente la componente tecnica.

Gli Shells sono finalmente protagonisti
L’altra grande evoluzione riguarda naturalmente gli Shells. Nel sequel non sono semplicemente involucri caratterizzati da statistiche differenti, ma diventano una componente fondamentale nella costruzione della propria build. Ognuno possiede abilità attive e passive specifiche e una propria progressione, separata da quella generale dell’Araldo. L’Araldo cresce utilizzando la Tenebra, ottenuta sconfiggendo i nemici o attraverso l’esplorazione, aumentando così le proprie statistiche generali. Gli Shells utilizzano invece le Visioni, particolari oggetti che permettono di aumentarne progressivamente la conoscenza attraverso cinque livelli. Questa progressione ha una doppia funzione. Da una parte permette di ottenere punti e sbloccare nuovi livelli delle abilità,dall’altra approfondisce progressivamente la storia dell’individuo che stiamo abitando. Ancora una volta, quindi, conoscenza, narrativa e gameplay finiscono per sovrapporsi. Le abilità possono riguardare effetti di stato, capacità passive o il potenziamento delle caratteristiche principali di uno Shell e possiedono a loro volta ulteriori livelli di sviluppo. Genessa rappresenta probabilmente uno degli esempi migliori di questa evoluzione. Nel primo Mortal Shell era un personaggio fondamentale ma non giocabile,nel sequel Cold Symmetry ne approfondisce la storia trasformandola in uno Shell utilizzabile. E non si limita a darle semplicemente qualche abilità differente. Normalmente, quando la salute di uno Shell raggiunge lo zero, l’Araldo viene espulso dall’involucro. Possiamo continuare a combattere in questa forma estremamente vulnerabile e mettendo a segno attacchi, ricaricare progressivamente lo Shell combattendo fino a poterlo richiamare. Genessa modifica persino questa regola. Al posto dell’Araldo emerge sua sorella, una forma alternativa dotata di capacità differenti.

È proprio attraverso soluzioni di questo tipo che gli Shells smettono di sembrare semplici variazioni statistiche e iniziano a rappresentare veri stili di gioco. La maggiore profondità degli Shells viene accompagnata da un arsenale molto più ampio rispetto al predecessore. Le armi da mischia presentano moveset differenti, a cui si aggiungono armi a distanza e attacchi speciali. La costruzione della build passa soprattutto attraverso le Tarstones, equipaggiabili in categorie legate all’arma primaria, alla secondaria e direttamente allo Shell. Attraverso di esse possiamo introdurre effetti di stato, bonus offensivi e difensivi, modificare determinate capacità e creare sinergie con il resto dell’equipaggiamento. La personalizzazione non si basa quindi sulla classica distribuzione manuale di punti tra forza, destrezza e statistiche simili. Mortal Shell 2 preferisce far emergere la build dall’interazione tra Shells, abilità, armi, moveset, Tarstones ed effetti di stato. È un sistema che incoraggia la sperimentazione e il gioco cerca intelligentemente di non punire troppo chi decide di cambiare strada.

Il fabbro presente nell’hub permette infatti non soltanto di migliorare armi primarie, secondarie e Tarstones, ma anche di riciclare equipaggiamento già potenziato recuperando i materiali precedentemente investiti. Una soluzione semplice ma fondamentale per evitare che il giocatore rimanga intrappolato nelle decisioni prese durante le prime ore. Il centro di questa progressione è rappresentato dall’hub principale, una grande torre nella quale l’Araldo viene accolto quasi come una figura divina. Attorno a lui sembra essersi sviluppata una sorta di culto, perfettamente coerente con la natura bizzarra e inquietante dell’universo narrativo. La torre diventa il punto di riferimento dell’intera avventura. Qui troviamo anche un mercante, vende oggetti, Tarstones particolari e soprattutto mappe capaci di rivelare la posizione delle armi disseminate nel mondo. A collegare ulteriormente l’hub con l’esplorazione troviamo gli Ovum, ottenibili completando dungeons, affrontando le sfide collegate ai checkpoint o progredendo attraverso i contenuti principali. Una volta riportati alla torre possono essere utilizzati attraverso un apposito macchinario per estrarre Tenebra e materiali, costruendo un ciclo di progressione molto naturale, si esplora, si affrontano dungeons, si recuperano risorse, si ritorna all’hub per potenziarsi e infine si riparte verso zone ancora più pericolose. Persino le skin trovano posto all’interno di questo sistema di ricompense, essendo legate al completamento di determinati contenuti opzionali.

Una difficoltà destinata a cambiare
Le prime ore di Mortal Shell II possono essere particolarmente punitive. Il gioco non dispone di un tradizionale selettore della difficoltà e all’inizio bisogna contemporaneamente comprendere Hardening, parry, stabilità, Resolve, Shells, Tarstones e comportamento dei nemici disponendo di un personaggio ancora relativamente debole. È probabilmente il momento nel quale Mortal Shell 2 mostra maggiormente i denti. Poi, lentamente, qualcosa cambia. Non è soltanto l’Araldo a diventare più potente. Crescono gli Shells, migliorano le armi, le Tarstones iniziano a creare sinergie sempre più efficaci e la build assume una propria identità. Ma soprattutto cresce il giocatore. Dopo decine di ore i tempi dei parry diventano naturali, le schivate vengono utilizzate con maggiore precisione, si impara a riconoscere le animazioni e soprattutto a sfruttare realmente tutti gli strumenti messi a disposizione dal combat system. La difficoltà Standard tende così progressivamente a scendere. In parte è una conseguenza naturale e persino gratificante della progressione,se dopo cinquanta ore padroneggiamo il gioco meglio rispetto all’inizio è giusto percepirne gli effetti. Nel late game, però, la combinazione tra conoscenza e potenza della build può far perdere agli scontri una parte della tensione iniziale. Qui che entra in gioco la modalità Notte.Quando il mondo cambia volto La modalità Notte non deve essere considerata un semplice livello di difficoltà superiore. Dopo aver recuperato un particolare oggetto ed evocato il relativo NPC possiamo modificare lo stato del mondo, rendendolo considerevolmente più ostile. I nemici diventano più resistenti e pericolosi e aumenta la loro densità, ma Cold Symmetry non si limita ad alzare artificialmente i numeri. Il mondo stesso cambia. L’atmosfera diventa più cupa, compaiono avversari che non incontreremmo nella modalità Standard, alcune zone possono ospitare nuovi boss e soprattutto emergono dungeon e segreti precedentemente inaccessibili. La Notte diventa quindi quasi una versione alternativa dello stesso mondo, pensata per mettere nuovamente alla prova chi ha raggiunto un livello elevato di progressione e conoscenza delle meccaniche. È anche una risposta intelligente alla diminuzione della difficoltà nel late game, sebbene rimanga discutibile che debba essere il giocatore ad attivarla volontariamente per ritrovare parte della pressione delle prime ore.

Il miglioramento del combat system è accompagnato da un lavoro notevole sulle animazioni. Le combo delle armi, le capacità degli Shells e gli attacchi speciali sono realizzati con grande cura. Mortal Shell 2 riesce a essere molto più reattivo del predecessore mantenendo quella sensazione di peso necessaria a rendere convincenti i colpi. Anche i nemici presentano una varietà visiva notevole, sebbene non sempre a questa corrisponda la stessa varietà comportamentale. Creature fisicamente molto differenti possono infatti condividere moveset simili quando utilizzano la stessa tipologia di arma. Un mostro armato di ascia può quindi presentare sequenze d’attacco familiari rispetto a quelle utilizzate da un soldato equipaggiato nello stesso modo. È uno dei casi nei quali la straordinaria varietà artistica del gioco non viene completamente accompagnata dalla stessa ricchezza sul piano meccanico. Il discorso cambia sensibilmente con i boss, soprattutto quelli principali e alcuni degli opzionali. Qui troviamo moveset specifici, attacchi caratteristici e scontri che richiedono strategie precise. Imparare quando schivare, quando tentare un parry e quando sfruttare un’apertura diventa essenziale.questi scontri rappresentano il banco di prova migliore per tutte le meccaniche costruite da Cold Symmetry.

Un Unreal Engine 5 impressionante, ma non impeccabile
Anche tecnicamente Mortal Shell 2 compie un salto enorme.È uno dei titoli in Unreal Engine 5 che considero più riusciti dal punto di vista della resa complessiva, soprattutto per il modo in cui tecnologia, animazioni e illuminazione riescono a sostenere una direzione artistica così particolare. Questo non significa che sia privo di sbavature. Sono presenti bug e piccole imperfezioni e soprattutto lock-on e telecamera possono occasionalmente creare problemi durante gli scontri. Può capitare che il gioco perda il bersaglio mentre stiamo eseguendo una sequenza offensiva, una situazione particolarmente fastidiosa in un combat system che richiede precisione e controllo della distanza. Per quanto riguarda la visuale, Cold Symmetry mette a disposizione due differenti impostazioni. La telecamera immersiva rimane più ravvicinata alla spalla dello Shell, enfatizzando la fisicità dell’azione, mentre quella tradizionale arretra mostrando il personaggio interamente e offrendo una lettura più classica dello scontro. La possibilità di scegliere è apprezzabile, ma nessuna delle due soluzioni elimina completamente le occasionali incertezze della telecamera, soprattutto negli spazi più stretti e nelle situazioni particolarmente caotiche. Sono problemi che raramente compromettono seriamente l’esperienza, ma impediscono al comparto tecnico di raggiungere la stessa eccellenza della direzione artistica.

Un’opera di metallo, carne e follia
Artisticamente Mortal Shell 2 raggiunge, per me, i suoi risultati migliori. Adorando il lavoro di Vitaly Bulgarov, era uno degli aspetti che più attendevo e il risultato è straordinario. Il gioco trasuda metal e arte in maniera brutale e affascinante.Un’arte bizzarra, grottesca, disturbante e talvolta quasi indecifrabile, ma dotata di una coerenza impressionante Non sono soltanto le ambientazioni a funzionare. Sono gli Shells, i nemici, i boss, le armi, le abilità, le architetture e i differenti biomi. Ogni elemento sembra essere stato immaginato come parte dello stesso universo e anche le creazioni più assurde riescono a sembrare perfettamente al proprio posto. Il primo Mortal Shell era già un titolo artisticamente affascinante, ma il salto compiuto dal sequel è enorme. Cold Symmetry e Bulgarov sembrano aver finalmente avuto la possibilità di mostrare la reale scala di quella visione. E questa identità non riguarda soltanto ciò che vediamo. La storia principale e quelle dei singoli Shells vengono raccontate mantenendo una struttura criptica, ma il mistero raramente diventa fine a sé stesso. Al contrario, tende a incuriosire e a spingere il giocatore a voler comprendere meglio personaggi e mondo. È interessante come questa filosofia narrativa finisca per riflettere il resto del game design, dobbiamo conoscere gli oggetti utilizzandoli, conoscere gli Shells attraverso le Visioni, conoscere la geografia esplorandola e conoscere la storia cercando di interpretarla.

La musica continua naturalmente ad avere un ruolo fondamentale nell’identità della serie, con i Rotting Christ ancora perfettamente integrati nell’immaginario costruito dal gioco. Ma forse uno degli esempi migliori dell’attenzione riservata da Cold Symmetry all’immersione è qualcosa di molto più piccolo,il liuto. È possibile utilizzarlo come arma a distanza, integrandolo quindi direttamente nel combat system. Ma possiamo anche semplicemente sederci e iniziare a suonarlo. Gli NPC possono avvicinarsi, ascoltare e persino ballare mentre suoniamo. Non serve a rendere più potente la nostra build, non è necessario per abbattere un boss e non rappresenta un passaggio fondamentale della progressione. Esiste semplicemente perché ha senso che esista in questo mondo.
Attraverso dettagli del genere Mortal Shell 2 riesce a trasformare un insieme di sistemi e ambientazioni in un universo dotato di una propria personalità.

L’evoluzione che Mortal Shell meritava
Dopo circa cinquanta ore, Mortal Shell 2 è sostanzialmente ciò che speravo potesse diventare questa serie. È brutale, cupo, divertente e tecnico. Il combattimento è molto più reattivo, gli Shells sono finalmente parte integrante della costruzione delle build e la progressione riesce a distribuire le proprie possibilità attraverso numerosi sistemi senza perdere completamente leggibilità. L’open world offre un level design vario e stratificato dando libertà all ‘esplorazione, alternando dungeon opzionali ad aree principali maggiormente costruite. La quantità di segreti rende piacevole curiosare fuori dal percorso più evidente e la modalità Notte riesce persino a modificare parte del mondo quando la difficoltà Standard comincia a perdere mordente. Non è un gioco perfetto. La disposizione di alcuni checkpoint rende certe sezioni più estenuanti del necessario, l’orientamento non è sempre impeccabile, alcuni nemici condividono moveset troppo simili e telecamera e lock-on avrebbero beneficiato di maggiore rifinitura. Anche la curva della difficoltà tende a perdere progressivamente parte della propria aggressività quando build e conoscenza del giocatore raggiungono livelli elevati. Ma sono problemi che, dopo cinquanta ore, non hanno intaccato ciò che considero il risultato più importante raggiunto da Cold Symmetry. Mortal Shell 2 non cerca disperatamente di diventare qualcos’altro. Prende l’Hardening, gli Shells, la Familiarità, il combattimento brutale, la narrativa criptica e quell’inconfondibile identità metal del primo capitolo e li espande praticamente in ogni direzione. È più ambizioso senza dimenticare le proprie origini, più reattivo senza perdere peso, più vasto senza sacrificare completamente la densità e più complesso senza abbandonare le idee che avevano reso interessante il predecessore. Soprattutto, artisticamente raggiunge una personalità che pochissimi titoli riescono realmente a costruire.
Cold Symmetry non ha rinnegato Mortal Shell. Lo ha liberato dai suoi limiti.

Lettura interessante come al solito, pur non avendo grande interesse per il gioco.
grande recensione <3 io lo sto apprezzando molto devo dire, coi miei tempi