Rhythm Paradise Groove
✓ Was uns gefällt
- 🟢 Modalità RPG originale
- 🟢 Multiplayer locale divertente e ben integrato
- 🟢 Il capitolo più completo della serie
✕ Was uns nicht gefällt
- 🔴 Mancano minigiochi e brani davvero memorabili come nei capitoli precedenti
- 🔴 Catalogo multiplayer un po' limitato

Ci sono giochi che riescono a conquistarti grazie a una storia, altri per il loro gameplay e altri ancora semplicemente per la musica. Poi c’è Rhythm Paradise, una serie capace di mettere insieme tutte queste cose attraverso una formula apparentemente semplicissima: seguire il ritmo e premere i pulsanti al momento giusto. Semplice, almeno sulla carta.
Ho sempre avuto un debole per i rhythm game e, nel corso degli anni, ho giocato praticamente tutti i capitoli della serie, con l’unica eccezione della versione uscita su Game Boy Advance. Ogni episodio è riuscito a sorprendermi con idee sempre diverse, trasformando poche azioni in sfide tanto immediate quanto difficili da padroneggiare. Per questo, quando è stato annunciato Rhythm Paradise Groove ero euforico e non vedevo l’ora di mettere le mani su questo ultimo capitolo. Ma cosa avrei trovato e, soprattutto, sarebbe riuscito ancora una volta a stupirmi?

Ho avuto modo di scoprirlo in anteprima durante l’evento organizzato da Nintendo a Olten, la stessa giornata in cui ho potuto provare anche Star Fox. In quell’occasione ho giocato soltanto una parte dei contenuti, ma è bastato poco per ritrovare quella particolare combinazione di musica, animazioni assurde e situazioni completamente fuori di testa che da sempre caratterizza la serie, scoprendo anche alcune delle nuove modalità che faranno felici molti videogiocatori.
Groove non si limita a riproporre ciò che già conoscevamo. Nintendo ha infatti deciso di ampliare la formula con una vera e propria struttura narrativa dai richiami RPG, nuove modalità e un multiplayer che permette di vivere il ritmo anche insieme ad altri giocatori.
Dopo tanti anni e diversi capitoli, Rhythm Paradise è quindi tornato con l’obiettivo più difficile di tutti: dimostrare che, anche quando bastano pochi pulsanti per giocare, c’è ancora spazio per inventare qualcosa di nuovo.

Pochi pulsanti, tanto ritmo
Nel corso degli anni la serie ha sperimentato diversi modi per farci seguire il ritmo. Dai semplici pulsanti dei primi capitoli siamo passati ai comandi touch di Nintendo DS e ai movimenti dei Wii Remote su Wii. Con Rhythm Paradise Groove si torna invece alla semplicità, affidandosi principalmente ai pulsanti del Joy-Con destro e, in alcune sfide, utilizzando anche quello sinistro in coppia. Una scelta che potrebbe sembrare quasi banale, ma che si rivela ancora una volta perfetta per questo tipo di esperienza.
Come da tradizione, Groove accompagna il giocatore in maniera molto graduale. Si comincia con minigiochi dalle meccaniche semplici, per poi introdurre progressivamente nuove variazioni e aumentare il livello di difficoltà. Prima di ogni sfida è presente un breve tutorial che spiega immediatamente cosa fare e, soprattutto, quando farlo. Il bello è che mentre il gioco ci sta spiegando qualcosa che sembra semplicissimo, nella mia testa parte già il pensiero: “Ok, questo lo faccio a occhi chiusi”. E puntualmente arriva la smentita.

Ogni quattro minigiochi arriva poi il consueto Remix, uno degli appuntamenti che preferisco della serie. Queste prove mescolano le meccaniche affrontate nei giochi precedenti, accompagnandole con un brano inedito e una nuova situazione completamente folle. Anche dopo aver giocato praticamente tutti i capitoli della serie, un Remix riesce ancora a trovare il modo di sorprendermi. E poi ci sono le canzoni, quelle che dopo pochi minuti iniziano inevitabilmente a rimanere in testa. Maledizione a loro!
Una piccola ma importante novità riguarda invece la precisione dei comandi. Chi ha giocato la versione per Wii potrebbe ricordare qualche problema legato alla sincronizzazione tra audio e comandi. In Groove, giocando con la console collegata al televisore, è possibile calibrare il ritardo dell’audio rispetto alla pressione dei pulsanti. Una funzione che può sembrare secondaria, ma che in un gioco dove anche una frazione di secondo può fare la differenza diventa fondamentale.

Sfide che non perdonano
Se c’è una cosa che Rhythm Paradise non ha mai fatto è perdonare gli errori. Anche Groove mantiene questa tradizione, lasciando al giocatore soltanto un piccolo margine di imprecisione. Basta anticipare o ritardare leggermente un comando per compromettere la propria prestazione, ricordandoci che seguire il ritmo non è affatto semplice come potrebbe sembrare.
Al termine di ogni sfida riceveremo una valutazione che va dall’ottimo, permettendoci di ottenere una medaglia, fino al poco incoraggiante “Ritenta”. Ed è proprio qui che entra in gioco quella particolare sensazione che solo Rhythm Paradise riesce a regalarmi. Dopo aver completato una sfida penso di aver fatto tutto bene, guardo il risultato e mi ritrovo magari con una valutazione molto più bassa di quella che mi aspettavo. A quel punto, naturalmente, parte immediatamente la voglia di riprovarci. Perché non può essere andata così male. O almeno, questo è quello che continuo a raccontarmi.

Le medaglie permettono inoltre di sbloccare le sfide del Perfetto, nelle quali dovremo completare un minigioco senza commettere nemmeno un errore. Avremo soltanto tre tentativi a disposizione e, una volta esauriti, dovremo aspettare che la sfida ci venga proposta nuovamente. Riuscire nell’impresa permetterà però di ottenere un contenuto speciale da scoprire nella biblioteca, dando un motivo in più per tornare sui minigiochi già completati.
Tra una prova e l’altra non manca nemmeno il bar, dove potremo fare due chiacchiere con il barista e ricevere qualche consiglio o anticipazione sulla prossima sfida. Piccoli elementi che contribuiscono a dare personalità all’esperienza, ma che non cambiano la sostanza: Groove è facile da imparare, difficile da padroneggiare e, soprattutto, tremendamente difficile da lasciare una volta che si decide di voler migliorare il proprio risultato.

Un RPG a ritmo di musica
Tra le novità più interessanti di Rhythm Paradise Groove troviamo una modalità che, almeno inizialmente, potrebbe sembrare completamente fuori posto: un vero e proprio RPG musicale. La storia racconta di un mago che ha perso i propri poteri e si ritrova all’interno di un dungeon pieno di nemici e mostri. Da qui parte una piccola avventura che riprende alcuni elementi tipici dei giochi di ruolo, come i punti vita, i punti esperienza, i livelli e nuove abilità/magie che potranno essere migliorate durante il percorso. L’avventura è suddivisa in capitoli, ognuno composto da un percorso ben delineato con alcuni nemici, livelli dedicati all’apprendimento di nuovi incantesimi e, alla fine, un boss più impegnativo. Fin qui potrebbe sembrare un RPG piuttosto tradizionale, ma basta iniziare a giocare per capire che Nintendo ha deciso di trasformare completamente il concetto.
I combattimenti avvengono infatti seguendo il ritmo all’interno di un rombo, che diventa il nostro punto di riferimento per capire quando iniziare la sequenza necessaria a lanciare un incantesimo. I vertici e le metà dei segmenti indicano i momenti più precisi in cui premere i pulsanti dei Joy-Con: ad esempio, per un incantesimo d’attacco potremo dover premere prima B su un vertice e poi A sul successivo. Più saremo precisi, più potente sarà l’incantesimo, permettendoci di aumentare l’efficacia degli attacchi o delle magie di cura. Il ritmo diventa quindi parte integrante del combattimento: dobbiamo seguire la musica, tenere d’occhio il rombo e ricordare la sequenza dei pulsanti, tutto nello stesso momento. Una formula davvero particolare, che non avevo mai incontrato prima in un RPG.

Non sempre, però, tutto fila liscio. In alcuni momenti può diventare piuttosto complicato seguire il ritmo mentre si presta attenzione al rombo e alle sequenze dei pulsanti. È facile “incartarsi”, perdere il tempo e fare fatica a ripartire, arrivando persino a perdere la voglia di continuare. Con un po’ di pazienza, però, anche le sfide più ostinate possono essere superate e la soddisfazione di ottenere una valutazione elevata rende il tentativo decisamente più gratificante. Al termine di ogni capitolo riceveremo infatti una valutazione in stelle, necessarie per sbloccare nuovi capitoli e altre funzionalità della modalità. Ed è proprio qui che torna quella voglia di perfezionismo tipica di Rhythm Paradise: magari abbiamo già completato il capitolo, ma ottenere qualche stella in più diventa improvvisamente un obiettivo personale.
La cosa che ho apprezzato maggiormente è che questa modalità non sembra un semplice contenuto aggiuntivo inserito per allungare la durata del gioco. Ha una sua storia, le proprie meccaniche e una struttura completamente separata dagli altri minigiochi. Alla fine ci si trova quasi davanti a due giochi ben distinti: da una parte i classici minigiochi di Rhythm Paradise, dall’altra questa particolare avventura RPG musicale. Eppure le due esperienze convivono perfettamente, condividendo lo stesso universo e quella follia creativa che da sempre contraddistingue la serie. Una scelta che sulla carta poteva sembrare rischiosa, ma che si è rivelata una delle sorprese più riuscite di Groove.

Il ritmo è ancora più bello in compagnia
Una delle aggiunte che più mi ha fatto piacere trovare in Rhythm Paradise Groove è il multiplayer locale, finalmente pensato per divertirsi da due a quattro giocatori. Ogni partecipante può registrare il proprio nome o alias e scegliere un colore, utilizzato sia per identificare il proprio personaggio sia per indicare chiaramente di chi sia il turno durante alcune sfide. Se non si raggiungono i quattro giocatori, gli spazi mancanti vengono occupati da bot controllati dal gioco. Le prove sono state create appositamente per il multiplayer e si dividono chiaramente tra cooperative e competitive, ognuna accompagnata da due varianti più difficili che vengono sbloccate progressivamente.
Tra le cooperative troviamo, ad esempio, una sfida nella quale impersoniamo un gruppo di ninja incaricati di proteggere la carovana del proprio imperatore da una pioggia di frecce. Qui non basta essere bravi individualmente: una buona coordinazione del gruppo diventa fondamentale per ottenere una valutazione Eccellente e conquistare il relativo anello. Ma è nelle sfide competitive che ho trovato alcuni dei momenti più divertenti. Una delle mie preferite è “Dolce attesa”, dove quattro personaggi siedono attorno a un tavolo con un’unica fetta di torta rimasta. Dopo aver ascoltato alcuni tick dobbiamo continuare mentalmente il conteggio e premere il pulsante il più vicino possibile alle tre in punto. Premendo troppo presto il nostro personaggio afferrerà comunque la torta, ma un avversario più preciso potrà sottrarcela immediatamente. La partita rimane quindi aperta fino all’ultimo centesimo di secondo, mentre nelle varianti successive cambiano velocità e vengono aggiunti nuovi elementi di disturbo. E, dettaglio fondamentale, a ogni punto conquistato il ciuffo alla Elvis del vincitore diventa sempre più grande.

Il gameplay cambia sensibilmente a seconda della prova: alcune richiedono semplicemente di seguire la musica, altre di reagire nel momento esatto, mentre in altre ancora bisogna coordinarsi per affrontare dei nemici. Giocando con mio fratello mi sono divertito parecchio, soprattutto quando in “Dolce attesa” siamo riusciti entrambi a registrare una precisione di 0:00:00, praticamente perfetta. Nelle cooperative tornano inoltre le valutazioni e le ricompense per le prestazioni migliori; al momento non ho ancora avuto il privilegio di scoprire se arriveranno anche le temute Sfide del Perfetto. Chissà cosa potrebbe aspettarci riuscendo a superarne una…
Il catalogo non è ampio quanto quello dedicato al giocatore singolo e le due varianti di ogni sfida non nascondono questa limitazione. Ciò nonostante, era proprio una modalità del genere che secondo me mancava alla serie. Le prove sono divertenti, richiedono una buona coordinazione e, naturalmente, riescono ancora una volta a lasciare qualche maledetta melodia stampata nella testa. Soprattutto, trasformano Groove in un piccolo party game da tirare fuori in qualsiasi momento con amici e familiari, aumentando sensibilmente la longevità dell’esperienza.

Schlussfolgerungen
Dopo aver trascorso parecchio tempo con Rhythm Paradise Groove posso tranquillamente considerarlo il capitolo più completo della serie. La formula classica funziona ancora perfettamente e l’introduzione della modalità RPG e del multiplayer rappresenta molto più di qualche semplice contenuto aggiuntivo: sono due vere chicche che meritano assolutamente di essere provate e che riescono ad aumentare sensibilmente la varietà e la longevità dell’esperienza.
Eppure, se c’è qualcosa che mi è mancato rispetto al passato, sono quelle sfide capaci di imprimersi nella memoria per anni. Chi ha giocato i precedenti capitoli probabilmente ricorderà ancora Fan Club su Nintendo 3DS, addirittura localizzato nella nostra lingua, oppure le partite di golf e le assurde interviste al wrestler su Wii. Minigiochi che associavi immediatamente a una melodia, un personaggio o un’animazione e che difficilmente riuscivi a toglierti dalla testa. Groove continua a proporre idee divertenti e canzoni orecchiabili, ma raramente ho provato quella stessa sensazione. Ironia della sorte, uno dei brani che mi è rimasto maggiormente impresso è proprio quello dei titoli di coda, fortunatamente utilizzabile successivamente anche come vera e propria sfida.

Questo non significa che Groove non meriti di essere giocato, tutt’altro. Per gli appassionati di rhythm game è un acquisto che consiglio senza troppe esitazioni, mentre chi non ha mai avuto particolare dimestichezza con il genere potrebbe trovare proprio qui un ottimo punto di partenza. La progressione graduale permette praticamente a chiunque di iniziare, imparare a seguire il tempo e migliorare poco alla volta la coordinazione tra ciò che ascoltiamo e la risposta delle nostre mani. Arrivare alla perfezione, naturalmente, è tutta un’altra storia.
Rhythm Paradise Groove riesce quindi a essere il capitolo più ricco e completo della serie, anche se gli manca forse quel pizzico di magia capace di rendere alcuni dei vecchi minigiochi indimenticabili. RPG e multiplayer dimostrano però che questa formula ha ancora tantissimo da offrire e spero che Nintendo possa continuare ad arricchirla in futuro, magari anche con qualche nuovo contenuto. Ma soprattutto spero di non dover aspettare nuovamente così tanti anni per il prossimo capitolo. Perché di Rhythm Paradise, evidentemente, non ne ho ancora abbastanza.
