Xenoblade Chronicles 2

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Xenoblade Chronicles 2

Non ringrazierò mai abbastanza Nintendo svizzera per avermi dato l’occasione di testare con mano Xenoblade Chronicles 2 in esclusiva per Nintendo Switch. Ebbene, l’ultima fatica di Monolith Soft è finalmente giunta sulla neo console ibrida di Nintendo, inaspettatamente, oseremo dire. Insomma, chi si aspettava l’arrivo di un nuovo Xenoblade già per il primo anno di vita di Nintendo Switch, soprattutto dopo aver già assaggiato prodotti di alto livello come The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Super Mario Odyssey? Eppure Nintendo è stata capace di sparare anche questa terza cartuccia, un colpaccio per le festività natalizie e per la line up del primo anno della console. Ma soprattutto, la casa di Kyoto non si è dimenticata di quei giocatori che adorano i prodotti tipicamente orientali, per la gioia degli amanti del genere JRPG, offrendo loro un’esperienza immersiva al pari della versione nipponica con tanto di pacchetto voci giapponesi e sottotitolato in italiano.

Impregiudicato ogni elemento che affronteremo in seguito, in via preliminare possiamo affermare con assoluta certezza che Xenoblade Chronicles 2 è obiettivamente mastodontico: la grandezza del perimetro esplorabile delle mappe, le attività da svolgere, il numero di Gladius da collezionare, la longevità della trama e molto, molto altro sono solo alcuni degli elementi ad occhio e croce che confermano la grande mole di contenuti presenti in game. Raramente consiglio un gioco prima di esporre una recensione, ma tant’è…c’è sempre una prima volta. La tentazione di concludere con questo paragrafo l’ivi presente recensione e lasciare a voi scoprire ogni pezzetto di questa piccola perla, è forte. Ma torniamo con i piedi per terra, e cominciamo con l’analisi del terzo Xenoblade Chronicles, che seppur di ottima fattura non è esente da qualche piccolo difetto (di natura puramente quasi unicamente tecnica, specifichiamo).

Un mondo fatto di sole nuvole

Alrest non è il canonico mondo che poggia su oceani e continenti. Alrest è qualcosa di diverso, un mondo fatto di sole nuvole dove non esiste nessun continente abitabile. Dopo essere stati cacciati dall’Elysium, ovvero una sorta di giardino dell’Eden che si trova in cima all’albero del mondo, Gli homs non sarebbero sopravvissuti nel mondo di Alrest. L’estinzione della civiltà sarebbe stata inevitabile, ma l’architetto, ovvero il Dio di questo universo, ha deciso di inviare al popolo esiliato i cosiddetti titani. Quest’ultimi sono la terra e la casa delle diverse razze che popolano Alrest, e rappresentano ciascuno un continente abitabile alla stregua di Mechanis e Bionis del primo Xenoblade Chronicles. I secoli scorrono, e i titani, esseri mortali, cominciano lentamente a morire mettendo ancora una volta a repentaglio la sopravvivenza delle civiltà fiorite. Su richiesta della giovane Gladius Pyra, è desiderio del protagonista Rex, giovane escavatore, ovvero ricercatore di tesori perduti nel mare di nuvole, trovare l’Elysium cosicché la civiltà potrà far ritorno nelle terre paradisiache, come narrate nei canti e nelle leggende. L’esistenza dell’Elysium è comprovata dalla stessa Pyra, poiché ella non è infatti un Gladius come gli altri, si tratta dell’aegis, un’arma dagli infiniti poteri proveniente dalle terre perdute dell’Architetto avvolta da un misterioso e oscuro passato, risvegliata per caso dal giovane Rex durante una missione a lui affidata.

Non mi dilungherò molto sull’elemento della longevità che, come da tradizione, è ottimo e promette molte ore di gioco. Xenoblade Chronicles 2 terrà il giocatore incollato per ore sullo schermo, al fine di scoprire ogni sfaccettatura della trama. A discapito di Xenoblade Chornicles X, che offriva una campagna alla stregua di un genere MMO caratterizzata da tantissime missioni secondarie e una campagna piuttosto esigua, Xenoblade Chronicles 2 ha un approccio più classicista. Le missioni secondarie sono in ogni caso presenti, ma non in una maniera così invadente come fu per il capitolo di Nintendo Wii U. Questa volta Monolith Soft ha deciso di far fronte alle critiche del precedente capitolo, adottare missioni secondarie che sì, sono ancora piuttosto simili tra loro fra farming e kill di specifici mostri, ma meno invadenti. È la campagna principale, in questo capitolo, protagonista, come promesso da Monolith Soft dopo l’uscita, a suo tempo, di Xenoblade Chronicles X. Xenoblade Chronicles 2 non offre solo missioni secondarie, bensì anche delle missioni “mercenarie” che consentono di affrontare degli specifici obbiettivi, in cui il giocatore deve solo attendere alcune ore prima di riscuotere il bottino. Non disponibili da subito, queste missioni ricoprono un ruolo del tutto marginale e funge da potenziamento dei Gladius, entità che spiegheremo successivamente.

Xenoblade Chronicles 2 possiede una sua identità più definita, abbandona il concetto di personaggio personalizzabile e segue una linearità più vicina a quella che fu il primo capitolo. La direzione artistica e il character design è su un altro livello se confrontato al capitolo per Nintendo Wii U in cui, a parte Telma, i personaggi faticavano a spiccare per carisma e unicità. In questo capitolo per Switch la questione si inverte drasticamente. Il piccolo Tora si fa amare fin da subito dalle poche di dialogo, Pyra sembra puro fanservice ma nasconde tratti meno evidenti e offre una sensazione di malinconia perpetua, mentre Rex sembrerebbe ricoprire il ruolo di finto protagonista alla shounen…ma con tratti tuttavia ben più profondi. Per non parlare dell’universo di Alrest, composto da tante fazioni, numerosi titani e quindi accompagnate da guerre fra diversi regni. Su Mira rammendiamo che tutto ciò aveva una connotazione più selvatica alla The Legend of Zelda: Breath of the Wild, in cui le varie razze sono intrappolate in un misterioso pianeta e solo una risulta “ostile”. In Xenoblade Chronicles 2 tutte le fazioni risultano alquanto ostili l’una contro l’altra, e perennemente in guerra. All’inizio forse sembrerà che la trama verrà trattata quasi superficialmente, mostrando tutti i colpi di scena “subito”. Ma più le ore passano e più ci si rende conto che c’è sotto molto, ma molto di più, ed è in questo frangente che tutta la capacità narrativa della software house Monolith Soft mostrerà tutto il suo splendore. Nota di merito anche alle cutscene, che si basano interamente sull’engine ingame e lascia narrare la trama attraverso un modus operandi simil Anime, ben scanditi e per nulla invadenti.

Le armi prendono vita

Una delle maggiori novità di questo capitolo sono i Gladius: le armi da battaglia senzienti con una propria forma e guidate dai Ductor. L’approccio a questo tipo di armi ricorda molto lo stile Junction in Final Fantasy VIII, mischiato allo stile collezione alla Pocket Monster (simile ai Pokémon). I Gladius sono ottenibili attraverso specifici cristalli, prenderanno una forma specifica con l’annessa arma. Ce ne sono un buon numero, da quelli comuni, non comuni, rari ed epici, ognuno caratterizzato dal suo elemento di appartenenza (fuoco, terra, acqua, vento, ghiaccio, elettricità, luce e oscurità) e dal tipo di classe che ricopre. Come in Xenoblade Chornicles X, anche per questo capitolo sono presenti alcuni specifici ruoli che si traducono in tre semplici classi: il difensore, il guaritore e l’attaccante, in un altro gergo, il tank, l’healer e il DPS. La scelta d’appartenenza a una specifica classe dipende dal Gladius che è stato assegnato al ductor. Strategicamente parlando apre le porte a tantissime combinazioni, poiché i Gladius possono essere intercambiati nel corso della battaglia (fino a un massimo di tre) attraverso i tasti direzionali del Joy-con sinistro. Un gladius tuttavia non è un mero strumento da combattimento, ma permette ai nostri protagonisti di esplorare l’ambiente che li circonda. Ad esempio un Gladius dell’elemento terra sarà dotato di superforza, capace di aprire scrigni, forzare porte e via dicendo, un Gladius del vento sarà capace a disperdere i flussi dell’etere, a creare rampe di lancio, e così via. Il tutto condito da un sistema d’avanzamento ben studiato, attraverso il sottomenù dell’albero delle affinità si è in grado di approfondire il rapporto fra Gladius e Ductor: sbloccando in concreto abilità passive e potenziando le azioni da sfruttare nella mappa. L’approccio adottato da Monolith Soft riprende in larga scala le meccaniche dei precedenti Xenoblade. A titolo d’esempio i dialoghi empatici da sbloccare in determinati punti della mappa, che trasmettono emozioni e non rendono i Gladius meri oggetti da pura collezione. Oppure, attraverso le missioni dei mercenari, il giocatore può spedire un numero limitato di Gladius al fine di completarle nel tempo previsto (che variano da mezz’ora a oltre due ore di attesa). Al ritorno dei Gladius, essi sbloccheranno parte dei loro potenziamenti passivi nell’albero delle affinità, aumentando le statistiche e altri elementi utili in battaglia. Le missioni mercenario meritano un approfondimento per quanto concerne i doppioni dei Gladius. Durante il corso dell’avventura, capiterà che i cristalli comuni daranno vita a Gladius praticamente identici, sia in armi che in aspetto. Investendoli nelle missioni, per così dire, terziarie non solo potremmo potenziarli al pari dei Gladius usati in battaglia, ma avanzeremo lo sviluppo di una determinata regione geografia. Si, anche i diversi continenti dei titani sono soggetti a potenziamento, a partire da una stella fino a un massimo di cinque. Svolgendo missioni secondarie, missioni mercenario o semplicemente acquistando merce nei numerosi negozi delle capitali, permetteremo l’avanzamento di una singola regione. Questo porterà chiaramente alcuni vantaggi.

Anche i Ductor hanno un loro albero delle affinità, con la differenza che le varie abilità passive sono ottenibili investendo unicamente Punti Abilità (PA). I punti PP, invece, è per quanto concerne le abilità attive da usare nel campo di battaglia. I succitati punti sono accumulabili attraverso le vittorie e il completamento delle missioni primarie e secondarie. Attraverso il sottomenù dei Ductor è possibile investirli nelle differenti abilità attive, che si dividono per arma (spada, lancia, pugni, ecc…).

Ma il sistema di potenziamento e dei Gladius è solo il condimento al sistema di battaglia di Xenoblade Chronicles 2: uno dei punti focali del prodotto al pari dell’elemento esplorativo. Il sistema di battaglia è, a grandi linee, quello consolidato da Xenoblade Chronicles e Xenoblade Chronicles X, con alcune differenze applicate alle mosse speciali (attivabili con A), alla gestione delle combo con il resto del party creando reazioni di super a catena specifici, il sistema dell’autoguarigione, il crafting automatico delle pozioni curative in battaglia, così come il tempismo d’attivazione delle abilità attive standard definite dal Gladius equipaggiato ed infine gli attacchi di gruppo. Non è semplicissimo spiegare, in poche righe, il sistema di battaglia di Xenoblade Chronicles 2, l’ideale sarebbe viverlo in tempo reale progredendo nella storia, sbloccando pian piano le varie sfaccettature attraverso gli specifici. È importante sapere che i personaggi attaccano automaticamente da soli, il giocatore ha il controllo unicamente sugli spostamenti e le abilità attive (ora assegnate ad ogni tasto e non più su una riga a scorrimento orizzontale), e tutto il sistema legato alle combo di gruppo, all’attacco speciale e ai differenti Gradius assegnati. L’attacco speciale, caricato dalle abilità attive andate a segno attivabili attraverso dei tasti B,Y e X, causerà un autorigenerazione dei PV (premendo B successivamente alla sua attivazione quando apparirà su schermo) e genererà anche delle pozioni da raccogliere in battaglia. Il trucco della vittoria è il buon tempismo fra attacchi standard, attacchi speciale e rigenerazione dei PV, cercando nel mentre di esporre il Tank (Guardia) in modo che attiri su di sé tutte le ire dei nemici incassando più danni possibili.

Un mondo che si lascia ammirare

L’esplorazione del mondo di Alrest rappresenta uno dei tasselli principali di Xenoblade Chronicles 2, ed è da sempre uno degli elementi che maggiormente ha stupito gli utenti di questa particolare IP. Basta pensare a come il concetto di JRPG open word fu stravolto con l’arrivo del primo capitolo su Wii, al level design e direzione artistica del pianeta Mira di Xenoblade Chornicles X su Wii U, Xenoblade Chronicles 2 eredita a grandi linee entrambi. Anzi, il prodotto migliora di molto alcuni elementi su schermo, effetti più definiti e aliasing applicato ai mostri rendono tecnicamente più complesso questo capitolo rispetto ai precedenti. Senza dimenticare tutta la qualità del level design e la direzione artistica dei continenti da esplorare sui corpi dei titani, in alcuni versi mozzafiato e per altri anche geniale. Dal pianeta Mira di Xenoblade Chornicles X, Alrest ha ereditato la differenziazione estrema dei continenti. Ovvero,  ogni titano rappresenta una sorta di mini universo a se stante, ed unico nel proprio genere con la propria ambientazione, fauna, bestiario e cultura della civiltà che ci vive. Tuttavia risulta meno omogeneo in fatto di esplorazione, in quanto i titani sono separati l’uno dall’altro e non promette quella sorta di stessa continuità vista su Bionis / Mechanis o Mira. In ogni caso è presente il teletrasporto, capace di trasferire in pochissimo tempo il proprio team da un titano all’altro in specifici punti, scoperti durante l’esplorazione. I tempi di caricamento sono minimi, grazie anche alla buona velocità delle schede o della Nand interna. Parimenti, il frame risulta stabile, forse qualche problemino di framepacing in alcuni specifici punti, ma per la maggior parte del tempo granitico e solido. La direzione artistica e la caratterizzazione di ogni singolo titano hanno permesso di mascherare alcuni limiti tecnici che, se si guarda bene, sono abbastanza evidenti, come texture in bassa risoluzione e un aliasing marcato in alcune scene. Eppure tutto questo ben di Dio è magico dal momento in cui l’utente passa dalla televisione alla modalità portatile, in cui il titolo dei Monolith Soft gira egregiamente e senza la minima incertezza. Un universo da esplorare mozzafiato considerato le dimensioni della piccola console Nintendo.

 

Il tutto condito da una colonna sonora di tutto rispetto, e molto diversa da quella offerta dal compositore Sawano su Nintendo Wii U. Quest’ultimo ha uno stile nettamente differente dall’attuale colonna sonora composta da Mitsuda, che ricorda per certi versi lo stile del primo capitolo al fianco del compositore Shimomura (famosa compositrice dietro a grandi brand come Kingdom Hearts).

Xenoblade Chronicles 2 non ha un impatto innovativo come fu il primo capitolo per Wii o piuttosto discutibile come fu il capitolo per Nintendo Wii U. Questa terza incarnazione offre il meglio dei precedenti capitoli, riproponendo una formula ben piazzata, solida e capace di dare la giusta garanzia per un’esperienza di gioco più che ottimale. È la terza perla targata Nintendo per Switch, capace di regalare ore e ore in compagnia della nuova ibrida di Nintendo. Dopo The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Super Mario Odyssey, Xenoblade Chornicles 2 chiude in bellezza il “primo anno di Switch” mostrando Nintendo in tutta la sua piena forma.

Ci piace

  • Il grande e vasto universo di Alrest
  • il sistema di combattimento apre le porte a tantissime combinazioni
  • Una trama longeva e un character design ben definito
  • I Gladius sono un'aggiunta interessante

Non ci piace

  • Un impatto meno innovativo in confronto ai precedenti Xenoblade
  • Qualche problemino di framepacing in alcuni punti
  • il doppiaggio inglese non rende quanto quello giapponese
5.75
Ardral

Scritto da : Ardral

Studente, sportivo (nuotatore e crossfitter), redattore, tra le varie attività e passioni quella dei videogiochi rimane una delle principali. Amante delle proprietà intellettuali targate Nintendo e PC Gamer tramite un leggerissimo RoG da 5 kg, il Pusti è uno degli storici redattori in quel di Joypad.

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