Gears of War E-Day

Gears of War E-Day

5

✓ Cosa ci piace

  • 🟢 Comparto visivo molto riuscito
  • 🟢 Gunplay sempre estremamente solido
  • 🟢 Modalità Horde Siege riuscita
  • 🟢 Movimento dei personaggi fluido

✕ Cosa non ci piace

  • 🔴 Non evolve la serie
  • 🔴 Livello di sfida basso
  • 🔴 Backtracking
  • 🔴 Versus competitivo poco bilanciato

Era parecchio tempo che non sentivamo parlare di Marcus Fenix e soci in un capitolo principale, e The Coalition ha deciso di giocarsi la carta più pesante del mazzo tornando esattamente dove tutto ebbe inizio. Con Gears of War: E-Day non siamo di fronte al proverbiale Gears 6 che molti attendevano al varco per chiudere i conti lasciati in sospeso, bensì a un prequel ambientato quattordici anni prima del capostipite del 2006.

Una mossa furba ma non priva di rischi, perché scavare nel passato significa doversi confrontare con le origini del mito senza poter contare su clamorosi colpi di scena narrativi. L’obiettivo dichiarato degli sviluppatori è chiaro: ripulire la formula dalle divagazioni viste nei capitoli più recenti e riconsegnare ai fan quella dose massiccia di piombo, sangue e machismo d’annata che ha definito l’identità del brand su Xbox 360. Le aspettative attorno a questo lancio erano comprensibilmente gigantesche, trattandosi di una delle poche vere punte di diamante rimaste nella scuderia verdecrociata, chiamata a dimostrare che la vecchia guardia sa ancora come si tira un pugno nello stomaco a chi impugna un pad.

Escono dalle fott…ehm… buche

La vicenda ci porta nelle viscere dell’Emergence Day, il giorno esatto in cui l’umanità sul pianeta Sera scopre con orrore che l’incubo peggiore non arrivava dalle nazioni rivali ma dalle profondità della terra. Seguiamo un Marcus visibilmente più giovane, fresco della fine della guerra contro l’UIR e segnato dalla perdita del suo fraterno commilitone Carlos Santiago. Al suo fianco ritroviamo ovviamente Dominic Santiago, ancora legato alla speranza di una vita serena con la propria famiglia prima che tutto vada irrimediabilmente in fumo.

A completare la formazione della Squadra Bravo troviamo Mags Carter e la recluta Lucas Reyes, due figure locali che servono a contestualizzare la tragedia di Kalona, la città industriale che fa da teatro a questa macelleria a cielo aperto. La trama fa un lavoro onesto nel tratteggiare il legame tra i due fratelli d’armi e la sensazione di impotenza di fronte a un nemico sconosciuto, ma non aspettatevi particolari rivoluzioni. Trattandosi di un prequel sappiamo già chi sopravviverà e chi no, e l’avanzamento narrativo finisce per adagiarsi su binari fin troppo prevedibili che sembrano pensati più per rinfrescare la memoria a chi approccia la saga oggi che per regalare vere sorprese a chi mastica la lore da vent’anni.

Coperture attive e motoseghe

Pad alla mano siamo a casa, con quel proverbiale feeling da Gears duro e puro che non cerca di nascondere le proprie origini. La formula del cover shooter in terza persona torna protagonista assoluta, arricchita da un sistema di movimento finalmente più dinamico. I personaggi possono scavalcare gli ostacoli con naturalezza, scivolare verso i ripari e sfruttare un tasto dedicato per il salto (assurdo!) e le arrampicate che rende l’esplorazione dei blocchi cittadini più verticale del solito. Il gunplay è eccezionale: la ricarica attiva restituisce la solita scarica di soddisfazione, la doppietta Gnasher trita le Locuste a distanza ravvicinata e il prototipo del Lancer con baionetta regala momenti di violenza squisita prima ancora che arrivi la motosega. C’è spazio per un sistema di modifiche ad armi e armature, con casse gialle disseminate per la mappa che permettono di personalizzare caricatori, mirini o applicare effetti speciali. Il problema, semmai, risiede nella struttura della campagna. Sebbene l’azione sia solidissima, il ritmo soffre a causa di un backtracking fin troppo evidente, soprattutto nelle prime ore di gioco in cui ci si ritrova a calcare le medesime ambientazioni senza una vera giustificazione ludica. Inoltre, il livello di sfida generale si attesta su binari accomodanti, senza mai impensierire davvero chi ha un minimo di confidenza con la mira e le coperture.

Multiplayer

Il comparto online si divide in due anime distinte e non del tutto allineate. Il Versus competitivo ripropone i classici scontri quattro contro quattro tra deathmatch e controllo delle zone, ma l’esperienza appare piuttosto acerba e priva di quel bilanciamento millimetrico che ci saremmo aspettati. Il meta torna prepotentemente a favorire le cariche suicide a colpi di Gnasher, vanificando la bontà del sistema di coperture, e il matchmaking mette spesso di fronte novizi e veterani senza troppi complimenti.

La vera sorpresa è invece Horde Siege. Questa reinterpretazione della storica modalità Orda allarga il campo a dodici giocatori divisi in tre squadre da quattro, impegnate a ripulire ampie porzioni della città completando obiettivi primari e secondari. La cooperazione tra i diversi team funziona alla grande, con intersezioni impreviste durante l’attacco di creature mastodontiche come Brumak o Corpser, un sistema di classi ben differenziato e la possibilità per ciascuna squadra di regolare la propria difficoltà. L’infrastruttura di rete si è comportata egregiamente durante le nostre sessioni, garantendo un’ottima stabilità anche nei frangenti più affollati.

Unreal Engine, what else

Sotto il profilo puramente visivo, Gears of War: E-Day è una vera gioia per gli occhi. Abbiamo testato il gioco su Xbox Series X, rimanendo colpiti dal livello di dettaglio riposto nella costruzione di Kalona. La direzione artistica fonde architettura classica e gigantismo industriale, mostrando la progressiva devastazione della metropoli con un colpo d’occhio straordinario tra palazzi che crollano, crateri improvvisi e una gestione dell’illuminazione che valorizza ogni singola pozzanghera di sangue. I modelli poligonali delle Locuste sono raccapriccianti e minacciosi al punto giusto, e le animazioni dei corpi che si smembrano sotto il fuoco pesante mantengono standard elevatissimi.

Certo, l’utilizzo dell’Unreal Engine 5 si porta dietro qualche piccolo prezzo da pagare in termini di ottimizzazione, visibile in sporadici cali di framerate nelle scene cariche di fumo e particellari anche impostando la modalità a 60 fotogrammi al secondo. Di ottimo livello anche il comparto sonoro, con campionamenti delle armi pesanti e laceranti al punto giusto, accompagnati da una colonna sonora orchestrale cupa che sottolinea efficacemente la disperazione degli abitanti di fronte all’invasione.

Marcus is back?

Gears of War: E-Day si presenta come un capitolo solido e visivamente impattante, capace di intrattenere per una quindicina d’ore abbondanti grazie a sparatorie brutali e a un comparto tecnico maestoso. Tuttavia, al netto del divertimento immediato e della splendida aggiunta della modalità Horde Siege, resta la sensazione di un’occasione sfruttata a metà. Il gioco fa esattamente il suo dovere di sparatutto in terza persona, ma non riesce mai a spingere davvero il franchise verso nuovi orizzonti concettuali. È un Gears della vecchia guardia, rassicurante e ben confezionato, che preferisce adagiarsi sulle certezze del passato piuttosto che rischiare un’evoluzione strutturale profonda. Chi cercava una scusa per tornare a tritare mostri troverà pane per i suoi denti, ma chi sperava in un passo avanti generazionale per la saga dovrà accontentarsi di un buon tributo alla nostalgia.

 

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Dave

Editor in Chief di Joypad, lo trovate anche sui social @MrPipistro

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