ASUS ROG Kithara

ASUS ROG Kithara

✓ Cosa ci piace

  • 🟢 Suono aperto dettagliato
  • 🟢 Driver planari eccellenti
  • 🟢 Ricca dotazione accessori
  • 🟢 Ottima qualità microfono

✕ Cosa non ci piace

  • 🔴 Struttura piuttosto pesante
  • 🔴 Design apertissimo, potenzialmente rumoroso
  • 🔴 Manca connettività wireless

Il mercato delle cuffie da gaming è spesso caratterizzato da una certa apatia: plastichette scricchiolanti, lucine RGB buttate lì a caso e profili audio pompati sui bassi per coprire la desolazione acustica, ma ogni tanto arriva sul ring qualcuno deciso a ribaltare il tavolo.

Stavolta tocca ad ASUS, che per la sua ultima fatica ha deciso di non fare le cose da sola, imbarcandosi in una collaborazione piuttosto insolita con HiFiMan, celebre marchio di nicchia nel mondo degli audiofili più intransigenti. Il risultato di questo strano matrimonio sono le ASUS ROG Kithara, un oggetto che prova a unire due mondi che si sono storicamente ignorati a vicenda, ovvero il rigore dei driver planari di stampo hi-fi e le necessità quotidiane di chi passa le serate a sparare in faccia alla gente online.

Sotto il cofano

A un primo sguardo alle specifiche tecniche, la scheda dei dati fa subito drizzare le orecchie a qualsiasi nerd che si rispetti. Il cuore pulsante delle Kithara è costituito da enormi driver magnetici planari da cento millimetri, una soluzione mastodontica che promette una velocità di risposta sui transitori e una distorsione geometricamente inferiore rispetto ai classici coni dinamici tradizionali. La risposta in frequenza dichiarata spazia da un incredibile 8 Hz fino a ben 55’000 Hz, con un’impedenza nominale di appena 16 ohm.

Questa combinazione significa che teoricamente non serve un cannone da centrale elettrica per farle suonare forte, anche se la presenza di una miriade di connettori nella scatola strizza palesemente l’occhio a chi possiede una catena audio dedicata. Troviamo infatti un cavo bilanciato con terminazione a tre in uno che permette di passare agilmente dal jack da 3,5 mm standard a quello bilanciato da 4,4 mm o al classico formato da 6,3 mm, affiancato da un secondo cavo dedicato al gaming che integra un microfono a braccio di tipo MEMS con banda estesa da 20 Hz a 20 kHz e un ragguardevole rapporto segnale-rumore di 74 dB. La ciliegina sulla torta è rappresentata da un utile adattatore USB-C dotato di DAC integrato, pensato per aggirare i limiti delle schede audio a bordo dei computer o per collegare le cuffie al volo a qualsiasi dispositivo moderno, smartphone compreso (abbiamo provato su ZFold 8 Ultra).

Design

L’impatto estetico delle Kithara cerca di smussare i classici spigoli tamarri a cui il brand ROG ci ha abituato nel corso degli anni, virando verso un approccio decisamente più adulto e misurato. La struttura sfoggia un telaio robusto in metallo, con padiglioni generosi e griglie esterne aperte che lasciano intravedere la complessa architettura interna, sebbene il mega logo stampato sui lati ci ricordi implacabilmente che stiamo pur sempre indossando un prodotto Republic of Gamers. L’ergonomia, tuttavia, deve fare i conti con la fisica: con un peso che si ferma a quota 420 grammi senza contare i cavi, non siamo di certo di fronte a una piuma, e la distribuzione dei carichi tende a gravare leggermente sulle tempie dopo qualche ora di utilizzo prolungato.

Per mitigare la situazione, ASUS ha giustamente inserito nella confezione due diversi set di cuscinetti auricolari, potendo scegliere tra una soluzione in velluto più avvolgente ma tendenzialmente più calda e un mix di pelle sintetica e tessuto a rete che traspira meglio ma risulta un filo più ruvido al tatto. Dal punto di vista software, la filosofia adottata è di tipo rigorosamente barebones, nel senso che non esiste alcuna applicazione o suite dedicata come Armoury Crate o Gear Link a rompere le scatole con equalizzatori virtuali o lucine superflue; si tratta di un dispositivo puramente analogico e plug and play, dove l’unico controllo fisico disponibile lungo il cavo è una rotellina del volume analogica e uno switch per il muting del microfono. La scelta di puntare su una struttura rigorosamente aperta porta inevitabilmente con sé il rovescio della medaglia tipico di questa categoria, ovvero un isolamento acustico passivo praticamente inesistente che vi farà sentire chiaramente qualsiasi rumore esterno e farà partecipi i vostri vicini di stanza di ogni singolo sparo o nota musicale. Pace, basta alzare il volume!

Ascolto pratico

Una volta indossate e collegate a una buona sorgente, le Kithara dimostrano immediatamente di che pasta sono fatte, stravolgendo le aspettative di chi è abituato al classico sound da gaming intriso di bassi fangosi. Negli sparatutto competitivi la quantità di dettagli che emerge dal soundstage è a dir poco impressionante, permettendo di percepire la direzione e la distanza dei passi con una precisione chirurgica e senza quella fastidiosa sensazione di rimbombo che spesso impasta le frequenze medie nei momenti più caotici. La consistenza della gamma bassa è asciutta e pulita, capace di far vibrare le esplosioni senza per questo coprire i dettagli più sottili come il fruscio di un caricatore o la pioggia battente sui tetti.

La gamma media rimane onesta, cristallina e straordinariamente focalizzata sulle voci, mentre la parte alta dello spettro si spinge in avanti con una vivacità notevole che regala una grande ariosità agli strumenti acustici e alle tracce musicali ad alta risoluzione. Questa esuberanza sugli acuti, unita alla natura aperta dei driver planari, fa sì che l’impatto fisico dei bassi profondi risulti leggermente frenato rispetto ai modelli chiusi, ma ripaga ampiamente con una pulizia e una separazione degli strati sonori che raramente si riscontrano in ambito videoludico. Per valutare la bontà della riproduzione musicale, abbiamo testato l’audio sia con file FLAC di altissima qualità (in particolare Fast Car e Mountains O’ Things di Tracy Chapman) sia con i vinili della colonna sonora di Baldur’s Gate 3, oltre alle leggendarie note su vinile di Santana e Pink Floyd, ottenendo in ogni occasione una separazione degli strati sonori e una fedeltà timbrica sorprendente per un headset di derivazione videoludica.

Anche il microfono MEMS fa egregiamente il suo dovere durante le chat vocali, restituendo una voce naturale e pulita grazie alla separazione fisica dei canali che azzera qualsiasi fenomeno di crosstalk.

Concludiamo

Le cuffie di ASUS rappresentano un esperimento coraggioso e per larghi tratti riuscitissimo, pensato esplicitamente per quella fetta di utenza che cerca la massima fedeltà acustica senza voler rinunciare alla comodità di un microfono integrato per le sessioni in multiplayer. Il prezzo di listino le posiziona in una fascia medio-alta in ambito PC (226 CHF) che richiede un investimento ponderato, ma la qualità dei driver HiFiMan, la ricchezza degli accessori e la versatilità dei collegamenti analogici e digitali giustificano ampiamente la spesa per chiunque metta il dettaglio sonoro al primo posto. E teniamo conto che delle vere cuffie da audiofilo possono costare oltre 1600CHF, quindi seppure non arrivano a tali vette, le cuffie di ASUS meritano comunque il nostro interesse, essendo un primo passo verso queste soglie elevatissime.

 

Non sono di certo un prodotto universale, complice il peso non indifferente, l’ingombro strutturale e il design aperto che le rende inadatte agli ambienti rumorosi, ma per chi possiede una postazione casalinga controllata e desidera un’esperienza d’ascolto che profuma di vera alta fedeltà, si tratta di un punto di arrivo notevole e di una delle sorprese più grandi degli ultimi anni

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Dave

Editor in Chief di Joypad, lo trovate anche sui social @MrPipistro

Articoli: 4943

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