Google Pixel 11 Pro

Google Pixel 11 Pro

✓ Cosa ci piace

  • 🟢 Form factor davvero compatto
  • 🟢 Display Super Actua spettacolare
  • 🟢 Fotocamere eccellenti al buio
  • 🟢 Trascrizione vocale con Rambler

✕ Cosa non ci piace

  • 🔴 Luce HiLight poco utile
  • 🔴 Prestazioni grafiche sotto tono

Non siete stufi anche voi della fissazione recente degli smartphones giganti, dove per avere il meglio della tecnologia tocca quasi sempre portarsi in tasca una piastrella da cucina? Google, per fortuna, continua a portare avanti una strada diversa e decisamente più sensata con il suo Pixel 11 Pro liscio (da non confondere con la variante XL), dimostrando che non serve sacrificare l’ergonomia per avere sottomano un comparto fotografico di livello assoluto e le ultime novità software.

La visione di Mountain View non cambia di una virgola: l’obiettivo non è mai stato dominare le classifiche di pura forza bruta, bensì offrire un’esperienza quotidiana fluida, coesa e cucita su misura attorno all’intelligenza artificiale e al machine learning proprietario, cercando di dimostrare che la vera sostanza passa dall’utilità pratica piuttosto che dai meri numeri grezzi.

Piccolo ma cattivello

Sotto il cofano troviamo la sesta iterazione del processore proprietario di Google, il Tensor G6 con una struttura a sette core (ripartiti tra cluster ad alta efficienza e core ad alte prestazioni), affiancato da una GPU integrata. Sul fronte visivo troviamo un pannello LTPO OLED Super Actua da 6.3 pollici con refresh rate adattivo da 1 a 120Hz, una risoluzione cristallina e una luminosità di picco sbalorditiva che tocca i 3000 nit, protetto dal più recente Gorilla Glass Victus 2 con trattamento antigraffio raddoppiato. Il comparto memorie abbandona finalmente i tagli striminziti partendo direttamente da 256GB di storage veloce UFS 4.0, affiancato da 16GB di RAM.

La connettività include Wi-Fi 7, Bluetooth 6.0, supporto alle reti 5G e il gradito ritorno della tecnologia magnetica PixelSnap sul retro (fondamentalmente la risposta Android compatibile Qi2 agli accessori e caricabatterie MagSafe di Apple). Chiude il cerchio un comparto fotografico sontuoso composto da una fotocamera principale grandangolare da 50 megapixel, un’ultra-grandangolare da 48 megapixel con campo visivo a 125 gradi, un teleobiettivo periscopico da 48 megapixel con zoom ottico 5x e un sensore frontale per i selfie da ben 42 megapixel, il tutto alimentato da una batteria da 5100 mAh con ricarica cablata a 45W e wireless a 25W.

Un bel design

A livello estetico e costruttivo il lavoro fatto da Google merita un plauso convinto. Il form factor è semplicemente una goduria da impugnare e maneggiare, complici le dimensioni compatte, il frame in alluminio aerospaziale lucido e una finitura posteriore in vetro satinato che respinge le ditate in modo impeccabile, senza farvi sentire addosso il peso di un piccolo lingotto. La barra orizzontale delle fotocamere posteriori, interamente rivestita in vetro, mantiene l’ottimo pregio di non far traballare lo smartphone quando lo appoggiamo piatto sulla scrivania. È proprio su questo bump, tuttavia, che fa capolino la novità più pubblicizzata e al contempo più inutile del telefono: la striscia LED HiLight.

Pensata per comunicare visivamente quando il telefono è a faccia in giù o quando Gemini è all’ascolto, all’atto pratico si rivela un’occasione mancata (esattamente come avevamo già fatto notare sul Pixel Pro Fold 11), dal momento che supporta appena una manciata di colori preimpostati, non permette una reale mappatura RGB per i singoli contatti e al lancio ignora del tutto le normali notifiche dei messaggi. Di tutt’altra pasta è invece il comparto software basato su Android 17 con sette anni di aggiornamenti garantiti. La vera perla quotidiana si chiama Rambler, la nuova funzione di dettatura vocale integrata in Gboard che sfrutta i modelli on-device per eliminare in tempo reale pause, intercalari ed esitazioni, formattando il testo con punteggiatura perfetta, punti elenco e persino traducendo o romanizzando idiomi complessi al volo senza mai perdere un colpo.

Sotto prova

Messo sotto torchio con i nostri test prestazionali, il Pixel 11 Pro scopre subito tutte le sue carte, confermando che il Tensor G6 predilige la stabilità termica e l’elaborazione AI piuttosto che il rendering spinto dei poligoni 3D. Sul fronte CPU con Geekbench 7 il dispositivo fa registrare un punteggio di 2061 punti in Single-Core e 6026 punti in Multi-Core, dimostrando un’eccellente reattività nell’apertura delle app e nella gestione del multitasking quotidiano ma restando ampiamente alle spalle delle architetture rivali più muscolari.

I limiti storici emergono prepotentemente nella componente grafica: il benchmark Geekbench 7 GPU si è fermato a 3299 punti (con diversi carichi di lavoro che non sono nemmeno stati convalidati durante la sessione di test), mentre la suite 3DMark ha restituito risultati a dir poco impietosi. In Steel Nomad Light abbiamo ottenuto un punteggio complessivo di 1004 punti con un framerate medio di appena 7.44 FPS, e in Wild Life Extreme ci siamo fermati a 2681 punti con 16.06 FPS medi (battendo a malapena il 5% dei riferimenti della fascia alta concorrente).

Nel test base 3DMark Wild Life il punteggio è andato in saturazione massima (Maxed Out) con una fluidità variabile tra 45 e 66 FPS, mantenendo le temperature saldamente ancorate tra i 39°C e i 40°C senza mai surriscaldare la scocca. Se nei giochi 3D più pesanti si riscontrano evidenti cali di frame e problemi di ottimizzazione con titoli come Genshin Impact, sul versante multimediale e fotografico siamo davanti a un vero fuoriclasse: la funzione Instant Night Sight azzera i tempi di attesa per gli scatti notturni, i nuovi profili Camera Looks consentono di personalizzare la resa cromatica evitando l’eccessiva saturazione digitale, lo zoom mantiene un’ottima nitidezza fino a ingrandimenti ibridi molto spinti e la Creator Suite include un eccellente teleprompter con avanzamento vocale perfetto per i creator. L’autonomia della batteria da 5100 mAh vi accompagnerà comodamente fino a sera con circa 4 ore di schermo attivo in giornate piene di foto, navigazione GPS e rete cellulare, richiedendo un rabbocco rapido a fine giornata solo agli utenti più instancabili.

Bottom line

Il Google Pixel 11 Pro si conferma come uno dei telefoni compatti più maturi, bilanciati e piacevoli da utilizzare dell’intero panorama mobile. La combinazione tra un form factor maneggevole, uno schermo straordinariamente luminoso, una resa fotografica di riferimento assoluto e le chicche software introdotte da Rambler e Gemini lo rendono un compagno quotidiano affidabile e gratificante sotto ogni aspetto normale di utilizzo. Chi cerca una macchina da gaming puro senza compromessi o si aspettava una funzionalità rivoluzionaria dal LED HiLight dovrà guardare altrove, ma per tutti gli appassionati che desiderano un dispositivo compatto, rifinito con cura, privo di bloatware e garantito per sette anni di supporto software, la proposta di Google resta una delle scelte più convincenti e complete sul mercato.

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Dave

Editor in Chief di Joypad, lo trovate anche sui social @MrPipistro

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