Incontro con Guillame de Fondaumière di Quantic Dream

Avete ben capito che la Gamescom ci riserva tante sorprese: di sicuro, una di quelle che ci ha marcati di più quest’anno, e per il resto della vita, è stata la possibilità di incontrare negli spazi di Sony nientepopodimeno che Guillame de Fondaumière, co-CEO di Quantic Dream e produttore di Detroit! Guillaume è una persona che colpisce immediatamente per la sua attitudine calorosa e per la capacità di raccontare ogni cosa come se fosse una storia. Con lui abbiamo parlato soprattutto di Quantic Dream, della visione che spinge questi creatori a narrare storie uniche nel panorama videoludico. Troverete dunque nelle prossime righe un riassunto della nostra discussione, in un ordine cronologico che si prende qualche libertà rispetto all’intervista.

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Come molti di voi sapranno, Quantic Dream è uno studio caratterizzato da un approccio cinematografico e unico in tutta l’industria, che ha portato avanti fin dalla sua creazione nel lontano 1997. La visione di David Cage, il fondatore, era quella di creare videogiochi basati sulla narrazione e le emozioni, in contrapposizione a un mercato che proponeva soprattutto giochi d’azione e di sport. L’esperienza da sceneggiatore di Cage lo spingeva infatti a domandarsi come fosse possibile cambiare il corso di una storia grazie all’interazione e a delle scelte. Gioco dopo gioco, lo studio ha cercato di capire come integrare questa visione, facendo attenzione anche alle evoluzioni tecnologiche, che a volte hanno aperto nuove vie di interagire. Agli arbori, Quantic Dream era una società composta da una manciata di sviluppatori, che impersonavano alla perfezione lo stereotipo di studio nato in un garage, lontano anni luce dalla ditta attuale di quasi 185 effettivi. Sin dall’inizio c’erano però questo desiderio di volersi avvicinare a tematiche delicate e la voglia di esprimerle, sempre da un punto di vista molto umano.

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Guillaume de Fondaumière, co-CEO di Quantic Dream, con Tania e Stefano di Stelex.

Ogni creazione parte da David Cage, che si lascia ispirare da una tematica o dal desiderio di esprimere delle sensazioni che ha in lui. Per la prima volta però, Detroit, il gioco su cui lo studio lavora in questo momento, fa eccezione a questa regola e nasce da un impulso dato dai giocatori. Infatti, quando lo studio Quantic Dream lavora ancora su Beyond, si lancia nella produzione del cortometraggio Kara, in verità una dimostrazione tecnica per convincersi di essere capace di registrare al contempo la voce e i movimenti di corpo e viso. Il cortometraggio si svolge in un laboratorio altamente tecnologico, in cui delle macchine assemblano Kara, una giovane donna androide. Sony resta impressionata dal risultato e spinge lo studio a presentare Kara alla Game Developers Conference. Questa dimostrazione agli esperti del settore porta poi alla pubblicazione di un video: più di 25 milioni di persone lo guardano in pochi mesi e chiedono a gran voce un seguito, il gioco. Quantic Dream resta un po’ spiazzata da un tale successo, ma comincia a domandarsi “cosa succede a Kara una volta fuori dalla fabbrica? Quale sarà il suo ruolo nella società? Che impatto avranno le sue emozioni sugli esseri umani e sugli altri androidi?” Queste domande sono stimolanti e così Quantic Dream decide di farne un gioco: Detroit.

 

Quantic Dream riprende dei codici del cinema, ma al contempo propone delle esperienze interattive, che implicano dunque delle scelte: le azioni e le decisioni influiscono sul destino dei personaggi e sulla storia stessa. Detroit è di certo il gioco meno lineare proposto finora dallo studio. Come in Heavy Rain, si può influire in molti modi sulla narrazione e la presa di decisione è fondamentale, perché ogni personaggio può morire, ciò che implica un senso di responsabilità per il giocatore. La volontà di offrire tali esperienze ha spinto Quantic Dream non solo a definire la maniera di raccontare una storia interattiva, ma anche a lavorare sulle proprie tecnologie, creando addirittura un motore di gioco specifico. Questo bisogno, spiega Guillaume, è principalmente legato a due ragioni. La prima è l’unicità dei giochi di Quantic Dream, che si distinguono da quanto fatto dall’industria. La seconda è legata al DNA stesso degli sviluppatori, dei veri pionieri informatici, che sentono la necessità di andare oltre le frontiere conosciute e di far avanzare questo giovane media. Interrogato sul possibile utilizzo della realtà virtuale, Guillaume risponde che prima bisogna capire cosa fare di tutta questa potenza, come per ogni altra tecnologia: non deve essere un gadget, ma qualcosa che aiuti l’immersione. Quantic Dream ci sta pensando, ci saranno delle ricerche da fare, ma prima o poi gli sviluppatori riusciranno a capire come usare la realtà virtuale per rinforzare l’esperienza di gioco e trasmettere emozioni. Per Guillaume, il gioco è una forma di espressione culturale e proporre un’esperienza di gioco permette di rendere più accessibili tematiche forti: domande esistenzialiste, il passaggio all’età adulta, fin dove ci si può spingere per salvare qualcuno che si ama, il rapporto tra un padre e un figlio, e altre ancora. Guillaume pensa infatti che il medium si stia spingendo verso una certa forma di “maturità” e che Quantic Dream continuerà a far riflettere la gente su determinati temi. Oggi, il gioco sta ancora evolvendo in un contesto in cui tutto è tabù, ma un giorno si parlerà più facilmente di tematiche complesse e attuali: per esempio, ci sono tanto tanti giochi di guerra, ma nessuno che racconti cosa succede attualmente in Siria.

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Un sorridente Guillaume si prepara per rispondere alle domande di Stefano

Quantic Dream usa spesso delle protagoniste femminili, dotandole di una ricchezza psicologica che pochi altri hanno saputo proporre; stimolato sul fatto che questo sia un approccio che denota maturità, Guillaume dice soltanto “sì e no”. Il mondo non è fatto per caso al 50% da donne? È dunque normale che ci siano delle eroine! Con il tempo la figura del giocatore, considerato una volta un “geek”, è inoltre cambiata e il numero di ragazze che si dedica all’attività è cresciuto molto. Aggiunge poi che per il giocatore e per la giocatrice alla fine conta poco: riescono entrambi a immedesimarsi in un personaggio del sesso opposto. Questo ci spinge a provocarlo sul fatto che Quantic Dream parla di tematiche umane, ma che non ha ancora affrontato una delle tematiche più difficili e non ancora sviluppate per davvero dall’industria: l’amore. Ci risponde con un laconico “Ma noi l’abbiamo fatto”! Purtroppo, proprio mentre noi protestiamo e sosteniamo che l’amore paterno di Heavy Rain è un’altra cosa rispetto al raccontare un rapporto vero, con tutte le sue fasi, il tempo finisce e non avremo nessuna risposta.

Per concludere, una notizia che scalderà il cuore di alcuni di voi: Guillaume è cresciuto in parte in Svizzera e ci torna di frequente, anche perché parte fa del board di Pro Helvetia! Ringraziamo Stefano e Tania di Stelex e Angela di Sony che hanno organizzato l’incontro e ci hanno permesso di vivere questo momento unico! Stefano ha inoltre condotto l’intervista, dandoci la possibilità di intervenire per porre le nostre domande.

Mauri

Scritto da : Mauri

Alle fiere, sarà più facile trovarlo attorno alle hostess che a una demo...

  • Grazie per questo piccolo reportage. Ho grosse aspettative riguardo Detroit, non soltanto perché ho apprezzato le opere precedenti di Quantic Dream ed i loro intenti, ma soprattutto perché stavolta Cage si è convinto a non gestire la sceneggiatura in solitudine, ci saranno collaboratori esterni – scrittori di professione – che lo aiuteranno a rendere Detroit più coerente rispetto ad Heavy Rain e Beyond. Auguriamoci che Sony lo mostri per bene nel corso dell’imminente PSX 2016…

    • Mauri

      Grazie a te per il commento, Marco! Anche noi siamo affascinati dai lavori di Quantic Dream e condiviamo le tue aspettative!

    • Mauri

      Grazie a te per il commento, Marco! Anche noi siamo affascinati dai lavori di Quantic Dream e condiviamo le tue aspettative!

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

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