Assassin’s Creed Black Flag Resynced

Assassin’s Creed Black Flag Resynced

5.25

Ce que nous aimons

  • 🟢 Feeling della navigazione
  • 🟢 Visivamente sgargainte
  • 🟢 Ammodernamento del gameplay
  • 🟢 Combattimenti (anche navali) più profondi

Ce que nous n'aimons pas

  • 🔴 Niente sezioni nel presente
  • 🔴 Parcour un po' troppo semplificato
  • 🔴 IA dei nemici

Se c’è un gioco che ha ridefinito il concetto di pirateria nel mondo del gaming, quello è senza dubbio il sesto capitolo della saga degli assassini (diciamo, prima che Sea of Thieves lo facesse di nuovo). Tredici anni fa, solcare il Mar dei Caraibi a bordo della Jackdaw, tra una cannonata a un galeone spagnolo e una canzone piratesca a squarciagola, è stato un momento memorabile.

Ma rimettere mano a un mostro sacro del genere, a più di una decade di distanza, è un rischio calcolato che può trasformarsi in un clamoroso autogol o in una splendida operazione nostalgia. Ubisoft Singapore, supportata da una miriade di studi dislocati in tutto il globo, ha fortunatamente optato per la seconda via, portando questo remake sui nostri schermi con un lavoro di ricostruzione profondo che va ben oltre la semplice lucidata estetica. Il risultato è un’opera ricostruita dalle fondamenta sull’ultima versione del motore Anvil che tenta di traghettare le vecchie glorie nell’era moderna, con alterne fortune.

Corpo di mille balene

Per comprendere l’impatto della narrativa di Edward Kenway dobbiamo prima fare un passo indietro per chi non ha mai toccato il titolo originale. Black Flag si distacca nettamente dai capitoli classici della serie: qui non vestiamo i panni di un nobile assassino mosso da ideali elevati, ma quelli di un marinaio gallese egoista, sfacciato e rozzo che decide di darsi alla pirateria nei Caraibi del Settecento unicamente per farsi ricco, svoltare la vita e tornare trionfante dalla moglie Caroline. L’antico conflitto tra Assassini e Templari non è la causa scatenate, ma una seccatura in cui inciampa per puro caso, cercando di rivendere preziose informazioni al miglior offerente.

La sua parabola di crescita personale, perdita e redenzione del protagonista funziona ancora oggi in modo magnifico, arricchita in questo remake da dialoghi espansi e nuove cutscene che danno maggior respiro a comprimari storici come il leggendario Barbanera o Anne Bonny, oltre a un capitolo finale inedito per l’end-game che chiude definitivamente i conti con un bersaglio sfuggito nella versione del 2013. Peccato solo per l’eliminazione totale delle fasi nel presente ambientate negli uffici di Abstergo. Capiamo che per molti quelle camminate in prima persona a hackerare computer fossero una noia mortale, e che l’idea di tagliare via tutto in favore di un’interfaccia snella snellisca il ritmo, ma secondo noi è un vero peccato perdere pezzi della narrazione e della lore originale in un remake che si dichiara “definitivo”. Al loro posto troviamo le nuove Rifts, faglie temporali con puzzle ambientali e scenari ipotetici piuttosto ispirati, che però rimangono relegate a contenuti opzionali un po’ troppo nascosti e non segnati sulla mappa.

Il tocco dell’assassino bucaniere

Black Flag è e rimane un Assassin’s Creed tradizionale, senza troppi elementi da RPG introdotti nella “nuova era” inaugurata con Origins. A terra, il loop di gioco beneficia enormemente di alcune modifiche cruciali rispetto all’originale, prima tra tutte l’introduzione di un tasto dedicato per accovacciarsi. Sembra incredibile che nel 2013 non ci fosse, eppure questa singola aggiunta cambia radicalmente l’approccio stealth ovunque, rendendo però quasi inutili le vecchie meccaniche di distrazione sociale come l’assoldare ballerine o lanciare denaro (che infatti sono state quasi del tutto rimosse insieme a gran parte delle tediose missioni di pedinamento obbligatorie).

Gli ammodernamenti nel gameplay ci stanno tutti e svecchiano la formula, ma il parkour, pur presentando il ritorno di manovre avanzate, risulta a tratti un po’ leggero ed eccessivamente magnetico, facendolo sobbalzare su pareti e appigli non voluti come se avesse le molle sotto gli stivali (e che fa rimpiangere l’intenzionalità delle arrampicate originali). Il combattimento abbandona il vecchio sistema di contrattacco automatico per introdurre una gestione della postura dei nemici basata su parate tempestive, schivate e colpi pesanti, che permette di scatenare esecuzioni a catena spettacolari. Peccato solo che le animazioni delle finishers in slow motion, pur coreografiche, tendano a ripetersi un po’ troppo spesso, finendo per annoiare sulla lunga distanza.

Cosa cambia nella Resynced?

Ma parliamo di cose concrete, perché chiamarlo semplicemente remake è quasi riduttivo rispetto alla mole di modifiche strutturali apportate a questa nuova versione. Ubisoft Singapore ha preso il vecchio scheletro del gioco e ci ha infilato dentro le soluzioni di design elaborate in dieci anni di evoluzione della serie (e sì, questo significa che molte idee arrivano direttamente dai capitoli recenti). La progressione sulla mappa è stata completamente ripensata. Se prima l’interfaccia era un incubo di icone pronte a provocare l’orticaria, ora i punti di interesse si svelano solo quando ci si trova nelle immediate vicinanze o dopo aver sincronizzato i punti d’osservazione. Anche la gestione della flotta di pirati di Kenway è stata totalmente ridisegnata, integrandosi direttamente sulla mappa di gioco e richiedendo la conquista dei forti per sbloccare nuove rotte commerciali, eliminando così la vecchia, legnosissima companion app per smartphone.

Le missioni stesse hanno subito modifiche strutturali importanti per evitare i costanti stati di desincronizzazione che affliggevano il titolo originale. Le missioni di pedinamento, unanimemente odiate dalla community, sono state in gran parte rimosse o sostituite da percorsi di infiltrazione alternativi, garantendo una maggiore libertà di approccio. Se venite scoperti all’interno di un’area protetta, il gioco non vi sbatte più brutalmente al checkpoint precedente, ma vi permette di improvvisare, magari eliminando direttamente il bersaglio principale o fuggendo per raccogliere informazioni in un secondo momento.

Anche il sistema navale ha ricevuto un’importante iniezione di novità. Ogni arma della Jackdaw, la nave che, ehm, “prenderemo in prestito” pirate style, ora possiede una modalità di fuoco secondaria sbloccabile (come i proiettili riscaldati per i cannoni). Poter gestire l’equipaggio reclutando ufficiali dotati di abilità attive, come il carpentiere che sblocca la parata perfetta per azzerare i danni da impatto, aggiunge uno strato strategico fondamentale durante gli scontri più complessi con i cacciatori di pirati o i leggendari galeoni. Persino l’assalto ai forti è stato modificato, eliminando i passaggi preimpostati per farci caricare le porte distrutte a testa bassa insieme alla nostra ciurma in una rissa colossale.

Un bel mare blu

Dal punto di vista tecnico, il motore Anvil mostra i muscoli con un impatto visivo davvero notevole. Su PS5 Pro il gioco è visivamente molto bello, con un’illuminazione globale fantastica e riflessi in ray tracing che lasciano a bocca aperta quando il sole picchia duro sulle onde spumose della costa o durante i temporali notturni. I dettagli della vegetazione, delle scogliere e delle spiagge beneficiano enormemente della potenza di calcolo aggiuntiva, garantendo un’ottima nitidezza d’immagine. Non manca qualche piccolo glitch (come la Jackdaw che a volte spawna leggermente sollevata dall’acqua prima di stabilizzarsi dopo un arrembaggio) e i modelli dei personaggi di contorno soffrono di una certa piattezza nelle espressioni facciali, ma nel complesso l’impatto complessivo su grande schermo è davvero eccezionale.

Abbordaggio riuscito?

Questo rifacimento dimostra come sia possibile svecchiare un classico senza snaturarne lo spirito originario. La progressione sulla mappa è ora meno caotica grazie a un’interfaccia pulita che mostra i punti di interesse solo quando ci si trova nelle immediate vicinanze, evitando il classico inquinamento da icone tipico delle vecchie produzioni Ubisoft. Nonostante qualche compromesso dovuto all’adattamento del vecchio scheletro di gioco su un motore nato per gli action-RPG (con un parkour a volte impreciso e un’intelligenza artificiale dei soldati terrestri decisamente ingenua), Black Flag Resynced si conferma la fantasia piratesca definitiva, rimodernata con intelligenza per l’hardware odierno. Se non avete mai solcato i mari con Edward Kenway, questa è l’occasione perfetta per farlo.

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Dave

Rédacteur en chef de Joypad, vous le retrouverez aussi sur les réseaux sociaux @MrPipistro

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