Doom

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Doom

Mondi infernali, mostri da incubo. Un uomo. La sua motosega e il suo BFG. Un viaggio alla ricerca di chiavi colorate attraverso cupi corridoi. Dimentichiamo niente? Ah sì, il pianeta Marte. Tutto questo fa parte della vita dei gamer da moltissimo tempo, sin dal primo Doom datato 1993. Quest’anno di Doom ne esce uno nuovo e cerca di farsi perdonare per la deriva survival horror del 2004. Pace fatta?

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Vecchia scuola

I primi due Doom sono entrati, ancor più di Wolfenstein 3D, nella storia. Praticamente hanno inventato il genere FPS e hanno avuto un impatto enorme sulla cultura del gaming. Negli anni hanno saputo attrarre numerosissimi giocatori che ancora oggi, a oltre 20 anni dall’uscita stanno ancora mantenendo viva la community con mod e livelli. Ma Id Software non può certo vivere di ricordi! Ecco che esce quindi Doom 4, ribattezzato semplicemente Doom. Una sorta di remake misto reboot misto sequel che cerca di accontentare sia i giocatori vecchia scuola che quelli più giovincelli, cresciuti a pane e Call of Duty. La storia di questo Doom è, come giusto che sia, praticamente zero. Nei panni di un leggendario Marine dovremo fermare i piani di una sorta di donna cyborg che vuole aprire un portale tra Marte e l’Inferno. Durante le nostre dure battaglie saremo guidati da uno scienziato bionico e interagiremo con l’IA della stazione di ricerca UAC in cui ci troviamo. Qualche piccola cutscene porta avanti “la trama”, una mera scusa per farci andare avanti e scontrarci con mostri sempre più potenti e pericolosi. Ma d’altra parte qui non stiamo giocando ad un gioco dal piglio moderno, story driven, e che fa della trama il suo punto focale. Molti, specialmente tra la nuova generazione, si sono lamentati della mancanza di un comparto narrativo serio. Bisogna però capire che Doom è figlio di tempi più semplici e che lo scopo ultimo è solo quello di uccidere i demoni, attraversare i livelli e trovare i segreti. Riduttivo forse ma non per questo un difetto.

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Level design!

Uno degli elementi storici di Doom è il suo eccellente level design. Un tempo c’era Romero al timone e i suoi livelli sono leggendari. Il Doom del 2016 ha preso spunto dal passato perché siamo di fronte a livelli complessi, grandi e zeppi di segreti. All’inizio del gioco la conformazione è piuttosto classica: lunghi corridoi, zone di combattimento e zone all’aperto. Poco più avanti però i livelli cominciano a svilupparsi in verticale, trasformando il gameplay in un mezzo platform. Si tratta di una novità per la serie visto che i primi Doom erano, anche per via della tecnologia di allora, ben piantati a terra. Per fortuna saltare da una piattaforma all’altra non è particolarmente complicato e che quasi mai saremo anche presi dal combattimento. Le zone di scontro invece sono generalmente ampie e permettono al giocatore di muoversi di continuo. Dal momento che non c’è la barra della vita che si ricarica da sola ma dovremo raccogliere health pack, schivare gli attacchi è indispensabile. Queste arene si sviluppano generalmente attorno ad una zona centrale e offrono molteplici vie per girarci attorno. Gli scontri si fanno subito molto frenetici visto: la necessità di schivare demoni (scordatevi le coperture), raccogliere munizioni e vita e i tentativi d’aggiramento rendono il gameplay estremamente dinamico. I combattimenti non sono mai facili, nemmeno a livello medio (il gioco ne offre altri 3, fino alla modalità Ultra-Incubo). Non solo i nemici sono tanti e parecchio aggressivi ma si tratta anche e soprattutto della gestione di vita e munizioni. La prima, come detto, non si ricarica da sola. Per curarsi è necessario raccogliere i kit oppure finire i demoni con le esecuzioni. Per farlo bisogna togliere loro parte della vita finché non vengono circondati da un alone blu. A questo punto possiamo eseguire un’esecuzione, di norma violentissima e brutale, per ottenere vita e qualche pallottola. Per quanto riguarda le munizioni non ne abbiamo mai in abbondanza. Anzi, il messaggio munizioni in esaurimento sarà una costante del vostro tempo speso in Doom. Cambiare le armi di continuo, giostrarsi tra potenza di fuoco e munizioni restanti e tenere da parte certi tipi di armi per i momenti più duri diventa davvero necessario. Ma non finisce qui perché ritorna anche la motosega, arma speciale che necessita benzina per essere usata ma che è davvero devastante a contatto coi nemici. Per finire, in alcune zone e ai livelli più semplici troveremo vari power up temporanei che applicano diversi effetti come quad damage, invincibilità, modalità berserker eccetera. Potenziamenti simpatici che non solo aiutano il giocatore ma introducono un po’ di varietà in uno shooter altrimenti piuttosto lineare. Si perché nonostante i livelli zeppi di segreti e backtracking, Doom rimane pur sempre uno shooter alla vecchia maniera in cui il solo obiettivo è sparare a tutto ciò che si muove.

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Segreti e upgrades

I segreti fanno parte della tradizione doomesca. In ogni livello c’è una leva nascosta che apre zone segrete disegnate con la grafica dei Doom originali. Si tratta di easter eggs molto divertenti e che sanno colpire al cuore in nostalgici. Vi sono poi altre cose da scoprire come collezionabili, testi, oggetti e rune. Queste ultime attivano delle speciali sfide, come ad esempio uccidere un tot di nemici entro un tempo limite, fare uccisioni sparando ai barili, facendo delle esecuzioni dall’alto eccetera. Vincere una sfida ci darà una runa che, una volta applicata al nostro personaggio, fornirà dei potenziamenti dopo essere stata caricata. Per caricare una runa bisogna giocare alla campagna ed effettuare certe azioni. Per farvi capire, la runa dedicata alle munizioni aumenta la capacità di portare proiettili ma solo dopo aver raccolto 500 munizioni nei livelli. Il sistema di potenziamenti non si ferma certo qui. Possiamo potenziare tre parti del nostro marine: vita, corazza e munizioni tramite dei token che troviamo su alcuni marine morti. Possiamo poi potenziare altre parti della corazza: Resistenza ambientale, scansione aree, equipaggiamenti, efficacia dei potenziamenti e destrezza. Ognuna di queste parti fornisce diversi perks che possiamo sbloccare a piacimento in modo da adattarsi al nostro stile di gioco. Per esempio se siamo dell’usare i barili esplosivi possiamo ridurre notevolmente il danno che essi hanno su di noi, così come ridurre il danno autoinflitto se siamo dei grandi fan del lanciarazzi a poca distanza dall’obiettivo. Un pizzico di strategia in più per adattarsi ai nostri gusti. Per finire possiamo potenziare le armi presso dei droni sparsi per i livelli. Quasi ogni arma può essere migliorata e potenziata, ad esempio riducendo i tempi di ricarica o applicando effetti secondari. La mitragliatrice pesante, tra le prime armi che troviamo in gioco, acquisisce una modalità di tiro secondaria in cui possiamo lanciare dei piccoli missili a ricerca che esplodono all’impatto. Lo shotgun base invece può sparare una nube esplosiva e via dicendo. Tutti queste modifiche vivacizzano la partita e danno quel qualcosa in più ai nostri viaggi per gli inferi.

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Online o editor dei livelli?

Doom non offre solo una campagna ma anche una modalità online. L’online, che molti avranno sicuramente provato con la beta, non spicca però per originalità. Le modalità proposte sono in buon numero: deathmatch a squadre, mietitore di anime, dominazione, via della guerra, congelamento area clan, modalità a obiettivi e modalità a round. Dietro questi nomi si nascondono però le solite modalità online da sparatutto. Personalmente ho apprezzato la modalità deathmatch a squadre che aggiunge solo la possibilità di per un giocatore di trasformarsi in un demone potentissimo raccogliendo una runa ma anche qui non c’è nulla di nuovo. Per tutti quelli che sono abituati a CoD, BF, Halo, Destiny eccetera non c’è molto di nuovo. Mancanza di originalità a parte, le modalità online sono divertenti e grazie all’immancabile personalizzazione di personaggio e loadout c’è spazio per parecchie ore di divertimento. Non diventerà forse un classico ma poco importa perché oltre alla corposa campagna c’è anche il multi per tenervi occupati!

Dobbiamo ancora parlare dello Snapmap. Si tratta dell’editor dei livelli di gioco, componente irrinunciabile di ogni Doom. Snapmap è davvero potente anche se non facilissimo da usare dai neofiti. Si possono creare livelli tramite gli asset forniti dal gioco oppure sbizzarrirsi e creare modalità di gioco completamente nuove che potremo poi scambiare direttamente in gioco. Snapmap ha un enorme potenziale e per coloro che amano modificare i giochi c’è parecchio da fare. Per gli altri, vista la difficoltà iniziale, l’editor è meno interessante anche se la possibilità di scaricare i livelli fatti da altri potenzialmente può estendere il vostro tempo su Doom di moltissime ore.

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Marte in primavera

Visivamente Doom è ben ispirato. Avendolo testato su PC con dettagli ultra (con v-sync disattivato gravitavamo attorno ai 120FPS) bisogna ammettere che il motore grafico di Id Software sa regalare tanto. Di particolare pregio il design dei mostri e le loro animazioni oltre che al design degli interni e alcuni esterni, specialmente nei livelli ambientati all’inferno. Va però detto che appena arriviamo in spazi aperti il livello dei dettagli tende a calare un po’. Fa storcere il naso il pop-up degli elementi visivi, fin troppo evidente nelle configurazioni più basse (almeno, su PC). Parliamo delle textures che compaiono all’ultimo momento, una volta che gli oggetti sono già visibili sullo schermo. Id Software non ha spinto comunque troppo alla ricerca della grafica spaccamascella, probabilmente per garantire un’esperienza il più fluida possibile. Effettivamente il gioco beneficia molto di più dei 60FPS costanti (piuttosto facili da raggiungere anche con configurazioni hardware modeste – il minimo per giocare è una GeForce GTX 620 o una Radeon HD 7870). Dopo aver sofferto della rottura della mia GeForce GTX980 ho dovuto ripiegare su una GTX650 e comunque a livello di dettaglio medio-basso riesco ancora ad arrivare a 30-40FPS (anche se il resto del PC è pur sempre composto da un i5 6600K a 4,2GHz, 8GB di RAM DDR4 e il gioco è installato sull’850 PRO di cui abbiamo parlato giorni fa). Si fa per dire che l’ottimizzazione su PC è degna di questo nome.

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Non per tutti

Se siete cresciuti a Call of Duty e Halo, questo Doom probabilmente non vi piacerà molto. Zero storia, zero fronzoli. Un gioco giustamente figlio d’altri tempi in cui la sola missione era spazzare via ogni nemico davanti a noi. Nonostante alcuni elementi inseriti, giustamente per altro, per svecchiare un po’ la faccenda, Doom rimane sorprendentemente Doom. Se vi basta uccidere e cercare segreti e avete (tiro a indovinare) più di 25-28 anni sarete felicissimi di questo gioco. Se siete più giovani (il gioco rimane comunque PEGI-18 visto il livello di gore non indifferente) potreste restare delusi. Come al solito, gamer avvisato…

 

Ci piace

  • Gameplay
  • I segreti
  • Fludio
  • Vecchia scuola

Non ci piace

  • Non per tutti
  • Multiplayer poco innovativo
  • Qualche incertezza grafica
5
Dave

Scritto da : Dave

Dave è editor-in-chief di Joypad, appassionato di videogames, tecnologia, film e parecchie altre cose. Se volete contattarlo, provate su twitter @sclafsac

  • Berzohr

    Mi dispiace per ID, ma il pubblico vecchio di Doom si aspettava ben altro da questo prodotto.

    • Legnada

      Condivido il messaggio, avrei preferito di gran lunga una Remastered di alto livello dei primi 2 Episodi.

  • Legnada

    FLUDIO….. Forse in saldo.

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Joypad è il sito indipendente di videogiochi, tecnologia e film per la Svizzera italiana.

Il sito nasce quale tentativo di informare i giocatori della Svizzera italiana nel modo più completo possibile riguardo ai media videoludici, cercando di contestualizzare l’informazione per gli ascoltatori di questa regione spesso dimenticata dalle grande aziende mondiali. Dalla metà del 2013 si occupa anche di film con la rubrica Joypad Movies.